
1×04 – “Short Squeeze”
I protagonisti sembrano guardie e ladri ma non lo sono; c’è però sempre chi fugge e chi rincorre, sebbene i due ruoli si scambino costantemente in modo repentino. Questo quarto episodio torna a insistere sull’uno contro uno, sul confronto tra i due personaggi cardine dell’opera, che, come abbiamo visto nella recensione precedente, possono in ogni momento tramutarsi in serpi in seno per la serie, malattie autoimmuni impossibili da debellare. Si tratta però pur sempre dei due caratteri principali, due antieroi fatti e finiti, caricature definite a partire da modelli allo sbaraglio, simboli di un’umanità in inarrestabile decadenza. Non rappresentano il Bene e il Male, Axe e Chuck, bensì due facce della stessa medaglia, due variazioni sul tema del maschio americano in piena crisi di identità, perso ormai nel caleidoscopio delle proprie paure e costretto a sopraffare il prossimo, a trovare a tutti i costi un nemico da sconfiggere per dirsi davvero in vita, per dichiararsi sicuro di se stesso. Non serve a nulla l’ammonimento di Wendy nel calore della camera da letto: Chuck è il primo a sapere che non si fermerà, che anche la prospettiva di far del male alla propria famiglia non può nulla rispetto alla bramosia di vittoria, mascherata opportunamente dalla ricerca di giustizia. La sua è una caratterizzazione a dire il vero molto zoppicante, è un ritratto di un personaggio che sembra cambiare ad ogni episodio senza reali giustificazioni, se non grandi scene ad effetto come quella – di pessimo gusto e fuori da ogni credibilità – legata agli escrementi dei cani in “YumTime”.
You’re just listening to the wrong voice.

Alla fine però chi semina vento raccoglie tempesta, e, in una serie che già non fa del realismo la sua cifra principale, la semplificazione delle dinamiche tra i personaggi finisce per far sprofondare le loro azioni in un mare di cliché a cui non è tanto facile assistere senza protestare.
1×05 – “The Good Life”

Altra nota molto positiva sono le due donne che fanno capolino alle spalle dei protagonisti: Wendy e Lara, personaggi dalle grandi potenzialità sia come caratteri individuali sia come elementi essenziali di un racconto che gioverebbe molto di una loro maggiore centralità. È in particolare l’ambiguità la cifra dei loro personaggi, l’instabilità che questa nasconde e la loro potenziale influenza sugli uomini che hanno accanto.
So much bullshit I’m dealing with here, I lost track.

Le cose non sono molto diverse per quanto concerne Chuck, il quale ormai sembra ripetere sempre gli stessi schemi, tutti legati a variazioni sul tema del conflitto di interesse e alla voglia di non farsi mettere i piedi in testa da un uomo più potente, carismatico e affascinante di lui. Per entrambi i protagonisti non manca l’abuso di metafore e luoghi comuni davvero fastidiosi: il salto con l’elastico come bisogno di un brivido insostituibile; la digressione cinematografica che apparenta Axe a Inglourious Basterds, ma al contempo sottolinea la mancanza di basi citando Citizen Kane; o l’identità sadomasochista di Chuck che dovrebbe sintetizzare una personalità già chiarissima allo spettatore, ripercorrendo un terreno ormai battuto fino all’usura.
Al netto delle differenze sostanziali tra i due episodi (la prima puntata più omogenea, la seconda costellata di alti e bassi) il verdetto è sostanzialmente lo stesso, ovvero un giudizio che rispecchia una serie che, pur essendo godibile, costituisce una parziale delusione delle aspettative riposte in partenza.
Voto 1×04: 6½
Voto 1×05: 6½

Si sì tutto vero. E’ evidente che Billions non è Leftovers o Rectify o ancora più in alto a livello tecnico American crime. Però è divertente, rapido e quasi credibile. Cosa che manca da un po’ alle novità seriali dell’ultimo anno. Homeland man e Giamatti sono bravi bravi, anzi sono tutti bravi. Ma vogliamo parlare della moglie di Halt & catch fire (altro gioiello seriale) che canta !!!! 🙂