
È con Coven, nello specifico, che la serie di Ryan Murphy ha raggiunto la temperatura di ebollizione: mentre in passato gli autori erano riusciti in qualche modo a mantenere un certo equilibrio tra la moltitudine di “roba” che avevano spinto a forza nel calderone di AHS, l’anno scorso qualcosa è andato storto e tutte le suggestioni che avevano contribuito, nel bene e nel male, alla ricetta del suo successo sono come evaporate, per lasciare spazio ad una sconcertante pochezza di contenuti.
Freak Show riparte da qui, con il peso di un fallimento che brucia ancora fortissimo e finisce per ammorbare anche il circo di Fräulein Elsa, colpevole semplicemente di essere l’ultima arrivata e investita suo malgrado di una grossa responsabilità: dimostrare che American Horror Story ha ancora qualcosa da dire.
It’s the freakiest show.

Ma mentre nella scorsa annata il cuore del racconto era costituito dalla lotta intestina tra le streghe della congrega, oggi lo sguardo parrebbe rivolto soprattutto allo scontro tra “normali” e “diversi”. Un’ipotesi confermata dalla scelta di declinare questo concetto anche in chiave musicale, per altro in pieno stile Glee (ma con uno spirito diverso). Inoltre, nonostante la discreta quantità di screentime, il ruolo del clown assassino ci pare ancora abbastanza secondario e in un certo senso paragonabile a quello dei cacciatori di streghe dell’anno scorso, la cui presenza è di certo servita a far progredire la trama, ma non ha aggiunto granché sul piano dei contenuti. Dal punto di vista tecnico, invece, ritroviamo ancora una volta quei vezzi registici che contraddistinguono lo stile di AHS, come soggettive, inquadrature dal basso, split-screen e riprese inclinate. La sfida di Murphy consisterà, come ogni anno, nel dimostrare di saper andare oltre questi virtuosismi spesso fini a se stessi e di possedere il talento necessario per dare un senso all’accozzaglia random di topoi horror che mette in scena di stagione in stagione.
Is there Life on (Elsa) Mars?

Ma torniamo un attimo sul numero musicale:
American Horror Story ci ha ormai abituati (perfino assuefatti) ad accostamenti improbabili e trovate assurde, ma Life on Mars? cantata in un credibilissimo accento tedesco nella Florida degli anni ’50 è forse la più entusiasmante, almeno sulla carta. La composta performance dell’attrice ha tutto un altro sapore rispetto a quella del Duca Bianco, ovviamente, ma riesce a risultare credibile e soprattutto motivata – aggettivo che non sempre si addice alle follie di Murphy. Inoltre, come dicevamo più su, serve bene lo scopo di introdurre la tematica freaks vs il resto del mondo, ponendosi in contrasto con altre sequenze dell’episodio non altrettanto pregnanti.
Let’s show ‘em what we can do.

La pecora nera del gruppo, come accaduto in passato, è invece il personaggio di Evan Peters: Lobster Boy manca del carisma necessario per rivestire il ruolo di leader e protettore dei freak e almeno per il momento la sua caratterizzazione risulta insipida e banalotta. È soprattutto per questo motivo che il rituale dell’accoltellamento nella foresta non convince fino in fondo, lasciando l’amaro in bocca a chi si aspettava qualcosa di maggiore impatto.
Nel complesso, il debutto di American Horror Story: Freak Show si può dire riuscito. Tra le righe di questa premiere si intravedono sia i punti di forza che le debolezze del franchise di Ryan Murphy, ma almeno per il momento possiamo permetterci il lusso di essere ottimisti e puntare sul prevalere dei primi.
Voto: 7 1/2

Interessante anche il ruolo del cinema in questa prima puntata, con l’ossessione di Elsa per la Dietrich: il costume che indossa mentre canta Life on Mars? (geniale!) è un chiaro riferimento ai costumi più famosi della tedesca. Vediamo se questi riferimenti al cinema dell’epoca portano a qualcosa (espressionismo tedesco?)
Premiere molto intrigante, come al solito sopra le righe: promossa.
Il vestito credo sia una doppia citazione Bowie-Dietrich, ma in generale la sua ossessione per l’attrice fa il paio con quella di Bette per le celebrità, e sono certa sarà uno dei temi di quest’anno. Tra l’altro è un’equazione fin troppo semplice: freak (quindi diversi, esclusi, sfigati) e desiderio di fama vanno a braccetto, specie quando c’è di mezzo Murphy (Glee anyone?)