Con due episodi fortemente scenografici e una regia per certi versi assimilabile a quella di un videoclip, “To The Gates” e “Breaking Point” hanno il compito di condurre lo spettatore verso il finale di stagione. La terza annata dello show sui Northmen si può definire come quella della maturità, in cui i punti di forza della serie sono stabilizzati.
Come è stato già evidenziato nelle recensioni precedenti, con il passare del tempo e l’evoluzione dello show molti elementi importanti sono emersi in modo sempre più riconoscibile agli occhi dello spettatore e hanno contribuito a fissarne gli standard. La sequenza della preparazione all’attacco e lo svolgimento di quest’ultimo fanno pieno riferimento a questi standard e soddisfano le aspettative degli aficionados, arricchendo la cura nelle tecniche di combattimento corpo a corpo, con le strategie militari medievali più conosciute.
3×08 – To The Gates
Soldiers, show no mercy. Fight on!
Fight to the death!
Dopo la pianificazione dell’attacco per espugnare la città di Parigi, si passa alla fase esecutiva dell’assedio. Sulla carta tutto sembra delineato alla perfezione, ma è all’atto pratico che si verificano gli intoppi. Quasi trenta minuti dello screentime vengono dedicati alle immagini dell’assalto, enfatizzate come al solito dall’inconfondibile sound dei Wardruna: altro elemento di stile dello show è proprio la colonna sonora, che si fonde con l’epicità delle immagini e la fisicità degli attori. Qui Michael Hirst ha preso spunto da un evento storico per realizzare una messa in scena spettacolare, in cui fanno la loro comparsa quadrelli, baliste, rovesciamenti di olio bollente, ponti levatoi e torri mobili d’assedio a riconferma della grandissima cura per la ricostruzione storica, un ulteriore aspetto che identifica ormai il successo e il fascino di Vikings. Il caso di “To The Gates”, inoltre, è emblematico di come la formula ricercata dall’autore sia vincente ed efficace. In particolare qui vediamo un ampio utilizzo del campo lungo, con l’obiettivo di evidenziare la resa pittorica di immagini allo stesso tempo tragiche e bellissime.
Anche i temi portanti dell’impalcatura narrativa vengono riassunti e fissati in uno schema riconoscibile, ma è proprio qui che ravvisiamo qualche scricchiolio. La curiosità, l’ambizione, la predestinazione, il potere e gli altri topoi principali dello show, che hanno acceso la scintilla dell’azione fin dal pilot della prima stagione, danno consistenza al plot principale; spesso, tuttavia, alcuni eventi sembrano aggiunti in modo casuale, risultando disancorati da una narrazione che si sgonfia sotto il peso di premesse non seguite da un adeguato sviluppo, provocando un appiattimento generale e una ripetitività di fondo delle vicende. Ed ecco che la crisi di fede e l’isolamento di Floki, pur essendo “nuovi” al racconto, hanno comunque il sapore di qualcosa di già visto: Floki – come Athelstan – si sente investito di un potere divino e da questo il personaggio trae la propria stravaganza ma anche la propria colpa: per questo, quando il costruttore si accorge che gli dèi non sono più dalla sua parte, vede se stesso come vittima di un crudele inganno.
3×09 – Breaking Point
Mentre le mura della città sono soggette al secondo attacco, il re Carlo, uomo estremamente pio e terrorizzato, cerca conforto nella preghiera – mai una tale devozione fu più provvidenziale. Tuttavia, nonostante la totale inadeguatezza di un sovrano che si nasconde e che evita il confronto diretto con dei nemici così agguerriti, le truppe parigine, sotto la guida del conte Oddone e grazie alla presenza di spirito della principessa Gisla, continuano a resistere strenuamente agli attacchi sempre più insistenti dei vichinghi. Proprio la principessa sembra incarnare le doti di un autentico regnante, che affianca il proprio popolo nelle difficoltà, e soprattutto incoraggia i propri soldati durante la battaglia, nel momento del maggiore sconforto.
I am the king!
Nel frattempo, il piano di assedio viene sistematicamente portato avanti da un Ragnar essenzialmente spettatore, il quale riprende nuovamente le redini del comando, decidendo di incontrare il conte Oddone. Il leader dei vichinghi, infatti, stanco del fallimento delle incursioni, probabilmente intende mettere in atto un piano personale che ha progettato segretamente per la conquista di Parigi. L’esplicita richiesta che presiede i negoziati riguarda il battesimo di Ragnar; un cliffhanger di cui in parte si possono indovinare le ragioni spirituali, sebbene esista il sospetto che queste possano coesistere con un movente più squisitamente strategico.
In conclusione, “To The Gates!” e “Breaking Point” possono essere viste come puntate simboliche e riassuntive del fascino che marca la cifra stilistica di Vikings, ribadendone però anche le pecche sul piano della scrittura.
Nonostante in vista del finale di stagione i tempi siano per forza di cose più stretti, rimane comunque la sensazione che qualcosa nella narrazione venga tralasciato, per poi essere ripreso in un momento indefinito; oppure che ci sia una sovrapposizione di materiale senza una vera e propria integrazione nella vicenda cardine. Ciononostante anche queste caratteristiche nei contenuti, come quelle puramente formali, fanno parte del prodotto di Hirst, e non ne intaccano comunque la resa complessiva.
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Concordo con la recensione.
Due episodi validissimi con lo 08 leggermente superiore.
Per grandi serie grandi recensioni!