
Tom Rob Smith, sceneggiatore di tutti gli episodi di questa seconda stagione, continua ad offrire una narrazione a ritroso perlopiù coinvolgente e originale anche se a tratti disorientante: il personaggio interpretato da Darren Criss è il filo rosso che collega tutti gli altri e, attraverso i suoi efferati omicidi, abbiamo la possibilità di conoscere una ad una le sue vittime, partendo dalla più recente in termini cronologici – Versace – fino alla sua prima uccisione, quella dell’ex marinaio Jeff Trail, protagonista indiscusso di “Don’t Ask, Don’t Tell”. Coinvolgente perché ad ogni salto temporale lo spettatore è portato ad apprezzare la multiforme interpretazione degli attori, che devono modellare il loro personaggio e adattarlo al momento narrativo in cui si trova: per esempio l’Andrew Cunanan di questo episodio è ancora innocente, non ha ancora dato inizio alla spirale di violenza che lo porterà da Minneapolis fino a Miami; si può dire che è un uomo ancora alla ricerca di un’ancora di salvezza, come dimostrano gli scambi di dialoghi con David sugli eventuali progetti di vita insieme. La narrazione può essere, però, anche disorientante perché assolutamente non lineare e poco adatta ad un racconto di questo tipo: Smith è bravo a catalizzare l’attenzione su un argomento alla volta, al fine di non disperdere l’attenzione e dare maggior risalto alla trama verticale – se così la possiamo chiamare in una serie che tenta di raccontare eventi reali – degli episodi, ma permane una maggiore difficoltà di fruizione rispetto alla prima stagione.
– “Regulation 600-20. Homosexual conduct defined as the act or statement by a serviceman demonstrating a propensity or intent to engage in homosexual acts.”
– “Do you know all regulations from memory, Lieutenant Trail?”
– “Most, sir.”

Jeff viene messo in crisi dalla scelta che gli si pone di fronte: farsi avanti per difendere i suoi diritti, e quelli degli omosessuali in generale, rinunciando così ad ogni possibilità di fare carriera o di rimanere nella marina, oppure di nascondere e affossare il suo essere gay, mantenendo un profilo basso e una condizione di indifferenza verso l’umanità negata nei confronti di persone con orientamento sessuale diverso da quello socialmente accettato. Il personaggio ottimamente interpretato da Finn Wittrock sceglie la prima opzione, confermando le doti positive che gli autori hanno voluto evidenziare in lui: il coraggio di farsi avanti per quello che ritiene giusto nonostante le conseguenze e l’eroismo nei confronti delle persecuzioni e delle violenze gratuite riservate a persone innocenti. American Crime Story, però, non si lascia andare a facili banalità nel descrivere questo fenomeno e, nel tentativo ampiamente riuscito di mettere in campo un discorso sociale molto più ampio, sceglie di porre in relazione le esperienze di coming out di Jeff, che concede un’intervista al programma 48 hours, e di Gianni, che presenta Antonio come suo compagno al The Advocate.
– “And you, you get to be in the shadows, with your voice distorted like a criminal.”
– “Yeah.”

No one wants your love!
Al di fuori della digressione sul passato di Jeff, c’è sempre Andrew; qui, come si diceva, si trova all’inizio della sua “carriera” da serial killer, dato che il suo primo omicidio viene mostrato solo in chiusura di episodio, collegandosi direttamente a “House By The Lake”. Nonostante la mancanza di dati storici affidabili, la serie sta puntando sul costruire un personaggio verosimilmente instabile, che non si ferma davanti a nulla per ottenere qualcosa, a costo di sporcarsi le mani direttamente. Questo suo pragmatismo ossessivo crea un cortocircuito con gli ideali che sostiene, generando la violenza – anche psicologica – e la volontà di avere tutto sotto controllo. Il mondo gira intorno a lui: se egli sostiene che sta lavorando alla costruzione del set di Titanic e possiede un appartamento a San Francisco, questo non può essere falso, perché nel suo mondo costruito è realmente così.
American Crime Story sta confermando, episodio dopo episodio, le sue capacità descrittive e analitiche non solo del crimine al centro della stagione ma anche, e soprattutto, del periodo storico in cui è ambientato. Grazie alla tematica del riconoscimento dell’omosessualità, ormai al centro di questa stagione, lo show mette in comunicazione passato e presente, facendo riflettere lo spettatore su fenomeni sociali ancora critici nel mondo contemporaneo.
Voto: 8

Bravissimo Davide…!…ancora un episodio notevolissimo,di una serie che è già cult…
Il rumoroso percorso di accettazione e negazione della sua omosessualità e delle sue possibilità condurranno un insospettabile folle a uccidere chi ha tutto quello che lui non ha mai avuto. “Sono sprecato per questo mondo, eppure questo stesso mondo ha fatto di te una stella, signor Versace.