
La più grande forza di questa serie sta senza ombra di dubbio nella complessa contraddittorietà con cui è stato costruito il personaggio di Lenny Belardo; un Papa anomalo, ambiguo, lontano anni luce dalle rappresentazioni edulcorate a cui ci ha da tempo abituato la televisione italiana. Ma non è solo la caratterizzazione del protagonista – e la meravigliosa interpretazione di Jude Law – che rende lo show un prodotto potenzialmente innovativo; l’intera struttura narrativa, così come il comparto relazionale dei vari personaggi, fanno di The Young Pope una delle novità più interessanti dell’odierno panorama televisivo, non solo italiano ma internazionale.
Paolo Sorrentino pare aver trovato nel formato seriale un proficuo compromesso tra comparto narrativo e suggestioni visive, costruendo un racconto capace di sfruttare la sua componente puramente stilistica per avvalorare e ampliare il senso ambiguamente ironico, ma allo stesso tempo poetico e quasi solenne, che prende il dispiegarsi della storia. Non mancano le inquadrature pittoriche che riprendono i dialoghi tra i vari personaggi mostrandoci una prossemica eloquente, oppure geometrie verticali che raccontano allegoricamente le ingerenze dirette dell’uno o dell’altro personaggio nella vicenda (come nell’incontro iniziale tra Voiello e Spencer), o ancora le immagini simboliche che condensano in frammenti visivi le fugaci e inconsce movenze dell’animo (il riferimento esplicito alla pietà michelangiolesca).

Cosa ha davvero in mente il Papa? Cosa comporterà il concretizzarsi di intenzioni che paiono compiere un enorme passo indietro sull’evoluzione della Chiesa cattolica e apostolica? Quanta verità si nasconde dietro quelle affermazioni che mettono in luce l’odierna debolezza dell’istituzione ecclesiastica?
Le risposte che cerchiamo di dare a queste domande generano in maniera dialetticamente efficace una serie di riflessioni su una realtà che, credenti o agnostici, atei o anticlericali, ci coinvolge tutti direttamente. E quale miglior modo per metter in atto considerazioni e meditazioni del genere se non il confronto con un’opera, ben scritta, diretta e interpretata, che rovescia completamente la prospettiva con cui siamo stati soliti approcciarci all’argomento?
God, not him, me.

All’inizio del terzo episodio assistiamo all’accorato racconto con cui Lenny narra a Guiterrez delle sue preghiere durante il conclave, in cui egoismo, pretenziosità e tracotanza si fondono insieme nella creazione di una potenza misticheggiante. Questa si ripete uguale per qualità e intensità il giorno dopo, quando, in ginocchio davanti al suo letto, con in mano l’immancabile sigaretta accesa, il protagonista chiede perdono a Dio per le affermazioni della sera prima, supplicando di essere illuminato di un nuovo dettame divino – durante quest’ultima scena un raggio di luce naturale lo illumina da sinistra, rendendo il tutto ancora più ironico e contraddittorio.

Absence is presence.

Nonostante in tutti i veementi discorsi sulla rinascita della Chiesa come Stato Pontificio, in cui grandezza e paura vanno di pari passo, si notino chiaramente le linee programmatiche di un lucido disegno politico, quando il discorso si sposta sulla necessità di una professione di fede incentrata sul sacrificio e la sofferenza, che riduca la dilagante tendenza al perdono, è impossibile non chiedersi se questi dettami non siano altro che un modo per sublimare l’impossibilità di assolvere chi l’ha abbandonato in un’assenza che non cessa di essere presenza costante. E anche su questo punto è evidente una contraddittorietà che si gonfia di rimandi a un dolore latente, e per certi versi mutato in potenza, in cui nell’edificazione delle basi del suo ‘mistero’ si intravede la citazione di Spinoza con cui placa le imminenti rivelazioni di Esther, secondo cui «Colui che ama Dio non deve pretendere che Dio lo ami a sua volta».
I’m incredibly handsome, but please, let’s try to forget about that.

Ci sono solo due persone con cui Lenny riesce a mostrare quasi esclusivamente la parte meno oscura della sua anima: Guiterrez e Esther, i due personaggi più deboli e vulnerabili del contorto scenario che ruota intorno al palazzo pontificio. Peccatori sgomenti, reclusi volontari, sono gli unici con cui Lenny si umanizza fino al punto da lasciar intravedere il barlume di una divinità troppo spesso esibita e decantata. Nella lezione sulla preghiera che fa alla giovane donna c’è tanta di quella devozione che sembra di toccare con mano il peso di quell’iconico abbraccio che ogni cristiano cerca in Dio. Allo stesso modo, nel dialogo con Guiterrez che chiude il terzo episodio, si ha come l’impressione di avere di fronte il migliore tra i papi, colui che, in preda ai dubbi su se stesso e sulle proprie capacità, finisce per descrivere con la più bella metafora quello che dovrebbe essere il rapporto tra i fedeli e la Chiesa: uno sguardo innamorato, dove sia cancellato per sempre il peso della delusione.
A pope needs to inspire trust. I inspire the opposite.

Questi due episodi rappresentano un grande passo avanti rispetto al già splendido esordio; la firma di Sorrentino è più brillante che mai, ma rispetto a molti dei suoi lavori cinematografici qui sembra amalgamarsi con ancora più equilibrio con l’evolversi di un racconto che si dispiega in molteplici direzioni: dal sublime al grottesco (la parentesi con Tonino Pettola è la migliore metafora per esemplificare quella Chiesa che Pio XIII giudica debole e inconsistente), dal poetico (la chiusura con le note di Senza un perché di Nada) all’irriverente, dall’ironico al solenne.
Voto Episodio 3: 8/9
Voto Episodio 4: 8/9
Note: Non si può non accennare alla splendida sigla d’inizio, che si erge quasi a metafora della linea programmatica dello show. Pio XIII, sulle note di All along the watchtower, passeggia in mezzo alla storia accompagnato da un meteorite luminoso che finisce per infrangersi nella statua di Papa Giovanni Paolo II – citando La nona ora, l’irriverente opera di Maurizio Cattelan –, simbolo di quella Chiesa accogliente e confortante che il giovane Papa si promette di superare.

Bellissima recensione…;)…
E bellissima serie! I capitoli successivi sono anche meglio.