L’inizio di questo 2016, non troppo generoso in fatto di comedy, ci regala il ritorno di Broad City, che con la terza stagione cerca di portare avanti il suo personalissimo racconto della realtà di oggi. Purtroppo, sebbene la modalità della narrazione sia sempre la stessa e resti efficace, il risultato sembra meno convincente del solito.
Dopo delle premiere fortissime, che nelle prime due stagioni hanno avuto il compito di costruire e rafforzare lo stile unico delle due autrici/attrici, ci troviamo davanti ad un episodio che ricalca grosso modo la costruzione di “In Heat“, senza però ricavare la stessa energia dalle situazioni che Abbi e Ilana vivono nei venti minuti dell’episodio.
Se la forza di Broad City sta nel rielaborare gli stereotipi, soprattutto quelli 2.0, legati al web, alla cultura pop e alla multiculturalità – che mai come oggi è diventata una caratteristica fondante non solo di New York ma del mondo –, la scelta di quali situazioni raccontare decreterà il successo o meno di ogni episodio. Per questo motivo non era necessario che gli autori Paul W. Downs (l’istruttore Trey) e Lucia Aniello costruissero situazioni per forza inedite, ma, sfortunatamente, non sono neanche riusciti a elaborare il pranzo che apre l’episodio, il diploma di Lincoln, lo store pop-up e la galleria d’arte in modo sufficientemente creativo e nuovo; hanno invece usato queste situazioni (come per esempio lo scambio di battute su Sex and the City) come sono state già sfruttate in passato – non solo da Broad City – senza la forza e l’originalità funzionali allo stile di questa comedy.
Di situazioni tipicamente newyorkesi “Two Chainz” ne fa un’ampia carrellata, dividendo la puntata in momenti quasi separati e autonomi, legati dal viaggio delle due protagoniste – personaggi mai così attivi e propositivi, però costretti a subire quello che il mondo propone loro. Così la ricerca delle chiavi del lucchetto, che tiene Ilana saldamente legata per la vita, viene continuamente interrotta dagli eventi, che creano momenti ad hoc per mandarle fuori strada. La coppia di ragazze, però, è più unita che mai e quella catena che non vuole liberarle – neanche dagli stimoli più umani, come il bisogno di fare pipì – riuscirà a cadere solo con lo sforzo sincronizzato delle due. Abbi e Ilana percorrono quasi in solitaria tutto l’episodio, che vede la partecipazione lampo del cast completo soprattutto nell’introduzione, nella quale sono messe a confronto le due amiche protagoniste – come già era stato fatto in “Working Girls“, replicando anche pedissequamente la gag dei capelli nel WC.
Se da un lato il comportamento delle due ragazze è molto simbolico e si presta ad un secondo livello di lettura, diverso da quello più superficiale e diegetico, la parte più squisitamente comica è piuttosto carente, soprattutto in un confronto con le puntate precedenti dello show. La colpa è senza dubbio quella di aver mostrato situazioni già spremute da altri (come le scene d’isteria ai saldi dello store pop-up), passandole poco per il filtro tipico di Broad City. Le conversazioni eccentriche tra Abbi e Ilana, lo slang sapientemente utilizzato come jolly e il corollario di personaggi secondari importantissimi per la riuscita di certe situazioni sono mancati, volendo caricare le due protagoniste di un peso che sarebbe stato meglio suddividere in modo diverso.
Nonostante “Two Chainz” non sia una puntata indimenticabile, è molto importante per l’economia dello show, perché segna la strada che vuole seguire questa stagione, concentrandosi in modo maggiore sul percorso di Abbi e Ilana, sia come individui che come coppia di amiche. Affrontare le gioie e le difficoltà in due sembra la strada giusta che porta le ragazze a liberarsi di tutti i pesi acquisiti durante l’episodio – e per ultima anche la grande catena che intrappola Ilana. Per questo il bilancio della puntata è positivo, sperando che nei prossimi episodi si torni a sperimentare come Broad City sa fare.
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