
Le avventure di Sabrina si sono dunque rivelate intriganti non solo per il fascino di quell’universo stregato a cui ben pochi saprebbero resistere, ma anche per come hanno messo in scena – fra un incantesimo e l’altro – il percorso interiore della sua protagonista che, prima di essere una strega, è una giovane ragazza che si trova a fare i conti con gli stessi pensieri, dubbi e tormenti di chiunque sia passato in quella sorta di terra di mezzo che si trova fra l’adolescenza e la vita da adulti.
Se, nella prima stagione, la nostra protagonista conduce una sorta di doppia vita dividendosi fra il mondo mortale e quello stregato, l’aver firmato il Libro della Bestia ha cambiato radicalmente le cose: Sabrina adesso è una strega a tutti gli effetti e, in quanto tale, è inserita con molta più decisione nel mondo magico e, in particolare, nell’Accademia delle Arti Occulte. Un cambiamento, questo, che si rispecchia anche nell’aspetto fisico della giovane interpretata dalla bravissima Kiernan Shipka, che sfoggia adesso capelli biondo platino e indossa sempre più spesso abiti neri, a simboleggiare il suo definitivo ingresso nella sfera occulta.
La Sabrina di questa seconda stagione sembra, dunque, molto più a suo agio nei panni di strega e, soprattutto, molto più consapevole e fiduciosa delle proprie capacità. La vita all’interno dell’Accademia le ha permesso non solo di intraprendere una relazione sempre più stretta con Nicholas, ma anche di stringere un rapporto più o meno amichevole con le subdole Sorelle Sinistre che, nella prima stagione, si sono rivelate delle antagoniste a dir poco perfide.
Legami mortali

La giovane realizza solo in un secondo momento, infatti, dei cambiamenti avvenuti nelle vite dei suoi amici, a partire dalla maledizione che ha colpito Rosalind, fino alla transizione di Susie in Theo, le cui vicissitudini sono state messe in scena – nonostante il poco tempo dedicatogli – con abilità e tatto dagli autori. Sembra, dunque, che la giovane non riesca più a trovare il proprio posto nel mondo mortale: l’accrescersi delle differenze fra il suo stile di vita e quello dei suoi amici concorre a farla sentire sempre più come una presenza ingombrante e di troppo nei nuovi equilibri creatisi alla Baxter High; la nuova scintilla scoccata fra Harvey e Rosalind, inoltre, non fa che sottolineare con ancora più decisione l’allontanamento di Sabrina dalla dimensione umana.
Se queste novità hanno avuto il merito di mettere in scena felicemente il dissidio interiore della giovane riguardante la sua parte mortale, l’aver insistito fin troppo sulla rappresentazione del triangolo amoroso con Nicholas e Harvey nella prima parte della stagione ha un po’ depotenziato il fascino stesso della serie che, nel concentrarsi eccessivamente sugli elementi da teen drama, ha sacrificato la messa in scena del mondo stregato e il ritmo stesso della narrazione.
Episodi come “Lupercalia” e “Doctor Cerberus’s House of Horror”, per quanto ben fatti, rischiano di stancare un po’ gli spettatori proprio perché si concentrano su elementi più o meno marginali della serie e non aggiungono nulla o quasi di rilevante alla trama: i dubbi amorosi di Sabrina e una lettura (tramite i tarocchi) delle paure più nascoste dei personaggi sono sicuramente interessanti, ma è stato loro dedicato davvero fin troppo tempo, rischiando così di renderli degli episodi quasi filler, troppo lunghi e (soprattutto per quanto riguarda il secondo) troppo dislocati dal resto della storia.
L’inganno del potere

Questo concorre alla creazione di un universo peculiare e strambo che non ha bisogno di virtuosismi tecnici o estetici per riuscire a colpire ed intrattenere. Dopotutto, il mondo mortale e quello stregato non sono poi sempre così diversi fra di loro: con questa stagione abbiamo avuto modo di approfondire i problemi che stanno alla base dell’intero credo messo in atto da Padre Blackwood, intriso di una misoginia spiccata che cerca di impedire alle streghe – anche a quelle più valenti e ambiziose – di acquistare potere.
Questa situazione avrà un ruolo fondamentale nella crescita di Sabrina che, forte delle capacità donatele dal Signore Oscuro, vediamo maturata e combattiva più che mai, fiduciosa delle proprie possibilità e decisa a fronteggiare le ingiustizie che Blackwood, ormai sempre più vicino alla follia, impone alla sua scuola. La follia retrograda del Sommo Sacerdote permette allo show di affrontare temi importanti e attuali come il maschilismo e il razzismo (in questo caso nei confronti dei mortali), spingendo Sabrina a indagare non solo su se stessa ma anche sulle idee di suo padre, così vicine alle sue. Tramite la lettura del Manifesto scritto dal genitore, infatti, Sabrina ha capito che non deve necessariamente scegliere fra la sua natura di strega e quella mortale, anzi: l’unione di queste due dimensioni è potenzialmente fertile per entrambe le categorie e lei stessa si sente ormai come l’incarnazione vivente di questa possibilità.
La narrazione si riaccende di grande interesse soprattutto a partire dall’episodio “The Missionaries”, in cui Sabrina si scopre in possesso di un potere immenso, capace di lasciare a bocca aperta anche i suoi colleghi all’Accademia. Tuttavia, la scoperta di essere solo una pedina di Satana per i suoi piani per l’Apocalisse cambia le carte in gioco: il vero nemico risulta essere proprio il Signore Oscuro, che elargisce doni e potere alle sue streghe solo per riuscire ad incatenarle ancora più saldamente al proprio volere. Dopotutto, questo sembra essere il modus operandi di tutte le figure maschili e autoritarie dello show: nell’offrire una fetta di potere alle loro sottoposte, se ne assicurano la fedeltà e il servizio.
Questo lo sa bene Lilith (interpretata da una sempre validissima Michelle Gomez), forse il personaggio più riuscito della stagione, che paga con la servitù eterna il prezzo della sua ambizione e che, puntata dopo puntata, vediamo ribellarsi con sempre più convinzione al Signore Oscuro, riprendendosi infine il potere e l’autorità che sognava da secoli.
Un percorso coraggioso

Questa stagione ha, insomma, il merito di esser riuscita a raggiungere un equilibrio (mantenutosi più o meno costante) fra le numerose storyline e dimensioni dello show, con il coraggio di aver messo in moto nuovi percorsi narrativi che hanno saputo mantenere vivo lo spessore e l’interesse delle vicissitudini vissute dalla nostra protagonista a Greendale. Le piccole problematiche narrative di cui si diceva in precedenza – dovute, più che altro, alla necessità di riempire sempre episodi che durano quasi un’ora – non sono riuscite a scalfire le migliori caratteristiche dello show, privandole sporadicamente di fascino e brillantezza, senza però danneggiarne la riuscita complessiva.
L’attenzione e la cura dedicate non solo alla vita stregata di Sabrina, ma anche ad altri personaggi (stregati e non) della serie e l’esplorazione in chiave magica di nuove tematiche appartenenti anche ai nostri tempi rendono la seconda stagione di Chilling Adventures of Sabrina una scommessa ancora vincente. I nuovi ed interessanti scenari aperti dall’epilogo di quest’annata non possono che renderci impazienti per l’arrivo della terza stagione, che probabilmente vedrà la famiglia Spellman tenere le redini di quel mondo magico che abbiamo conosciuto fino ad ora.
Voto: 7½
