
L’espediente della festa si rivela efficace proprio perché permette al pubblico di sentirsi come uno degli invitati che, silenzioso e curioso, girovaga fra una stanza e l’altra della casa di Sam per cogliere le interazioni più importanti fra i nuovi e i vecchi personaggi. La regia della Adlon – che dirigerà tutti gli episodi di questa stagione – funziona proprio in quanto riesce a focalizzare, nel trambusto della festa, gli elementi fondamentali da cui far ripartire la narrazione di Better Things, aggiungendo a questo diversi momenti comedy sempre riuscitissimi e un’interpretazione attoriale che sa rendere ben chiaro lo stato d’animo della protagonista senza utilizzare troppe parole.
Il risultato è una rappresentazione intelligente e credibile della giornata di una donna che, stanca e annoiata dalle continue richieste e attenzioni provenienti da amici e familiari, può concedersi solo pochi e brevi momenti di solitudine. Tuttavia, la stanchezza di cui Sam sembra essere preda non scalfisce la sua personalità, che resta forte e consapevole anche e soprattutto quando viene messa alla prova dai bisogni delle figlie.

La decisione di fare un passo indietro per permettere a Max di compiere liberamente le sue scelte (anche quelle sbagliate) è un ulteriore segno della consapevolezza coltivata da Sam a seguito degli innumerevoli scontri e problemi affrontati in passato con le proprie figlie: adesso la protagonista sa bene che rimproverare e ostacolare Max non servirà a nulla finché non sarà lei stessa a rendersi conto di aver intrapreso una strada non adatta ai suoi bisogni. Sam capisce, quindi, che l’unico modo per non far ricadere la figlia negli stessi errori è proprio quello di lasciarla libera di sbagliare, nonostante il dolore e la preoccupazione che ne conseguono.
Durante la puntata vediamo dunque la protagonista osservare da non troppo lontano la figlia maggiore, in attesa di cogliere i segni che indichino una possibile presa di coscienza di Max nei riguardi della relazione intrapresa. Sono proprio la fiducia nei confronti dell’intelligenza della ragazza e la decisione di lasciarle compiere i propri passi a portare Sam ad agire con questa cautela: la donna si aspetta che, prima o poi, la figlia si renderà conto di quello che sta facendo e capisce che il suo ruolo, in questa situazione, deve limitarsi a tenerla d’occhio e ad agire soltanto quando sarà la stessa Max a volerlo. È molto probabile, infatti, che Max non avrebbe chiesto aiuto alla madre se quest’ultima fosse stata troppo oppressiva nei suoi confronti; invece, grazie al comportamento di Sam, la ragazza non ha esitato a parlarle sinceramente e a chiederle aiuto per chiudere la storia con Arturo. Soltanto dopo la richiesta esplicita della figlia, infatti, vediamo Sam scendere in campo più forte che mai e agire per proteggerla.

È proprio questo cammino di sottile auto-consapevolezza che ha reso il personaggio di Sam così forte ma, al tempo stesso, così meravigliosamente autentico. Merito dello stampo autobiografico della serie, certo, ma anche della naturalezza e dell’intelligenza con cui Better Things ha deciso di rappresentare il percorso interiore della sua protagonista che, oltretutto, accompagna e condiziona quello delle tre figlie, ognuna delle quali possiede dei tratti caratteriali spiccati e interessanti, nonostante la loro giovane età.
Il risultato è un prodotto che riesce sempre a superare senza forzature il solo aspetto comedy per lasciare agli spettatori qualcosa di più profondo e duraturo, malgrado l’apparente semplicità della serie e la brevità delle puntate.
Il ritorno di Better Things, in definitiva, ribadisce i pregi della scorsa stagione, dimostrando di saper intrattenere il pubblico con intelligenza e senza sforzo, anche privandosi di avvenimenti significativi. La sola visione di una normale giornata della vita di Sam è bastata, infatti, a rendere questa nuova annata promettente quanto la prima, e forse anche di più.
Voto: 7
