
Questa soluzione liberatoria è la conseguenza logica innescata dai meccanismi espressivi che dall’inizio hanno mosso lo show. Da sempre costruita con catene di parossismi e intensificazioni pensate per caricare la tensione narrativa a un punto preciso – quello corrispondente allo stato di tensione emotiva dei personaggi – la serie di Nick Croll e Andre Goldberg (assieme a Mark Levin e Jennifer Flackett) non poteva continuare a incanalare la sua narrazione su un corridoio ascensionale; ogni forma di parossismo tiene in sé il suo limite, è un movimento che si espande pur conoscendo che questo stato di espansione si risolverà nel suo rovescio, nel segno opposto, cioè in una contrazione esplosiva.
“Super Mouth” è quindi proprio la detonazione di quanto collezionato a lungo sottotraccia, la risoluzione dell’acne-acme (l’etimologia del primo termine deriva dalla confusione con il secondo nelle trascrizioni e da qui la somiglianza allitterante). Prima di analizzare però questa esplosione controllata, si può centrare lo sguardo sulle modalità con cui l’episodio ha interpretato la necessità strutturale di mandare in cortocircuito il proprio corso esponenziale a livello contenutistico, formale e genericamente narrativo con la consueta agilità espressiva dimostrata anche in passato: cioè il modo in cui ha per un’ultima volta esasperato e stressato la sua narrazione.

La soluzione è una forma di acutizzazione narrativa apparentemente slegata con il corso della stagione – lo stesso Matthew chiede di giustificarla oltre la quarta parete – che invece amplifica l’esponente delle questioni in gioco sia nella forma che nei contenuti. I maggiori eventi della stagione – come la litigata tra Andrew, Nick, Missy e Lars o anche la solitudine di Jay e Jessi, e le conseguenze del maschilismo a scuola – sono proprio gestiti al loro nodo risolutivo tramite il filtro di questo evento e assumono connotati amplificati. È come se forma e contenuto avessero ricevuto super poteri e per questo fossero in grado di colpire più forte di prima gli spettatori e i poveri protagonisti avviluppati da cambiamenti più grandi di loro.

Lo scontro è caratterizzato da ragioni spettacolarizzate da un approccio formale inventivo – capace di vivificare l’azione plastificando gag a nastro – e approfondite da contenuti potenziati – la carica formale è responsabile di un fiorire continuo di interpretazioni sulla base di suggestioni visive. Il risultato è la sottolineatura di quanto già sappiamo (le motivazioni personali) e la formazione di nuove conclusioni inattese (ma evidenti, proprio per la loro dimensione spettacolare) come le conseguenze provocate dal maschilismo tossico dei maschi e dalla loro volontà di sopraffarsi l’un l’altro per “possedere” il personaggio femminile.
Anche altri momenti vivono di nuova luce e solida conferma grazie a questo sistema. La partita a palla prigioniera, che contestualizza l’infantilismo e assieme l’antagonismo sperticato, l’assurdo rituale di iniziazione al culto della propria famiglia di cui Jay è contento, l’importanza della verità in un momento decisivo per Jessi, l’incontro al minigolf che rinnova la litigata di cui si parlava sopra. Sono tutti eventi che rincarano la dose e sforzano la sopportazione dei personaggi fino a un ultimo collettivo scontro, quello responsabile della rottura della tensione e della liberazione della verità e dell’implosione dei meccanismi super potenziati.

È questo il cortocircuito che spezza lo strato di fantasia dello show, il filtro satirico sempre applicato alle vicende raccontate. I personaggi litigano, lo fanno per davvero e per cose importanti, si feriscono e riconoscono le ferite che si provocano a vicenda. Cala sulla conclusione uno stato di malinconia mai sentita dall’ipertrofia narrativa delle puntate precedenti: l’effetto della frattura del linguaggio comico-satirico – identificabile con il periodo della spensieratezza e dell’incomprensione – è quel sentimento (che si pensa essere anche autobiografico) di tristezza – assimilabile invece ai costrutti memoriali più nostalgici – causato dall’inevitabilità del cambiamento e dalla certezza di non poter tornare indietro a modificare le parole dette e le azioni compiute.

“Super Mouth” è quindi Big Mouth al suo meglio, conclusione di una stagione già impeccabile – di cui si ricorderanno anche episodi grandiosi come quello su Duke Ellington, sulle liste e sulla scoperta dell’orgasmo femminile – e formazione di un nuovo status quo con cui confrontarsi. Ora più che mai i personaggi dello show “stanno attraversando il cambiamento”: vederli crescere davvero non sembrava un’opzione, adesso sarà necessario tenersi pronti a lottare con loro.
Voto Episodio: 9
Voto Stagione: 9
