
Si tratta, in poche parole, di due adolescenti di New Orleans provenienti da due background piuttosto diversi che si trovano connessi da un drammatico incidente che ha tolto loro un familiare e dato un potere fuori dall’ordinario.
Partire da uno stereotipo per decostruirlo non è certo un’operazione originale per l’universo televisivo americano, ma è sempre interessante se, com’è il caso, portata avanti intelligentemente: la “ragazza bionda” e il “ragazzo nero” vengono, nel corso della stagione, stratificati, approfonditi, personalizzati e, soprattutto, confrontati l’uno con l’altro. Tenendo presente che Marvel’s Cloak & Dagger tratta della stessa tematica adolescenziale di Marvel’s Runaways (sebbene non dal punto di vista del gruppo di amici ma da quello della coppia) e che i due protagonisti, proprio come Jessica Jones o Luke Cage, si trovano a fare i conti con tutta una serie di violenze sistemiche ed ingiustizie sociali legate al loro essere donna o di colore, potrebbe sembrare che la serie si trovi con molto o forse troppo materiale da gestire. Ma non è così: lo show riesce a tenere insieme in modo forte ed organico tutti i diversi discorsi, dando vita ad una narrazione che risulta il più delle volte coerente ed avvincente. L’evoluzione dei due personaggi (nel corso di quello che è anche e soprattuto una coming-of-age story), la gestione del rancore di fronte alle ingiustizie, il ricorso al superpotere, vale a dire la scelta di agire fuori dagli schemi ordinari per far fronte all’ingiustizia, sono tutti momenti supportati da una costruzione del contesto e della successione degli eventi davvero paziente e credibile.

Il fatto che molte scene siano ambientate negli spazi del sogno e del subconscio dei personaggi conferisce, inoltre, alla serie un’estetica tutta particolare, in bilico fra il dark, il weird ed il perturbante che ricorda per certi versi (seppur più modestamente) il lavoro di sperimentazione del linguaggio visivo del genere supereroistico fatto da Noah Hawley in Legion.
Tuttavia, ciò che fa la freschezza di Marvel’s Cloak & Dagger e che lo rende un ottimo romanzo di formazione è sicuramente l’intenzione di portare sugli schermi una coppia di supereroi. Nel corso della stagione ci sono, continuamente e puntualmente, momenti di incontro, di confronto, di rimprovero, di incoraggiamento, di accettazione, di comprensione; ciascuno dei due protagonisti è costantemente messo di fronte all’Altro da sé, al Diverso ma Uguale, lungo il proprio percorso evolutivo, e abbraccia questo confronto. Tale dinamica è trattata in modo estremamente positivo alternando in maniera equilibrata le personali esperienze e battaglie dei due e le occasioni che obbligano la coppia di adolescenti all’apertura, al dialogo e all’autocritica. Il potere, così come il trauma vissuto da entrambi, non è più motivo di solitudine, esclusione, eccezione ed incomprensione come accade in molte narrazioni per adolescenti dello stesso tipo, o almeno non in toto: Tyron e Tandy sono sempre prima o poi messi davanti all’altro della coppia superomistica che ha vissuto lo stesso trauma, che sta vivendo la stessa esperienza di cambiamento e di trasformazione, che è messo davanti alle stesse scelte, anche se in contesti ed in modi diversi, ed impara così, pian piano, a relativizzare, ad empatizzare, a comunicare, a stare con qualcuno.

