
In fondo Gomorra ha sempre raccontato questo: le capacità individuali contro il potere del lignaggio, la forza di un leader legittimato solo dall’aver dimostrato di poterlo essere – come è stato per Ciro ed è ora per Patrizia – contro il potere aristocratico che viene riconosciuto sul principio dell’onore. Volendo scomodare gli idealtipi di legittimazione del potere teorizzati da Max Weber si direbbe che siamo di fronte al potere tradizionale, quello che nella storia è stato incarnato da istituzioni aristocratiche e secolari obbedite in base al principio dell’eterno ieri, contrapposto al potere carismatico, la cui obbedienza per acclamazione è garantita dall’attribuzione di abilità straordinarie all’uomo forte che assume il comando, un potere quest’ultimo che nella storia dell’umanità è possibile individuare nei grandi dittatori o nei demagoghi più feroci. In Gomorra i Savastano hanno rappresentato, fuori da ogni dubbio, il potere della tradizione nel senso più stretto; con la fine dell’egemonia di Don Pietro, tuttavia, la segmentazione politica nei quartieri della città si è fatta più varia e, nonostante il principio dell’onore rimanga fortissimo in istituzioni ancora solide come i Capaccio o, new entry in questa stagione, i Levante, è possibile vedere emergere nuove forme di potere e di organizzazione malavitosa.

Sono proprio i Levante in questa quarta stagione a muovere i fili che controllano le reti criminali della città, approfittando dei vuoti di potere e delle debolezze dei capi dei clan. Dopo Patrizia, che hanno provato prima a far fallire e poi a uccidere, anche Enzo deve difendersi dagli attacchi esterni e interni alla sua leadership. Il settimo episodio mette una lente di ingrandimento sulle tensioni interne a Forcella dopo l’avvertimento che era stato portato da Nicola: qualcuno vuole far saltare l’Alleanza e bisogna fermarlo. Sangue Blu rimane fermo sull’idea di imparzialità promossa sin dall’inizio della stagione, convinto che siano proprio i tentativi di ingerenza negli affari altrui a portare scontri che non fanno bene agli affari, scontrandosi con le idee di Valerio che invece vuole smascherare il complotto e arrivare alla verità, andando così incontro a un destino funesto. Ad appesantire ulteriormente il fardello del comando di Enzo giunge anche la morte di Sasà durante un tentativo di furto ad un portavalori; il tragico evento acuisce le divergenze interne alla banda e infligge un duro colpo al senso di colpa del boss, la cui posizione nei confronti dei suoi scagnozzi è sempre meno solida. Scelte sbagliate, incontri segreti, meccanismi di fiducia che non funzionano: la situazione di Forcella è un’altra bomba pronta a esplodere che, se ben gestita, potrà dare il via ad una soddisfacente – dal punto di vista meramente narrativo – escalation di violenza negli ultimi episodi alla quale sembrano tendere gli autori di Gomorra.

Al netto di questi primi otto episodi, la serie ha ormai disvelato la direzione che intende seguire da qui alla fine della stagione, senza però lasciare intravedere quale sarà l’esito finale dell’articolata rete di relazioni, intrighi e tradimenti che ha messo in campo. Un lavoro da elogiare per come è stata superata l’eliminazione di uno dei suoi protagonisti più amati – che tra l’altro viene ricordato da Genny proprio nell’ottava puntata – che risente, tuttavia, di problemi strutturali all’interno dei singoli episodi, ancorandosi ad una gestione dei tempi narrativi troppo rigida che andrebbe ripensata e ogni tanto diversificata, al fine di evitare un meccanismo di prevedibilità che, se finora regge ancora abbastanza, rischia di trasformarsi presto in ripetizione.
Voto 4×07: 7
Voto 4×08: 7½

Ottima rece…:)…
Insomma un lungo giro di parole per dire che la minestra è sempre la stessa e che l’unico elemento di novità è il nuovo “ruolo” pensato per il personaggio di Genny. Troppo poco. Comunque due episodi prevedibili nello sviluppo ma migliori dei precedenti (il sesto è abbastanza imbarazzante).
Soprattutto il settimo episodio l’ho trovato realmente noioso e prevedibile.
Meglio l’ottavo.
Insomma, genny fa uccidere il padre perchè voleva comandare da solo e alla fine regala Secondigliano a Patrizia…sempre più senza senso la storytelling generale delle 4 stagioni. Stesso ragionamento per quanto riguarda il tiromancino rifilato al suocero Avitabile quando lo fa carcerare e tenta di fregarlo nella terza stagione. Sono solo escamotage per allungare il brodo della serie, ma non hanno nessuna logica. La logica sarebbe stata Don Pietro re di Secondigliano, Genny braccio destro di don avitabile a roma, ciro fatto fuori alla seconda stagione al posto della figlia. Fine della storia.
Al massimo si sarebbe potuto inventare una terza stagione con una guerra tra secondigliano e napoli centro.
E poi..sono arrivato alla quarta serie i fratelli capaccio…i meno credibili di tutti i boss di napoli centro. avrei fatto sopravvivere O’ Sciarmand…molto bravo come attore.