Quando si parla di The Affair, si sente spesso dire che il giudizio sulla serie andrebbe sospeso fino alla conclusione delle vicende narrate, per via dei continui aggiustamenti apportati alla struttura del racconto e dell’importanza, di volta in volta maggiore o minore, riservata al “caso” in cui i protagonisti si trovano coinvolti. Eppure, più il finale si avvicina e più ci sembra che in The Affair a contare sia innanzitutto il percorso e non la destinazione, il come piuttosto che il perché. Il motivo di questa discrepanza sta, forse, nella natura ambigua della serie stessa, che alle volte pare voler concentrarsi unicamente sulla vita emotiva dei due personaggi principali, ed in altre si perde, invece, dietro una storia che emerge con forza dallo sfondo, per farsi a sua volta protagonista.
Quest’ultimo episodio funziona perché ha saputo trovare il giusto equilibrio tra i due poli di cui sopra, nonostante la quantità di avvenimenti che avrebbe potuto distogliere l’attenzione dal vero nucleo della serie: la relazione tra Noah ed Alison e cosa significa per entrambi. I momenti di intimità o, meglio, le diverse reazioni e/o ricordi dei due amanti rispetto a tali momenti, determinano, infatti, il fascino della serie, mentre il resto è quasi sempre poco convincente e banalizzato, come spesso succede laddove l’attenzione si sposta dal particolare all’universale (specie quando la scrittura non riesce ad essere davvero incisiva).
Ma tornando all’episodio in questione, a colpire è innanzitutto la scelta di presentare per prima la versione di Alison, caso unico per la serie se si eccettua la quinta puntata. In quell’occasione ci trovammo di fronte al primo vero scontro con la realtà da parte dei nostri protagonisti, che il cambiamento strutturale in qualche modo sottolineava, specie nella misura in cui i segmenti dedicati ad Alison avevano sempre rappresentato lo sguardo più intimista (e chiuso rispetto all’esterno) della serie. Stavolta abbiamo a che fare con qualcosa di simile, ovvero la rappresentazione problematica del rapporto con gli altri che ha, però, anche una precisa funzione nell’intreccio, in quanto conduce dritti alla sequenza finale – anch’essa legata all’idea di scollamento tra illusione e realtà. Più in generale l’intero episodio è incentrato sulla presa di coscienza dei due protagonisti, che decidono consapevolmente di compiere un passo importante per la loro vita futura. A differenza delle confessioni fatte ai rispettivi consorti, non certo estorte ma resesi comunque obbligate da una serie di eventi (s)favorevoli – o, se vogliamo, dal destino –, la scelta di abbandonare Montauk o quella di lasciare Helen sono pienamente intenzionali. Entrambe nascono da una sorta di epifania, che li spinge a riconsiderare il rapporto con se stessi, le proprie responsabilità e i propri desideri.
Per Alison si tratta di una ri-discesa agli inferi (l’hell in cui dice di credere e che vive ogni giorno) che si conclude con un salvataggio, in quelle stesse acque in cui il figlio, e in fondo anche lei, avevano trovato la morte anni prima. Un salvataggio, da parte della donna misteriosa e del suo bambino, che probabilmente è soltanto il frutto della sua stessa immaginazione – fatto ancora più rilevante se visto nell’ottica, come dicevamo sopra, di una presa di coscienza. La donna, infatti, passa da vittima degli eventi e delle non-scelte altrui (la mancata risolutezza di Noah, i traffici bancari della suocera e la conseguente perdita di valore del ranch) a attrice del proprio destino, sola contro tutti e per questo più forte di prima. Non è un caso se proprio in questa puntata Alison ci appare contemporaneamente più disperata e senza scrupoli che in passato, scegliendo tra l’altro di andare a letto con Oscar e confessando di voler sfruttare l’eredità di Cole per poi abbandonarlo. Si tratta di un processo che la porta a rimanere senza opzioni per spingerla a crearsele da sola, senza doversi affidare a nessun altro.
Per Noah, invece, l’epifania è rappresentata dal suicidio di uno sconosciuto, che lo spinge a riconsiderare le parole di Max e dunque la scelta di restare a casa con la propria famiglia. Le parole della poliziotta, it’s not that hard, buddy, you just make a choice, fanno il resto, invitandolo all’azione nonostante la paura che ogni salto verso l’ignoto porta con sé. Entrambi i protagonisti, dunque, si lasciano alle spalle i propri timori e compiono una scelta decisiva, spinti però da motivazioni diverse e con risultati altrettanto differenti. Mentre Alison giunge alla conclusione di dover contare unicamente su se stessa, Noah si affida totalmente alla donna e sceglie quindi di lanciarsi, sperando che lei non lo lasci cadere a terra come nelle più classiche prove di fiducia. Èforse anche per questo che la sua parte viene dopo quella di Alison: la versione della donna è sempre stata non solo più intimista, ma anche più disperata, ritratto di una relazione che rispondeva alla necessità di trovare una felicità ormai perduta; adesso, invece, è Noah ad indugiare nell’illusione di una storia d’amore dai contorni adolescenziali (e proprio per questo – seguendo la sua interpretazione di Romeo e Giulietta – puri).
(La sua personale idea di) Alison, con quel modo di fare libero e disinibito, rappresenta la via di fuga da un’esistenza soffocante e convenzionale che non gli basta più; quella via di fuga che, a differenza della donna, non è ancora riuscito a trovare in se stesso.
9 è un episodio denso ma equilibrato, efficace e affascinante, che ha ospitato alcune tra le sequenze più belle e forti della prima annata (come ad esempio lo sfogo di Alison dal dottore o il terribile scontro con la madre di Cole) e per questo si può annoverare tra i migliori, preceduto solo dai primissimi e in particolare dall’ottimo pilot.
Manca poco alla fine, e nonostante tutto la serie Showtime non ha perso il proprio smalto.
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