Immaginate per un attimo che tutti i sogni che animano le vostri notti in realtà siano parte di un racconto molto più grande e complesso, e che siano solo capitoli di un enorme romanzo che tutti stanno leggendo in quel momento: cosa vi trovereste dentro? Questa è la base da cui parte e si sviluppa Falling Water: una premessa interessante che però non porta – almeno non da subito – i risultati sperati.
Burton, Tess e Taka sono i protagonisti della nostra storia: non si conoscono e interagiscono per pochissimo e per puro caso tra di loro. Ognuno di loro fa una professione del tutto diversa: capo della sicurezza di una società, ricercatrice di trend per le aziende e detective del NYPD. Tutti e tre hanno sempre sonni movimentati: i loro sogni sono completamente diversi, ma in qualche modo hanno alcuni elementi in comune che si ricongiungeranno per far capir loro che un destino e una missione importantissima li attendono.
Diretto da Juan Carlos Fresnadillo (28 settimane dopo, Intruders), questo pilot si contraddistingue subito per un elemento che potrebbe essere molto interessante: la fotografia è volutamente “sognante”, così da non avere una netta differenza tra i presunti sogni e quella che dovrebbe essere la realtà. La puntata si dà come obiettivo principale quello di presentare i tre protagonisti e le loro vite, che ovviamente non hanno nulla di idilliaco e che anzi sembrano tutte private di qualcosa di fondamentale per i tre protagonisti; si entra anche subito nel vivo dell’azione, con però degli evidenti limiti nei cosiddetti spiegoni, che già dai primi minuti vengono messi in atto per elencare per filo e per segno quello che si vuole comunicare. E questo è sicuramente un limite per una serie che dovrebbe giocare sul mistero e sulla magia dei sogni: è ovvio che con soli sei episodi a disposizione non sia facile far rientrare tutto nella narrazione, ma rendere la soluzione fin troppo semplice già dai primi minuti stende un velo di mediocrità sulla puntata e per proiezione sul progetto stesso.
Il cast non brilla per nomi e neanche per interpretazioni: certo, è difficile dare un giudizio dopo solo un’ora, ma se il buongiorno si vede dal mattino proprio non ci siamo. L’unica che riesce a dare una parvenza di profondità ed empatia al personaggio è Lizzie Brochere (già vista in The Strain): Tess è l’unica che sembra avere una particolare storia alle spalle e che crea un po’ di curiosità nel pubblico.
Anche il presunto villainBill Boerg non convince, anzi sembra proprio una macchietta di quei miliardari visionari che tentano con imprese folli di cambiare il mondo. Insomma, c’è molto da lavorare per migliorare l’empatia con i protagonisti, ma probabilmente il problema principale di questa serie – almeno in questo inizio – è proprio la struttura del racconto e di come viene messo in scena. Per il momento non c’è pathos e ci sono già una serie di elementi che compaiono abbastanza random: può andare bene per avere una reazione stranita dal pubblico, ma giocarsi subito in un unico calderone un bel po’ di bonus sorpresa sembra quantomeno prematuro. L’episodio sembra voler sì iniziare qualcosa, un discorso molto ampio e complesso (e di sicuro affascinante), ma sembra farlo di fretta, già mettendoci di fronte a delle spiegazioni che smorzano un po’ l’effettiva riuscita dello svelamento di qualcosa che ha molto a che fare col magico e che rende il tutto solo un mero pretesto fantascientifico.
Falling Water non comincia quindi nel migliore dei modi, lasciando intravedere un’idea interessante di fondo ma che non cattura come dovrebbe fare un pilot che si rispetti. Certo, la durata molto breve della stagione potrebbe invogliare qualche curioso a continuare, ma per chi segue già altri prodotti è difficile che l’avventura della visione possa continuare.
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