
4×07 – Elevator Part 4
Well now, Cuba is not technically gone. It’s still there, but it’s under the ocean now.
Il geniale quanto spiazzante notiziario che in apertura annuncia l’avvento di Jasmine Forsythe, il fantomatico uragano che distrugge interi paesi alla velocità di 2500 chilometri “per while”, apre una ripresa in piano-sequenza che incornicia inedite scene di un caldo tepore familiare: Amia, Louie e le sue figlie che dividono momenti rilassati e piacevoli – almeno, così sembra.
Siamo catapultati nella perfezione? Ma la perfezione non esiste, e le surreali news che giungono dal televisore sembrano sottolineare la scena come una rappresentazione dell’assurdo, in cui qualcosa non quadra esattamente come dovrebbe.

Un merito particolare di questa scelta di scrittura ha una matrice quasi filosofica: in fondo nella vita non ci sono sempre scioglimenti e risoluzioni, no? Almeno non sempre e non nei tempi che ci aspetteremmo. Nel caso degli episodi de L’ascensore la coesione è maggiore, come ad affermare che per raccontare le crepe e gli interstizi dei rapporti umani è necessario essere più chiari e garantire una certa omogeneità.
Some struggles are good.

Entrambi consapevoli dell’insoddisfazione del loro rapporto, sono costretti a confrontarsi prima di tutto con se stessi e con la responsabilità, che è sempre individuale.
Naturalmente, il fatto che la giovane Janet sia bianca non sembra essere un problema per l’autore, poiché spesso nei diversi episodi attori differenti hanno ricoperto lo stesso ruolo, e soprattutto, considerati gli argomenti trattati, a livello semantico non è importante la perfetta corrispondenza dell‘immagine dei personaggi, quanto i loro ruoli nell’economia del racconto; l’unico segno di raccordo iconografico in questo senso è la sigaretta che i due si passano quando affrontano argomenti importanti, ed ecco che la sequenza risulta decisamente più “reale” rispetto a quella di apertura con Amia, pur rappresentando la giovane moglie con il colore della pelle differente.
Can we leave now while this feels kind of even?

Sono anche questi i momenti che elevano lo show a qualcosa di decisamente altro rispetto alla commedia: basti pensare all’episodio in cui Jane scappa dal treno e viene strattonata con violento rimprovero dal padre, che è assolutamente incapace di gestire le proprie emozioni, ponendosi come un modello veritiero dei genitori di oggi – i cosiddetti genitori elicottero, in una definizione di Martin Miller sul Los Angeles Times. “In a noble effort to heal the neglect and shame of their past, the HP constantly hovers over the child and its needs.”
Non si può scappare in alcun modo dal confronto con se stessi e la storyline di Jane non è che un banco di prova per provare a comprendere il passato, per rielaborarne errori e mancanze.

Un gioco delle istanze di enunciazione in cui per ben cinque minuti assistiamo alla descrizione di una sua giornata tipo, in cui descrizione e narrazione si fondono, sovrapponendosi; tramite il montaggio parallelo possiamo vedere ciò che il personaggio racconta, ascoltandolo nello stesso tempo come voce narrante. Il narratore esterno è finzionalizzato in una rappresentazione di se stesso, e nello stesso tempo presta la propria voce da interprete/protagonista della giornata (II livello) al Todd narratore, che sta raccontando come si è svolta la giornata ai colleghi e a noi spettatori (I livello), costruendo un nesso intra-diegetico esilarante.
Si tratta di una marca autoriale ben precisa: in fondo chi è l’istanza narrante della comedy in questione? Todd fa con il racconto della propria giornata ciò che Louie autore/attore fa con l’universo diegetico della serie. Non racconta forse di un padre single, che cresce due figlie e si confronta con i dilemmi della vita quotidiana e le difficoltà dei contrasti tra introspezione e mondo esterno?
If you didn’t screw the cow
she’s not your cow.

Non è chiaro se il sesso è stato pessimo, se l’inquilina ungherese non voleva legarsi concretizzando in questo modo un legame che pure era già reale nel suo riproporsi con costanza nella quotidianità dei protagonisti; di fatto entrambi gli episodi mettono a fuoco come l’afflizione dell’essere umano, tormentato da mille dubbi su cosa sia più saggio scegliere, riconduce proprio all’inconsistenza della natura stessa di simili interrogativi. Qualsiasi cosa scegliamo, non farà la differenza nel lungo termine. L’atto di vivere si riduce ad una continua ricerca di armonia, di equilibrio e di convivenza con l’altro.
Decisamente oltre la comedy, il ciclo de L’ascensore, e più in generale questa stagione, estende lo sguardo dissacrante di Louie C.K. verso orizzonti scavati in profondità, dove la maschera del comico sembra quasi celare una visione della vita condita da massicce dosi di disillusione e pessimismo.
Voto 4×07: 9
Voto 4×08: 8 1/2

Bellissima recensione, soprattutto nella parte finale.
Questa stagione rasenta davvero la perfezione, con tematiche molto profonde rese “tragicamente assurde” da un attore vero.
Chapeau.
Grazie Ste, 🙂 concordo in pieno. In effetti con Louie si avverte la sensazione di una ricerca intimistica sempre crescente, ne siamo felicissimi. 😛