
C’è un aspetto su cui questa serie continua a mantenersi fedele: il tema principale che collega la prima con la seconda stagione continua ad essere una comunità periferica com’è Broadchurch alle prese con un omicidio prima ed un processo poi, in grado di tirar fuori tutto ciò che si cerca disperatamente di seppellire. A questa vicenda si lega quella di Sandbrook accennata nella scorsa stagione ed ora più direttamente presente nella vita dei protagonisti.
In buona sostanza si possono dividere le tematiche di questa seconda puntata in due grosse aree: da un lato abbiamo la vicenda giudiziaria riguardante Joe Miller, dall’altra il tentativo di incastrare Lee Ashworth come responsabile della morte delle due ragazze del caso Sandbrook. L’uno che richiama più strettamente in gioco la città, l’altro i nostri due protagonisti.

Ancora più spazio è – giustamente – riservato al filone principale della trama, riguardante il processo a Joe Miller e la reazione sempre più scomposta dei genitori del piccolo Danny Latimer; se infatti da un lato Mark trascorre il tempo con Tom Miller (per prendersi cura del migliore amico del figlio, sostiene), Beth decide di sfogare tutte le sue frustrazioni contro Ellie, l’unica persona con cui può prendersela per quello che è accaduto a suo figlio. La sua reazione contro la donna, per quanto dettata dall’irrazionalità e dalla mortificazione per quello che sta accadendo al processo, pare un filo eccessiva e la sua presenza sembra essere stata più funzionale alla fuga di Chloe e Lee che attinente alla credibilità della situazione. Dove però la serie non sbaglia un colpo è nel tratteggiare, con apprezzabilissima precisione, i differenti aspetti dei propri personaggi, in particolare i due protagonisti della serie: se da un lato per Alec Hardy da ora in avanti la strada è tutta in salita, è su Ellie che il lavoro risulta il migliore grazie anche ad una interpretazione riuscitissima della Colman. Ellie Miller è un personaggio che deve venire a patti con il fatto che tutto il suo mondo ha subito un cambiamento senza pari; con la sua famiglia spazzata via da uno scandalo inevitabile, la donna deve lottare contro l’odio della gente che sembra voler additarle le stesse colpe del marito.

Certo, l’estromissione della confessione di Joe è stata necessaria per rendere il tono del processo ben diverso (e per esacerbare ancora di più gli animi dei Latimer) e la sensazione è che si vada sempre più verso una clamorosa scarcerazione. La parte che più ci interessa sarà però la risposta a quegli sguardi perplessi e colpevoli all’ingenua frase di Beth sul loro essere tutti innocenti, sul fatto che “nessuno ha niente da nascondere”. Sarà probabilmente quello il fulcro principale su cui ci si dovrà soffermare, per riprendere e tirar fuori l’anima nera della – una volta – tranquilla provincia inglese.

In ogni caso, al netto delle critiche e delle perplessità, questo secondo episodio conferma come le basi per una buona annata ci siano tutte e che, ben lontani dal fallimento rappresentato da Gracepoint, Broadchurch abbia ancora molto da dirci.
Voto: 7

Concordo al 100% con i tuoi dubbi, Mario, e di conseguenza con il voto relativamente basso.
Temo che la parte legal mi farà storcere il naso finchè non mi autoconvincerò di star guardando una serie diversa da quella che era 2 anni fa. Oppure finchè non riusciranno ad amalgamare in maniera migliore quello che è il vero cuore della serie (e il motivo per cui ho amato la prima stagione), riassumibile nel “tutti nascondono qualcosa” con, appunto, la parte legale. Spero, quindi, che il processo possa essere una scusa per tornare ad analizzare questo aspetto e che prendi in qualche modo una direzione più interessante (così come la side-story del vecchio caso di Tennant, sperando che almeno questa fuga servi a qualcosa). Oltre ciò, la sensazione di “fatto apposta per”, che in una serie non dovrebbe mai avvertirsi (sebbene è normale che tutto “sia fatto apposta per”) non riesco proprio a scacciarla via in questa seconda stagione. Per quanto mi riguarda, inizio di stagione bello da guardare ma per il quale, finora, non se ne sentiva il bisogno.
Per com’è stata girata, l’ultima scena sembrava presa da “The Following”… Mi aveva già convinto poco la premiere, con la scelta di riaprire un caso già chiuso, ma dopo questo episodio, mi verrebbe da dire che anche questa serie ce la siamo purtroppo giocata. Voto 6.
Anche io sono perplessa, rimango ottimista perché la prima stagione è stata davvero notevole ed ho fiducia che chi scrive abbia molta più abilità di me nell’individuare in modo credibile dove andare a parare, però l’accanimento contro la Miller, per quanto funzionale al mostrare lo sgretolamento di questa donna è del suo mondo, mi pare un po’ eccessivo, possibile che proprio a nessuno venga il dubbio che anche lei è una vittima?