
Quest’ultimo episodio non ha portato rinnovamento demolendo – come in altri finali – un vecchio simbolo della mitologia della serie e non ha solidificato l’orizzonte di freschezza creativa pronosticato dalle migliorie comparse ad inizio stagione: si è limitato ad esasperare in un evidente e metaforico grassetto i timidi passi in avanti compiuti dai suoi personaggi, dando un senso di finalità quasi forzata a molte delle scelte compiute dalla stagione. Si è inoltre dimenticato di ricordare e rinnovare l’ormai lontano impatto narrativo della morte di Monica e quindi di valorizzare la stagione come una grande parabola relativa all’elaborazione del lutto o come la prova definitiva del distacco, da parte della serie, dalle modalità espressive passate.
“Sleepwalking” non è infatti né il sigillo di un percorso narrativo dedicato all’emotività di personaggi abbandonati per sempre dalla figura materna, né la conferma della nuova, coraggiosa versione narrativa di Shameless; piuttosto rappresenta la messa in scena della meccanica concatenazione di tutti gli assi narrativi rimasti e del sostanziale atto di pulizia diegetica teso a trovare soluzioni plausibili e indolori agli ennesimi vicoli ciechi che hanno messo all’angolo i protagonisti in queste ultime settimane di programmazione.
L’episodio soffre il calo qualitativo che ha caratterizzato la parte finale di questa annata. Paga lo scomodo compito di ricomporre in una veste più o meno decente alcune delle soluzioni narrative più scarse dell’intera serie e di innervarle di una qualche dignità sia sul piano tematico che su quello visivo; paga la presenza di un minutaggio dedicato in toto alle problematiche della stagione corrente e dimentico della necessità di costruire gli agganci e i presupposti per la nuova (e forse ultima) stagione; paga in definitiva la scelta di raccontare i suoi personaggi secondo singolarità autoreferenziali e non indirizzate all’arricchimento di quella coralità con cui la serie si è sempre espressa agilmente.

L’avvilente storia di Svetlana alla caccia di un marito, l’ennesima involuzione immorale di Frank, gli archi di Carl e Debbie danneggiati da una ripetitività narrativa quasi scioccante: sono le forme di un vero e proprio fuoco amico che la serie ha aperto contro se stessa e contro storie cresciute invece abbastanza bene, in quest’annata in cui i personaggi di Lip – tanto in prima fila da essere protagonista tra i protagonisti –, Fiona e, in modo particolare e problematico, Ian sono stati spostati su un altro piano del racconto, delineato da una struttura drammaturgica più spessa e consapevole. Certo, una struttura magari non sempre messa a fuoco, ma di certo propositiva nell’affondare finalmente le mani in un racconto adulto e nel far fioccare il dramma mediante una sceneggiatura intrisa di soluzioni gravi, pesanti e realisticamente pericolose per l’incolumità psicologica dei personaggi.
Tuttavia anche questa controparte “matura” – che ha stupito nei primi episodi – è sempre più sbiadita nel corso della stagione, fino a rimanere una timida filigrana tenuta viva soltanto dalla storyline di Lip, unica rimasta coerente con i propri obiettivi di affresco caratteriale: se gli altri personaggi fin dall’inizio non erano partecipi di questa corrente più seria, le personalità di Fiona e Ian, pur avendo dimostrato di essere abbastanza plastiche per essere piegate alla drammatizzazione, verso la fine si sono rivelate vulnerabili a banalità e facilonerie.
Fiona è stata di nuovo condotta mano nella mano nello schema convenzionale di una relazione anti-convenzionale con contorno di finale positivo sul versante della sua gestione amministrativa; Ian è stato soggetto di un delirio narrativo che ha preso piede da uno spunto intelligente – quello del confronto tra un individuo potenzialmente instabile e malato e le conseguenze incontenibili della spettacolarizzazione delle buone azioni da parte di masse e approfittatori – e poi ha raggiunto destinazioni narrative a dir poco contraddittorie. Il suo arresto non chiude la vicenda, anzi: è probabile che la prossima stagione ripartirà proprio da lì e dalla lotta della famiglia per aiutarlo, ora che tutte le altre vicende sono state risolte o messe da parte.

“Sleepwalking” è un finale di stagione che va vicinissimo all’insufficienza e poi si salva con alcuni tocchi ancora buoni. Ma è una salvezza amara, che fa sentire tutti i difetti di questa stagione, rende poco onore alla presenza di ottimi episodi e riempie di crepe i già malandati muri con cui Shameless resta in piedi. Dopo così tanti episodi, storie e tematiche affrontate, la serie non può più permettersi di portare a casa il risultato con il minimo dello sforzo comportandosi come un sonnambulo senza neanche accorgersene, danneggiando i propri personaggi a causa di una scrittura distratta e superficiale, indifferente e priva di tensione emotiva. L’anno prossimo sarà necessario fare meglio: ripartendo dal bene di questa stagione e tirando fuori gli ultimi trucchi disponibili.
Voto episodio: 6
Voto stagione: 6½

Una stagione complessivamente deludente.
Concordo con l’autore dell’articolo e con la sua analisi, con la sola eccezione che a me ha sostanzialmente deluso dal principio dell’annata, non mi ha coinvolto dal primo episodio e non l’ha fatto nel suo prosieguo, fino a giungere al finale.
Un brutto passo indietro rispetto alla precedente stagione
Lip è l’unico che ha un arco narrativo valido e coerente col suo percorso di crescita, anche se la sensazione che le sue vicende girassero a vuoto l’ho avvertita.
La storyline di Fiona non aggiunge nulla e non si lascerà ricordare per nessun evento.
Ho trovato ormai insopportabile il teatrino Kev-V-Svetlana(che per fortuna chiuderà qui).
Così come Debbie, la cui stagione si riassume dicendo che ha perso le dita dei piedi…per il resto, non c’è veramente nulla da rilevare. Oltre ad essere sempre irritante nei suoi comportamenti.
Attenderò comunque con piacere la nuova stagione.