
Con “Akane No Mai” Jonathan Nolan e Lisa Joy portano finalmente i personaggi e il pubblico all’interno di Shogunworld, il parco che ricostruisce il Giappone del periodo Edo concepito per gli ospiti insoddisfatti dalla tensione e dalla truculenza di Westworld. Annunciato fin dall’ultimo episodio della prima stagione, l’incontro tra Far West e Sol Levante appare come una tappa obbligata per le affinità elettive che legano i due immaginari sul piano estetico e tematico, al punto tale che Dan Dietz – lo sceneggiatore dell’episodio – innesta nella trama dell’episodio la storia che lega a doppio filo i due generi cinematografici. Se è vero infatti che la rivoluzione del western avviata da Sergio Leone con Per un pugno di dollari nasce dal riadattamento ai limiti del plagio di Yojimbo di Akira Kurosawa, qui assistiamo agli stessi filoni narrativi di Westworld rivisitati in chiave orientale. L’ingresso in scena di Musashi – Hiroyuki Sanada, attore ben noto ai fan di Lost – e il suo assalto alla casa delle geishe rielabora in ogni minimo dettaglio l’attacco al saloon con cui Hector esordiva nella prima stagione, dalle manovre d’attacco alle battute dei personaggi fino alla cover di Paint it black che fa da sfondo alla sequenza.
Pur avendo assunto consapevolezza della sua natura artificiale, l’indignazione di Maeve per il plagio subito suona quasi come una rivendicazione di proprietà intellettuale, ma dallo sdegno si passa all’empatia dopo l’incontro con Akane e Sakura, controparti giapponesi di Maeve e Clementine. È qui che l’episodio mostra il suo vero cuore tematico e le suggestioni più interessanti di tutta la stagione, ossia la presa di coscienza da parte degli androidi delle emozioni umane che stimolano il loro agire. In una sorta di cortocircuito narrativo, Maeve decide di calarsi nei panni di un Ospite e iniziare un filone narrativo nel momento in cui Akane, andando contro la sua programmazione, decide di salvare Sakura e sfidare il sanguinario Shogun: anche in questo contesto assistiamo agli effetti profondi della rivoluzione di Robert Ford sulle Attrazioni, divise tra il bisogno di seguire una linea narrativa precisa e le pulsioni dettate dai loro sentimenti.

Infatti, se prima alla donna bastava l’uso della parola per controllare le Attrazioni, il brutale omicidio di Sakura da parte dello Shogun – riflesso dell’uccisione della figlia di Maeve per mano della Ghost Nation – attiva una sorta di controllo mentale che spinge tutti i samurai ad uccidersi a vicenda in quella che è la sequenza più sanguinosa dell’intera stagione. Un’abilità di questo genere, oltre ad alimentare nuove e affascinanti fan theories, può diventare in futuro l’ago della bilancia nello scontro tra Attrazioni e Creatori, ma a creare riflessioni più interessanti è l’utilizzo di questo nuovo potere da parte di Maeve che la pone in diretta antitesi con Dolores: da un lato abbiamo la violenza come mezzo ultimo per la difesa personale e dei propri affetti, dall’altra abbiamo la guerriglia armata con lo scopo di rovesciare lo status quo.

I filoni narrativi del parco e le iniziative personali dei protagonisti continuano a mescolarsi per dare un senso al loro vagare, ma questo caotico mix di realtà e finzione inizia a coinvolgere anche gli Ospiti, come dimostrato dalle sequenze di dialogo tra William e la figlia Grace. L’Uomo in Nero è assorbito totalmente dal gioco mortale che Robert Ford ha creato apposta per lui, al punto da vedere la figlia come un altro androide apparso per metterlo in trappola, ma la realtà è che il proprietario del parco non vuole sottrarsi al piacere della vita priva di conseguenze e ripercussioni morali che Westworld può offrirgli, mentre Grace sembra avere ben chiari gli effetti nefasti dei divertimenti dissoluti del padre.

Lo squilibrio qualitativo di Westworld non accenna dunque a scemare, regalando in egual misura nuove sfumature sul processo di umanizzazione del cibernetico e il pigro riproporsi delle soluzioni narrative e formali che hanno costituito il successo dello show. Forse è in virtù delle sue evidenti problematiche che l’interesse mostrato dai fan verso l’andamento della serie e le innumerevoli fan theories sul destino dei protagonisti non accennano a diminuire: che sia questo il vero punto di contatto tra Westworld e Game of Thrones?
Voto episodio 2×05: 8
Voto episodio 2×06: 6½
