
Non che si tratti di uno show d’azione, ci mancherebbe, ma lungo l’arco di 45 minuti lo spettatore avverte la totale assenza di punti di spannung, seppur minimi.
La vicenda si apre sugli ultimi scampoli del viaggio di Mary; con un pretesto ben orchestrato la giovane mette in atto una sorta di esperimento conoscitivo del pretendente alla sua mano, per essere “davvero” certa che sia proprio Tony la scelta definitiva. L’interludio romantico di quest’inizio di stagione che vede protagonista la figlia maggiore di Lord Grantham ha avuto il demerito di mettere totalmente da parte il suo coinvolgimento nella gestione amministrativa della tenuta, ponendo in ombra al contempo uno spunto narrativo certamente interessante, che vedeva una donna assumersi grosse responsabilità operative e di comando.
Nonostante questo, il suo confronto con Lord Gillingham è una spia evidente delle sue motivazioni ad agire, dettate soprattutto dalla sua maggiore coscienza di donna, oltre che da un pragmatismo forse eccessivo nel caso di una scelta che non può trovare nelle razionalizzazioni una fonte di sostegno.
Il solo indizio che la àncora a un legame sostanziale con la visione conservatrice e tradizionalista — riassunta sempre con grazia e humour dalla Duchessa Madre — è la cura con cui cerca di eludere delle possibili minacce alla propria reputazione.

Addirittura un evento così tragico e devastante come il primo conflitto mondiale viene richiamato alla sua memoria nella funzione accessoria di impegnare una vita essenzialmente priva di occupazioni. Per quanto l’intenzione che anima Cora sia senz’altro positiva, non si può fare a meno di notare una stonatura amara nella confessione a Robert, che appare disperata e quasi ai limiti dell’umanità.
In antitesi a Lord Grantham d’altro canto, risplende per contrasto una notevole empatia, manifestata nei confronti della domestica Baxter, in cui Cora riesce a immedesimarsi, abbattendo le barriere sociali e culturali e perdonando ciò che è stato soltanto un momento di debolezza.

Di fronte alla tragica morte di un ragazzo costretto a combattere per la propria patria contro la sua volontà, Carson si ostina a mantenere irremovibile la propria posizione.
La visione del mondo profondamente rigida e classista di Carson si evidenzia anche nel dialogo con Daisy, in cui egli condanna le aspirazioni della giovane a migliorare la propria cultura, poiché tali velleità non hanno niente a che fare con la sua posizione gerarchicamente inferiore, e per questo immutabile.

Molto ben calibrato l’approfondimento dei personaggi e l’inquadramento dei conflitti interni a classi sociali diverse; d’altro canto, la visita della delegazione russa a Downton negli ultimi 5 minuti della puntata ha il solo merito di far presagire gli sviluppi futuri che coinvolgeranno Lady Violet (oltre a confermare l’odiosità di Miss Bunting), ma appesantisce la visione, intaccando la compattezza della narrazione.
In conclusione, l’episodio scorre in modo sufficientemente gradevole, pur senza brillare in alcun passaggio particolare.
Voto: 7

L’odiosità di Miss Bunting? Spero tu stia scherzando, personaggio adorabile 🙂