
La sfida più grande era sicuramente non perdere la capacità di focalizzare a tutto tondo i dilemmi della pubertà, ed insieme il coraggio di raccontarli in maniera così onesta da trascendere per forza nella volgarità. Perché uno dei grandi problemi nel parlare di temi come le mestruazioni o l’autoerotismo, ma ancora più banalmente dei primi impulsi sessuali, è l’uso della maschera della metafora, come se queste sensazioni e questi momenti di transizione non fossero forse una delle “livelle” del genere umano, passaggi necessari e fondamentali cui nessuno può scampare. La prima stagione infatti si era concentrata molto sul costruire la propria retorica, nello scioccare lo spettatore con i suoi modi diretti e decisi, trasformando gli impulsi sessuali in personaggi concreti, che non fossero fatine o astrazioni, ma dei veri e propri mostri che agiscono sulla mente del ragazzino e lo spingono ad agire.

E non a caso un altro prezioso tassello di questa stagione è l’affondo su questioni apertamente femministe come il body shaming. Dopo un primo episodio non tra i più indimenticabili della stagione, che ha avuto giusto il pregio di reintrodurre i personaggi e far finire la storia tra Jay e Jessi, Big Mouth ricomincia a sfornare “genialate” sin dal secondo episodio, “What Is It About Boobs?”, che fa un po’ da seguito all’altro indimenticato momento della prima stagione: girls are horny too. I creatori della serie hanno deciso di sondare non solo uno degli argomenti più caldi e delicati tout court, ma soprattutto di questo periodo storico, provando a dare uno spaccato preciso di cos’è e come si sviluppa lo sguardo maschile, cosa vede e cosa sente, tentando di non esprimere un giudizio di valore, bensì mostrando come sia qualcosa non di innato, ma che viene da sovrastrutture così profondamente radicate da dimenticare persino se c’è un punto di origine. Quando Gina toglie la felpa e si muove in campo davanti agli occhi di tutta la scuola mostrando un seno prosperoso, si potrebbe semplicisticamente dire che “ovviamente tutti gli occhi sono puntati su di lei”.

Certo, non tutte le storyline hanno funzionato bene, come ad esempio la verginità di Coach Steve Steve, che, per quanto sia un personaggio simpatico e in alcuni contesti una buona spalla per sviluppare certe situazioni, ha avuto fin troppa ed inutile rilevanza, avendo come pregio quello di dare un po’ di risalto alla situazione familiare di Jay ed essere quindi l’aggancio per un episodio come “Guy Town”. In questa stagione, molto più che nella precedente, c’è stata una maggiore attenzione sui genitori, sia nell’episodio appena citato che mette in fila i temi del cameratismo maschile e della conseguente esigenza di esporre le proprie conquiste, per poi ritrovarsi a condividere stanze affittate da Guy Bilzerian (inutile ricordare chi sia il modello a cui il personaggio attinge); sia nell’ancora più esplicito e decisamente interessante “The Planned Parenthood Show”, che mette insieme la contraccezione, l’aborto, il ruolo del consultorio, combinando l’appello alla conoscenza alle storie sul passato dei propri genitori.

Tutto quello che viene portato a galla trova la sua conclusione negli ultimi due episodi che hanno il pregio di mettere in uno stesso luogo tutti i personaggi, compresi gli hormone monsters e lo Shame Wizard, come a voler ricomporre un enorme puzzle e avere la possibilità di riproporre tutto in un’unica soluzione. E non a caso si conclude su altri fondamentali temi, che speriamo vengano approfonditi ancora di più nella prossima stagione: l’omosessualità e la gender fluidity.
Se esiste un concetto ambiguo e molte volte inutile nel mondo dell’arte e dell’intrattenimento è quello della necessità. Decidere che un’opera, un atto artistico siano necessari equivale tante volte a impoverire quelle stesse cose, trasformandole da espressioni a propaganda o, peggio ancora, semplice pubblicità. Ma Big Mouth riesce a salvaguardare la propria bellezza grazie all’onestà e alla schiettezza dei suoi intenti, imponendosi come un prodotto necessario, che dovrebbe davvero essere dato in pasto alle masse perché riesce a parlare di tutto a tutti e con un sarcasmo mai semplicemente fine a se stesso.
Voto stagione: 8
Nota:
Tutti i personaggi hanno dietro dei bravissimi attori a dar loro voce: qui l’elenco completo delle new entry, su cui svettano la bravissima Gina Rodriguez di Jane The Virgin, che presta la sua voce a Gina Alvarez, e David Thewlis, che ricordiamo tra i tanti ruoli per quello di Fargo, che dà la voce allo Shame Wizard.
