
For ten minutes today, Chuck didn’t hate me.

Ma prima gli autori ci regalano quello che ormai è un marchio di fabbrica, che avevamo già imparato ad amare con Breaking Bad: un cold open che ci catapulta nel futuro, dove McGill è ancora alle prese con il lavoro al centro commerciale. La scena tragicomica che lo vede protagonista fa esplodere in un solo istante tutto quello che Jimmy si porta dentro e sottolinea, anche con il tragico e bellissimo bianco e nero con cui viene presentata la sequenza, quella vecchia vita che riaffiora e che accompagnerà il fu Saul Goodman per tutta la vita. Un futuro in bianco e nero che sembra non dare scampo all’ex avvocato, sempre più solo.
E sono la solitudine, i ricordi, la disperata ricerca nel suo famigliare più stretto di quel calore che gli è sempre mancato, a cui si aggrappa – anche un po’ furbescamente – Jimmy per fare un triplo salto carpiato e cercare di evitare di ritornare a parlare di quello che ha fatto e che ha appena confessato. “Le avventure di Mabel” di Harry Thurston Peck – libro antichissimo, come le emozioni che suscita nei due fratelli – è la roccia a cui tenta di aggrapparsi Jimmy e con cui vorrebbe riabbracciare quel fratello che glielo leggeva da bambino; il tentativo di percorrere il viale dei ricordi e delle emozioni però non funziona, e Jimmy riprecipita subito in un luogo che conosce bene, dopo la fredda minaccia di Chuck che sta già pensando a come fargliela pagare.

La meravigliosa sequenza della sua indecisione mentre modifica il documento a cui sta lavorando è fenomenale nel spiegare la filosofia che sta alla base dello show (e anche forse della serie madre di cui è figlia): anche un leggerissimo particolare che non tutti sono capaci di vedere può sconvolgere un mondo, come la differenza che passa tra un punto e un punto e virgola. Kim sta già pensando come Jimmy, come tirare l’acqua al proprio mulino in maniera apparentemente semplice ma furbissima. Non è più tempo di arcobaleni in ufficio, insomma.
You sell a gas cap for an ’87 Caprice Wagon?

Le sequenze che lo vedono protagonista sono quasi oniriche: il silenzio è l’arma tagliente di questo personaggio, che anche avendo quasi sempre la stessa espressione – la cambia solo al cospetto della nipote – dice tutto quello che c’è da dire senza pronunciare una parola. La pazienza certosina con cui smonta la macchina, alla ricerca di una cimice che è sicuro ci sia, ci riporta all’indecisione di Kim mentre modifica il documento al pc: a volte, la soluzione ce l’abbiamo sotto il naso, ma non ce ne accorgiamo. Mike distrugge la sua macchina, quando aveva quasi trovato il bandolo della matassa fin da subito, svitando il tappo della benzina.

Better Call Saul torna con un episodio che riprende i fili del discorso in maniera ordinata, senza stravolgere troppo l’ordine delle cose ma lasciando alle restanti nove puntate l’onere di farlo. Non per questo l’episodio è da criticare, anzi: la forza di questo show sta anche nel mantenere alta l’attenzione anche quando la trama si sta solo stabilizzando in vista di probabili scosse future.
Nel libro di Harry Thurston Peck, la protagonista Mabel aiuta il Re delle lucertole e dei brownies e viene ripagata con il potere di parlare agli animali: che il nostro Jimmy “Mabel” McGill sia in attesa del Re Gustavo “Gus” Fring?
Voto: 7
