The Good Fight – 1×03/04 The Schtup List & Henceforth Known as Property 2


The Good Fight – 1x03/04 The Schtup List & Henceforth Known as PropertyContinuando nel solco tracciato dalla serie madre, The Good Fight entra nel vivo del proprio racconto portando sulla scena alcune delle più caratteristiche espressioni che appartenevano a The Good Wife e le realizza con la già conclamata abilità narrativa.

Dopo i due episodi che ci hanno condotto all’interno del mondo della serie – che risulterà familiare per chi aveva già seguito lo show progenitore – i coniugi King mettono sul tavolo le proprie carte, dandoci un assaggio più corposo di quello che intendono sviluppare nel corso di questa prima stagione. Si tratta di un percorso altalenante, fatto di una trama orizzontale che è ben più ampia di quello che inizialmente si potesse immaginare, e di una serie di sviluppi verticali che vanno, episodio dopo episodio, ad illuminare problematiche ed aspetti dei differenti personaggi.

1×03 “The Schtup List”

La terza puntata ha l’arduo compito di traghettarci da quelli che erano i primi due introduttivi episodi all’interno di una struttura narrativa più decisa e ferma. Ciò che appare chiaro nell’immediato è che gli autori stiano cercando un difficile equilibrio tra il materiale di partenza e la voglia di introdurre nuovo pubblico al proprio racconto.

The Good Fight – 1x03/04 The Schtup List & Henceforth Known as PropertyIl primo dato che salta agli occhi è che, in linea di massima, poco si è fatto per distanziarsi da The Good Wife: la maggior parte del racconto di questo episodio ricalca gli stilemi – nel bene e nel male, come vedremo – che abbiamo già imparato a conoscere nella serie originale, con la sola importante differenza che l’assenza di Alicia si è tramutata in una coralità maggiore. È per questo che si ha il tempo di vedere per la prima volta Diane e Lucca davvero interagire tra di loro, con quest’ultima che però prende ben presto le luci della ribalta grazie sia ad una interpretazione convincente da parte di Cush Jumbo, sia perché gli autori sono affascinati dalla sua presenza scenica. Il flirt con Colin non fa altro che confermare questa posizione, in un gioco di scrittura e recitazione che si fa più sicuro, ora che non è ristretto dalle maglie della fruizione su un canale in chiaro. Questa tendenza, però, ci permette di tratteggiare con una maggiore profondità anche “l’altro”, quello che canonicamente vedremmo come il nemico delle nostre protagoniste e che invece potrebbe diventare qualcosa di più.

The Good Fight – 1x03/04 The Schtup List & Henceforth Known as PropertyDirettamente da The Good Wife si eredita anche il desiderio di occuparsi di tematiche di più ampio respiro e su questo The Good Fight non delude affatto, rivelando come la scrittura autoriale sia perfettamente in grado di porre un faro sulle situazioni più ambigue che riguardano la società americana. Nella fattispecie si parla del confine estremamente malleabile tra giuramento di Ippocrate e guerra al terrorismo, con le posizioni del governo americano che si barcamenano tra diritti negati e goffe difese d’ufficio. Che cosa significa esattamente combattere il terrore, come una certa propaganda ha più e più volte ripetuto, e chi o cosa determina quando il diritto si applica e quando invece le ragioni sociali prevalgono?

Ecco dunque che il tema viene affrontano con quella vena di cinica ironia che caratterizza la scrittura dei coniugi King e del loro team da sempre: The Good Fight affronta il problema di petto ma senza renderlo pesante o semplicistico. Il racconto dell’americano in Siria per salvare il fratello da una vita nelle schiere dell’ISIS tocca così tanti temi sociali che soltanto qualcuno in grado di mantenere un attento equilibrio riesce a tirarne fuori un bell’episodio. Peccato, quindi, che la scrittura vacilli quando si affronta il francamente imbarazzante racconto legato allo studio legale e al voto – o meno – dato a Donald Trump; per quanto la tematica non potesse non essere affrontata da degli autori dichiaratamente a favore di Hillary Clinton, il modo in cui è stato fatto in questo episodio ricorda la crisi affrontata da The Good Wife nell’ultimo anno, incapace di rendere la sezione sulla firm non solo interessante, ma persino digeribile. Non siamo ancora a quei livelli (la tematica razziale è stata fortunatamente già affrontata e bersagliata negli scorsi episodi), ma è sempre meglio rimanere vigili.

The Good Fight – 1x03/04 The Schtup List & Henceforth Known as PropertyMaia al momento ha una vita tutta sua, volta a scoprire in che modo e fino a che punto sua madre e suo padre siano coinvolti personalmente nello scandalo che li ha travolti. Rose Leslie si rivela ancora una volta perfettamente indicata ad interpretare un personaggio sull’orlo di una crisi di nervi, che ha appena visto il mondo franarle sotto i piedi eppure intenzionata a non lasciarsi andare alla paura e alla disperazione. È a lei (e alle sue divertenti interazioni con Marissa, personaggio che si sta rivelando vitale nell’economia della serie) che viene affidato il cuore orizzontale della trama, alla ricerca di un senso allo scandalo che li ha travolti tutti. Il rischio soap opera, che in parte si poteva avvertire con la scoperta alla fine del secondo episodio della relazione tra la madre e lo zio, sembra al momento rientrato.

1×04 “Henceforth Known as Property”

Se il terzo episodio era stato fondamentale per numerosi sviluppi, non ultimo una trama orizzontale di un certo rilievo, con questo quarto episodio il team autoriale alza ulteriormente il tiro confermando la volontà di costruire un racconto che possa avvolgere i dieci episodi, ma nel contempo non perdendo affatto quella qualità che li contraddistingueva già in The Good Wife, ossia l’abilità di parlare, con tatto, ironia ed intelligenza dei problemi e delle difficoltà della società contemporanea e che non sono, stavolta, legati alla politica (o almeno non direttamente).

The Good Fight – 1x03/04 The Schtup List & Henceforth Known as PropertyParola d’ordine di questo episodio, dunque, diventa la tanto vituperata verità. In una società, soprattutto quella americana, piagata da una gestione “creativa” di cosa sia vero e cosa non lo sia, non stupisce – ma certo merita attenzione – che The Good Fight abbia dedicato un intero episodio alla relazione tra verità e menzogna ed ai danni ingenti che quest’ultima può provocare sia a livello personale che a quello generale. Nel primo caso è la vicenda di Maia ad essere al centro della discussione: con il sorgere delle polemiche intorno alla sua figura – e a quella della propria famiglia – rispunta fuori un vecchio ex ancora arrabbiato con lei, che la perseguita con il più classico e schifoso sistema del revenge porn. Il tutto si sviluppa con un bot di Twitter, sui forum di Reddit, per una vendetta che, in cambio di una soddisfazione immediata, non tiene in considerazione la sfera umana e le ferite che questo comportamento nasconde dietro di sé.

Perché se è vero che Maia può vendicarsi a sua volta, è chiaro che le due situazioni non sono paragonabili: l’uomo vedrà il tutto svanire in una nuvola di fumo, riportando conseguenze probabilmente solo secondarie (ma che potrebbero ritorcerglisi contro qualora dovesse finire al centro del dibattito); Maia, d’altro canto, continuerà a subirne gli effetti dal momento che è al centro del ciclone e le notizie intorno a lei non smetteranno certo di girare. Come i recenti casi di cronaca ci hanno purtroppo confermato, il vorticoso e distruttivo mondo del gossip online è ben più di un temporaneo giro sulle riviste scandalistiche: è qualcosa che può coinvolgere persino anni dopo e non può essere ricacciato via semplicemente volendolo, semplicemente buttandoselo alle spalle.

The Good Fight – 1x03/04 The Schtup List & Henceforth Known as PropertyEppure, l’intuizione geniale degli autori non è semplicemente illuminare questo caso e lasciarlo sospeso nell’aria, in una volontà di dimenticare la questione come se non fosse esistita, ma va ad incastrarsi perfettamente con il sistema di fake news di cui si sta parlando moltissimo negli ultimi mesi negli States – e non solo. Le notizie del tutto inventate, create ad hoc solamente per aumentare il proprio traffico e di conseguenza le potenzialità di guadagno, non sono solo offensive, ma entrano di buon diritto nel tentativo di Kristeva di abbattere lo studio Reddick, Boseman, & Kolstad. Kristeva, si diceva: Matthew Perry ritorna indossando i panni di quel villain di cui si sentiva la necessità, soprattutto perché alle prese con una serie che sin dal nome promette scintille. Kristeva ci era mancato, l’inferno che aveva scatenato su Peter e Alicia era stato uno straordinario motore d’azione in The Good Wife e non mancherà di fare lo stesso anche qui.

Il suo ritorno non poteva essere sviluppato in un momento migliore: ancora una volta il team autoriale ci mostra le potenzialità negative del web, ma non lo fa nell’ottica di chi internet non lo conosce e lo guarda come principale fonte di degenerazione della nostra società; i King, con Kristeva, ci ricordano come la menzogna sia sempre stata un’arma potente e pericolosa da sfruttare per i propri scopi, soprattutto politici. Ecco dunque che l’intera struttura narrativa si piega sotto le bizzarre menzogne dell’uomo che se ne serve per i propri fini. Se già in passato la serie madre aveva dimostrato come giusto/sbagliato non fossero categorie sempre lineari, si conferma qui l’intenzione di affrontare il dualismo vero/falso che sembra ancor più cinicamente descrivere la società contemporanea.

The Good Fight – 1x03/04 The Schtup List & Henceforth Known as PropertyC’è spazio anche per altro: il caso della settimana si occupa di un tema delicatissimo, anche questo di grande attualità e come tale soggetto di una scrittura che non si fa mai paternalistica né tantomeno sensazionalistica. La questione della “proprietà” di un ovulo è qualcosa che atterrisce per la modalità in cui si è costretti a trattarla – ed il giudice Stanek lo esprime in maniera chiarissima. La potenzialità di una vita è tutta riassunta in questioni di proprietà e scambi, di contratti e possibilità di manipolazione. Ancor più dell’argomento in sé, che pure necessiterebbe di un ampio approfondimento, c’è da porre l’accento sulla discussione, breve ma esplicativa, che si sviluppa tra Barbara e Diane su cosa significhi essere una donna in carriera. Andando dunque contro il luogo comune che vuole il lavoro come riempitivo di un’assenza, quella dei figli, gli autori usano Diane per trasmettere un messaggio di pura e grande apertura mentale in cui una donna non necessita di un figlio per sentirsi completa, e allo stesso tempo può ammettere di averne desiderati, in alcuni momenti della propria vita, senza per questo dover rimettere in discussione i propri punti cardine.

The Good Fight, com’è evidente, non sta affatto deludendo le aspettative, perché è in grado di dare allo spettatore tutto ciò di cui ha bisogno: trama, personaggi, ironia, riflessione e persino un po’ di romanticismo, con il flirt tra Lucca e Colin sempre più evidente. L’unica reale perplessità, però, riguarda gli sviluppi potenziali futuri: The Good Wife era una serie che, pur avendo una critica molto positiva, non ha mai brillato per gli ascolti, non è mai riuscita a trascinare con sé un pubblico di una certa sostanza. Questo suo spin-off non si allontana in modo sostanziale dalle proprie origini: certo, ci sarà qualche Fuck you che prima era impensabile, ma per il resto lo stile è rimasto pressoché lo stesso, con la sola differenza di essere su un mezzo di trasmissione, CBS All Access, ancor più di nicchia. Difficile dunque immaginare che possa attrarre gli spettatori che non si erano mai affezionati alle vicende di Alicia Florrick, né che possa catalizzare l’attenzione sul sistema di streaming a pagamento della CBS. E questo è un grosso peccato perché, almeno sino a questo momento, The Good Fight si sta rivelando una serie dalla profondità invidiabile, capace di parlare della contemporaneità senza mai appesantire i toni o drammatizzare più del necessario. E scusate se è poco.

Voto 1×03: 7
Voto 1×04: 8

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Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.


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