
I dati falsati dalla click-farm bengalese hanno sottratto credibilità a PiedPiper, chiudendo le porte dei possibili investitori anche a PiperChat, costola del prodotto principale, e ponendo i suoi creatori in un’impasse che già abbiamo avuto modo di apprezzare. Nei primi minuti è stata forte la sensazione di trovarsi su un sentiero già calcato in precedenza e “Success Failure”, pur aprendosi al futuro, ha puntato forte sui cavalli migliori giocando molto con la familiarità. Il ciclico percorso che vedeva i protagonisti sbarazzarsi degli ostacoli incontrati per poi ritrovarsi, inevitabilmente, al punto di partenza, sembrava essersi prodotto in un’ulteriore reiterazione.
Vedere Silicon Valley, infatti, non prevede tanto l’apnoica immersione in una trama intrisa di colpi di scena o sentimentalmente emozionante, quanto l’apertura di uno scorcio su un universo apparentemente inaccessibile a chi non ne fa parte. Ripetizione e ciclicità sono parte integrante di questo mondo in cui, a qualsiasi livello, c’è qualcuno più in alto a cui rendere conto e, in cima a tutto, il sempre potente denaro insegue instancabile la killer-app definitiva.
Really? Is it hard to become a billionaire? Welcome to the Valley, assholes.

Come per la serie gemella Veep il continuum narrativo vive e muore sulla base delle interazioni fra i protagonisti. Il distacco di Richard, che si contrappone alla nuova centralità di Dinesh che assume una posizione di potere all’interno della società, muta completamente i rapporti di forza interni al microcosmo dell’incubatore; nonostante la situazione non sembri molto diversa, è evidente il passo indietro fatto dal creatore dell’algoritmo, una scelta che modifica inevitabilmente le dinamiche fra i protagonisti.
You don’t like it. You don’t believe in this product you’re selling.
È in questo scenario che si inserisce la tragedia personale di Richard, incapace di applicare alla realtà la propria intelligenza visionaria. È un problema che si trascina sin dagli esordi di PiedPiper come programma musicale e che sfocia, a più riprese, in quella annichilente sensazione di incomunicabilità che permea l’intero prodotto. Il nuovo progetto, titanico, in cui è pronto ad immergersi sull’onda delle omoerotiche metafore motivazionali di Russ diventa simbolo del nuovo corso che potrebbe scaturire da “Success Failure”.
La difficoltà di Richard è legata a doppio filo con quello che è il principale motore comico satirico dello show, ossia l’evidente contrasto tra l’idea mitizzata di se stessa che la Silicon Valley ama diffondere – secondo cui le migliori idee sono immancabilmente premiate e raggiungono il successo, magari non velocemente ma inevitabilmente – e l’effettiva realtà delle cose, con le problematiche legate alla costituzione di una società che veicoli il prodotto fino al consumatore.
Go on, man. Get out of here.

Questo è il principale contributo di Silicon Valley: la capacità di tratteggiare un universo visibile a tutti, ma che riesce a tenere efficacemente nascoste le proprie miserie mostrando le opportunità di successo: un'”America” dentro l’America.
“Success Failure” è un episodio divertente, in grado, pur senza eccellere, di proporre tre o quattro picchi comici di ottima fattura. Riesce nell’intento di liberarsi di quei bocconi stantii del passato che solo raramente vengono propinati allo spettatore. Al tempo stesso rimane fedele a se stesso facendo passare sotto traccia l’evoluzione malinconica e riproponendo, senza stravolgere nulla, ciò che di riuscito caratterizzava le stagioni precedenti. Si tratta di una premiére costruttiva, utile a preparare il terreno per il futuro e aprire la strada ad un ipotizzabile nuovo corso di Silicon Valley.
Voto: 8-
