
Roberto Aguirre-Sacasa, già al lavoro nei fumetti Marvel e famoso nel panorama seriale grazie alla serie Riverdale, fa di questa lezione il punto forte della sua ultima fatica: Chilling Adventures of Sabrina, apparso il 26 ottobre sulla piattaforma Netflix.
Gran parte del pubblico, appassionato alla serialità o meno, conosce Sabrina, vita da Strega (o Sabrina, The Teenage Witch), che tra il 1996 ed i primi duemila ha allietato i pomeriggi di molti, in Italia come nel mondo; poco è conosciuto, invece, l’omonimo fumetto da cui è stata tratta la sit-com, pubblicato dalla celebre Archie Comics. La suddetta possiede un imprint, Archie Horror, impegnata nella pubblicazione della versione orrorifica e dark delle proprie storie. Nel 2014, Archie Horror dà vita alla testata Chilling Adventures of Sabrina, il cui autore è proprio Aguirre-Sacasa. Lui stesso tradurrà la sua fatica in uno show per la piattaforma Netflix, in una delle produzioni più attese della stagione autunnale.
Il profondo legame tra le pagine del fumetto e lo show si palesa già dalla sequenza d’apertura, che con una grafica fumettistica rende omaggio tanto al tono stregonesco e gotico della serie, quanto alle atmosfere del comic originale. Ma non solo: l’opening rispecchia l’altrettanto duplice natura dello show: teen drama e serie soprannaturale d’ispirazione horror. Appare fin da subito evidente anche la duplice natura della protagonista: strega, creatura della notte e adolescente che affronta i problemi propri della sua età, sullo sfondo di una periferia americana che in alcuni aspetti rimanda agli anni Sessanta.

In un’equilibrata fusione tra elementi horror e teen, le dieci puntate sono un ibrido tra il racconto principale e varie trame episodiche, affrontando di volta in volta piccoli frammenti della vita quotidiana della Sabrina umana e della Sabrina strega, che si sovrappongono in un mosaico volto a presentare una trama organica ed avvincente.
Di tale filosofia e particolarmente pregevole è il quinto episodio: “Chapter Five: Dreams in a Witch House”, dove solo apparentemente la trappola dei sogni è un freno al proseguire della trama principale. Si ha successo nel difficile compito di sviscerare di più sui vari personaggi e sui rapporti che li legano, così come nel portare avanti gli intrecci narrativi, con il successo di Sabrina nell’apertura dell’Acheron ed il quasi smascheramento della rediviva Mary Wardwell, per esempio.
Per quanto, come la maggior parte delle produzioni Netflix, anche Sabrina si configuri come un racconto corale, la sua protagonista ne è la perfetta sintesi.

Uno struggimento simile, tra la propria identità e l’eredità che la storia ha lasciato, si riflette similmente sugli altri abitanti di Greendale, anche se non tutti intraprendono la stessa ricerca in cui Sabrina si imbarca.
Dal lato delle streghe sono riconoscibili le zie: Zelda e Hilda, che non si limitano ad essere uno specchio della divisione della nipote, tra il dovere e la fuga da esso. La prima (interpretata da Miranda Otto, che diede il volto ad Éowyn ne Il Signore degli Anelli), è a capo della casa delle Spellman, mostrandosi integerrima e stoica. Lei è un altro importante tassello nella composizione dello show: rappresenta la strega che Sabrina dovrebbe diventare, ma al contempo l’affetto verso la nipote la porta ad infrangere più di una delle regole a cui vorrebbe aderire ciecamente, trasformando tale debolezza in un punto di forza, di fronte a potenze ben più grandi di lei ed ergendosi a difensore della protagonista.
Hilda, invece, è la sorella solo all’apparenza sbadata e svampita. La sua curiosità, il suo desiderio di libertà è ciò che più ispira Sabrina alla sua non-scelta; come la nipote, Hilda affronta a viso aperto le istituzioni che cercano di controllare la sua vita, in nome della libertà che da esse è solo propagandata, ma mossa da un amore genuino per coloro che la circondano, persino verso l’insopportabile sorella maggiore. L’interpretazione della brava Lucy Davis, inoltre, impreziosisce il personaggio e dona alcuni dei momenti più toccanti della stagione.

I mortali, invece, sono per la maggior parte coetanei ed amici di Sabrina: Roz, Riley ed il fidanzato Harvey. Fedeli allo spirito del racconto proposto dalla prima annata di Sabrina, il loro percorso è parallelo a quello intrapreso dalla loro amica dalla doppia identità: Roz scopre ‘The Cunning’ dalla nonna, una sorta di ‘Shining’ di kinghiana memoria, che è frutto della maledizione nata da screzi familiari con una strega, Riley entra in contatto con la sua antenata Dorothea e viene a conoscenza del suo ruolo nella caccia alle streghe di Greendale; infine, Harvey ritorna alle sue radici di cacciatore di streghe, con una caccia che sa di rituale iniziatico al pari di quelli paventati alle streghe.
Nonostante le storie di contorno qui proposte manchino alle volte di una certa profondità, questa riscoperta della memoria storica familiare dà nuova forza ad un elemento che altrimenti sarebbe rimasto ai margini della storia, mettendo in moto negli adolescenti di Greendale un coinvolgente sforzo nel riscoprire l’eredità lasciata dai loro progenitori.
Questa eredità avrebbe dovuto portare Roz, Riley ed Harvey ad un rigetto atavico per l’amicizia e l’amore di una strega, ma la riscoperta e la coscienza delle proprie radici coincide con il superamento delle rivalità e delle divisioni dettate dalla storia. Il messaggio di speranza in “Chapter Ten: The Witching Hour”, è l’abbraccio tra Sabrina, Roz e Riley dopo la confessione d’essere una strega o alla fine dell’episodio, con il riavvicinamento di Harvey alla Spellman.

I mondi dei mortali e della coven sono divisi e si compenetrano solo in luoghi come la foresta o la miniera, dove la loro storia si è intrecciata e dove le tenebre nascondono tutto ciò che è dominio della notte, che non può avvenire alla luce del sole, costruendo una mitologia coinvolgente, che però non sfocia nell’inspiegabile orrorifico, ma in uno specchio della società mortale, con una gerarchia e dei dogmi da essa non dissimili: la Church of Night.
La Church porta sullo schermo un concetto interessante: Sabrina si ritrova alunna di una scuola che professa il libero arbitrio, ma è solo una facciata per un controllo capillare sugli studenti dell’accademia dell’occulto che è volere di un dio, secondo le istituzioni sempre terrene, per quanto magiche.
La Church of Night è mossa da due forze complementari ed in conflitto, che cercano non di tentare Sabrina verso un possibile lato oscuro, ma di ridurla all’obbedienza, privandola del diritto a scegliere. Il sommo sacerdote Faustus Blackwood (Michael Coy) è una figura controversa e machiavellica, che usa i suoi poteri temporali e la sua influenza per piegare la protagonista; invece Madame Satan, volto affidato alla bravissima veterana Michelle Gomez (Doctor Who), rappresenta la parte primordiale della Church, simboleggiando a tutti gli effetti quella storia e quel passato a cui Sabrina dovrebbe arrendersi.
Un altro aspetto importante è una buona attenzione al sistema magico usato dalle streghe, elemento colpevolmente trascurato da molte serie del genere. La magia è influenzata dal folklore e dalle leggende, nonché mossa da architetture appena abbozzate, ma che lasciano intravedere una coerenza, uno spessore che si reggono su loro stessi. Non per ultimo, è proprio l’uso della magia il punto di svolta della seconda metà della trama e fulcro del cambiamento di Sabrina, nel suo tentativo di far risorgere il fratello di Harvey, apprendendo un doloroso insegnamento: tutto ha un prezzo, dato che la magia non risolve ogni problema.

Voto: 8 ½

Bella recensione, Massimiliano!
Devo dire che mi hai dato il contesto per apprezzare meglio questa serie, per questo ti ringrazio.
Guardando Sabrina ho avuto impressioni contrastanti. Da un lato, ho continuato a vederla e mi piaceva. L’ambientazione era ottima, anche in contemporanea con Halloween e l’autunno, la magia, l’esistenza di una società delle streghe nascosta nella società, l’aspetto teen, che dona un pò di freschezza, il fatto che effettivamente la trama tocca diversi punti molto interessanti, dal libero arbitrio al dover prendere scelte difficili in cui non c’è una easy way out.
Dall’altra ho avuto anche diverse riserve: uno è l’amalgama di tutti questi elementi, perché spesso tutto questo succedeva in maniera un pò troppo teen, cioè troppo forzata, annullando distanze, ingigantendo capricci. Dall’altra ho notato come la “filosofia” magica alla base di tutto fosse fatta con intento piacione, o per clichè, come dici tu: abbiamo tanto Cristianesimo, scopriamo che le streghe, in realtà, adorano Satana e che Satana è quello dei satanisti degli anni ’60 del ‘900, che ci sono anche un sacco di uomini tra le streghe tanto che comandano loro. Insomma, l’aspetto esoterico e magico è stato semplificato e forse questo è servito a rendere il tutto più facilmente comprensibile per il pubblico. Il problema è che troppa banalità toglie mistero e vilifica un pò la parte horror/fantasy. Vedo poi una serie di richiami o citazioni ad altre opere, da Stranger Things (il limbo!) a Stephen King a 13.
Detto questo, l’evoluzione di Sabrina è interessante e sono d’accordo che lei sia il personaggio più riuscito. E’ una serie che consiglio e che penso possa avere ancora qualcosa da darci. Direi che un intorno di 8 è un voto meritato.
Ciao Michele!
Scusa il ritardo nel risponderti, ma ho visto colpevolmente tardi il commento… ti ringrazio innanzitutto per i complimenti!
Sì, è vero si poteva fare di più per la magia. Io personalmente ho apprezzato molto che abbiano perlomeno cercato di spingere un po’ su quell’elemento, con qualche riferimento un po’ più profondo di quelli che abbiamo visto nella terza di American Horror Story, per citare una serie con ambientazioni simili. Purtroppo, come hai detto giustamente tu, qualcosa è stato smorzato per forza, perché la natura di Chilling… è pur sempre a metà tra il teen e l’horror ed ogni tanto l’uno deve sacrificare qualcosa all’altro anche per una questione di fruibilità e si ricollega questo al tuo primo punto. Insomma è un equilibrio un bel po’ fragile da mantenere ed alle volte si sbilancia un po’ troppo!
P.S. Magari avremo una bella Valpurga nella seconda stagione c: