
Con un altro degli innumerevoli sbalzi temporali che hanno caratterizzato questa stagione, la serie ci porta nel 1992 per mostrarci, da un lato, il lento ma inesorabile cammino di Andrew verso quella figura brutale che abbiamo conosciuto all’inizio e, dall’altro, la famiglia Versace alle prese con una dolorosa crisi, causata dalla malattia di Gianni e dal bisogno di preparare l’azienda (Donatella in primis) ad un’esistenza priva del suo fondatore.
This dress is not my legacy. You are.
L’attesa del ritorno dei fratelli Versace sullo schermo è stata ben ricompensata in “Ascent” dalle splendide scene a loro dedicate e dall’ottima interpretazione di Édgar Ramírez e di Penélope Cruz. I due hanno infatti donato la giusta intensità a quel delicatissimo periodo che ha visto Gianni e Donatella fare i conti con un addio che sembrava sempre più imminente e, al tempo stesso, con la responsabilità di lasciare intatto il patrimonio artistico ed economico costruito nel tempo dal genio di Gianni.

Non è quindi un caso che l’abito, indossato da Donatella in occasione del 100° anniversario di Vogue, rimandasse all’idea di quella stessa forza e indipendenza di cui i due avevano bisogno. Uno dei momenti più belli e significativi della puntata si trova proprio nel momento in cui Gianni si ritira lasciando delicatamente Donatella da sola sotto il flash delle macchine fotografiche, in quello che simbolizza a tutti gli effetti un emozionante e malinconico passaggio di testimone. Molto brava Penélope Cruz, in questo frangente, a trasmettere senza parole quel miscuglio di paura, dolore ed emozione che invadono l’animo della donna di fronte alla responsabilità di cui deve necessariamente farsi carico: per lei è un onore senza precedenti, certo, ma si tratta pur sempre di un onore impregnato di paura e dolore causati dalla possibilità – sempre più tangibile – di perdere l’amato fratello.
Ci si può chiedere, a questo punto, come mai il ritorno dei Versace sullo schermo sia stato impostato sotto il segno di questa crisi. Una probabile risposta è la necessità di metterli a confronto con un altro tipo di crisi: quella attraversata da Andrew Cunanan in luoghi e modalità del tutto diverse, ma che – come sappiamo – porterà le due dimensioni ad incontrarsi di lì a pochi anni nel più tragico dei modi.
Being told no is like being told I don’t exist.

Il sotterramento della propria persona a favore dell’artificiosa costruzione di un individuo ideale sorretto da un mare di menzogne e di finzioni ha concorso a nascondere l’autenticità originaria allo stesso Andrew, che adesso rifugge disgustato da ogni correlazione con un’esistenza non costantemente segnata dallo sfarzo e dal successo.
Il weekend passato con David potrebbe forse essere il teatro dell’ultimo, debole slancio di empatia e di sincerità (almeno sentimentale) di Andrew che, d’ora in poi, vedremo avvicinarsi sempre di più a quella figura fredda e brutale che lo renderà tristemente celebre.
Il rifiuto della “mediocrità” e di tutto ciò che viene comunemente considerato come ordinario è il trampolino di lancio verso quella mitomania che dominerà la mente di Andrew e che lo porterà a recidere ogni minimo contatto con la realtà e, soprattutto, con se stesso. Vivere come il fantasma di ciò che vorrebbe essere, vendendo non solo il proprio corpo, ma la totalità della propria persona in nome del feticcio dell’artificiosità, dell’apparenza e del successo è un mix pericoloso che può essere scosso da ogni tipo di sollecitazione con esiti imprevedibili.
Se a questo si aggiunge il rapporto difficile e controverso con una madre che nutre altissime aspettative nei confronti del figlio, ma che al tempo stesso (come è stato chiaro in “Descent”) è incapace di ascoltare i suoi bisogni, è facile veder sorgere all’orizzonte un individuo difficile, tormentato e, proprio a causa di un ego che vuole essere sempre ingigantito, destinato alla solitudine emotiva.

Per concludere, “Ascent” si allinea al percorso positivo compiuto dalla serie fino ad ora, rivelandosi un episodio equilibrato e simbolico, capace di mettere in luce con qualità gli aspetti più significativi delle personalità e delle vicende rappresentate, costruendo con metodo e pazienza (ma senza privarsi di rischi) il percorso narrativo e, soprattutto, psicologico che porterà Andrew all’assassinio di Gianni Versace. La strada verso la fine della stagione non poteva essere aperta in modo migliore.
Voto: 8

Ottimo report…condivido tutto…bravissima la Cruz,incredibilmente criticata(sporadicamente cmq)per la sua interpretazione…