
Come già pronosticato dal protagonista nel primo episodio, Elliot assiste in prima persona al disfacimento dei suoi piani rivoluzionari per mano di Whiterose subito dopo l’innesco della Fase 2. New York è diventata una città in stato d’assedio, con i soldati dell’esercito che presidiano le strade e un coprifuoco imposto ai cittadini, mai così diffidenti verso il prossimo e impauriti per la loro incolumità: la rivoluzione della Fsociety è diventata un nuovo mezzo di controllo delle masse da parte dei potenti, nuovamente intoccabili e imbattibili grazie alle manipolazioni della Dark Army. Questo è senza dubbio il culmine del discorso sviluppato in questa stagione sulle insanabili contraddizioni della lotta individuale contro i pilastri della società, ma in “eps3.7_dont-delete-me.ko” questi elementi vengono lasciati sullo sfondo per fare spazio al vero cuore tematico dell’episodio, ossia la lotta interiore di Elliot per sopravvivere al senso di colpa e ritrovare l’umanità perduta dopo anni di apatia autoindotta.

Elliot è pronto a togliersi la vita per liberarsi dal peso delle sue responsabilità e cancellare definitivamente la presenza di Mr. Robot, ma ad interrompere i suoi propositi suicidi è il fratellino di Trenton, smarrito dopo la morte della sorella e le ingiurie alla sua famiglia per le accuse di terrorismo, che lo costringe a passare la giornata con lui in una New York ferita e paralizzata. Nel dare conforto a un giovane smarrito, Elliot ritrova quella parte di sé ancora fanciulla che era rimasta abbandonata anni prima, mettendo da parte la sua consueta visione del mondo cinica e analitica per lasciare spazio all’empatia e alla compassione. Le ore trascorse con il ragazzino rappresentano per Elliot una sorta di ritorno al passato che può avere conseguenze positive sul proprio futuro, e se negli episodi precedenti i riferimenti a Back to the Future erano velati qui le citazioni si fanno evidenti quando il protagonista, anni dopo la morte del padre, si ritrova in un cinema dove viene proiettato il secondo capitolo della serie. Il fil rouge che collega tutti gli episodi di questa stagione è senza dubbio il desiderio impossibile dei protagonisti di modificare le proprie azioni passate e la consapevolezza che un singolo errore può cambiare irreversibilmente le sorti del mondo, ma in questo episodio Esmail si lascia andare ad un vero e proprio atto d’amore verso il cinema mostrando come, nonostante il disastroso clima politico e sociale dipinto nella serie, nulla possa impedire la partecipazione ad un rito collettivo come la proiezione di un film di culto per le vecchie e le nuove generazioni.

Tyrell Wellick è forse il personaggio più incapace di scendere a patti col capovolgimento della sua condizione: da uomo ai vertici della E Corp a rivoluzionario con manie d’onnipotenza, l’uomo crede di essere tornato al punto di partenza con un nuovo ruolo dirigenziale per poi scoprire di essere solo una marionetta passata da un burattinaio all’altro, una facciata di comodo estromessa da entrambe le fazioni e rimasta sola con il suo dolore per la morte di Joanna. Il dialogo tra Tyrell, Mr. Robot e Philip Price, in cui il capo della E Corp rivela di conoscere i piani del 9 Maggio da prima che venissero messi in atto, pone un ulteriore accento sullo scarto tra le convinzioni dei protagonisti e la realtà dei fatti oltre a rafforzare il lato conspiracy della serie con una tagliente riflessione sul fallimento della rivoluzione: è la collettività, non il singolo, a determinare gli equilibri di potere. Altra marionetta senza più padroni è Angela, il cui collasso psicologico sembra aver raggiunto il punto di rottura definitivo. Abbandonata a se stessa, in un appartamento disastrato con le pareti tappezzate di foto delle vittime della Fase 2, la ragazza è bloccata nel suo desiderio utopico di cancellare le proprie azioni per ricominciare da zero e la sua fobia paranoide diventa specchio di quella dei cittadini americani, privi di fiducia verso le istituzioni che dovrebbero difenderli e convinti che ogni contatto umano costituisca una minaccia alla loro incolumità.

Sam Esmail dimostra ancora una volta, come se ce ne fosse ancora bisogno, di avere una precisa visione d’insieme sul futuro della sua serie e di possedere una poliedricità narrativa che ha pochi eguali nella serialità televisiva odierna. Con questi due episodi Mr. Robot riesce a spaziare dal racconto intimista alla conspiracy story corale senza mai essere banale nelle modalità del racconto e mantenendo vivo il fattore d’imprevedibilità che lo rende uno dei show più addictive presenti oggi sul piccolo schermo.
Voto 3×08: 8½
Voto 3×09: 8
