Castle Rock – Stagione 2 1


Castle Rock - Stagione 2In a book, all would have gone according to plan… but life was so fucking untidy.” (“Misery”, Stephen King)

Bisogna essere dei veri fan di Stephen King (forse i numeri uno) per rendere giustizia a un personaggio leggendario come quello di Annie Wilkes e, allo stesso tempo, inventare una origin story senza tradirlo e senza perdere in credibilità.

Sam Shaw e Dustin Thomason hanno vinto di nuovo la scommessa e, seppure con una stagione più altalenante e meno compatta della precedente (soprattutto nella prima parte), dimostrano che il successo dell’anno scorso non è stato frutto di un caso o di un mero furbo lavoro di citazionismo dell’opera del maestro dell’horror.

Kathy Bates, vincitrice dell’Oscar nel 1991 per aver vestito i panni del villain nato dalla penna di King, si è dichiarata fin da subito fan della serie a tal punto da aver mandato dei fiori a Lizzy Caplan per ringraziarla per l’ottima resa del suo personaggio. E non c’è da stupirsi dunque che sia stata proprio l’attrice (già candidata all’Emmy per Masters of Sex) ad aver trascinato questa stagione anche nei suoi momenti meno riusciti, accompagnata da un altro giovanissimo talento come quello di Elsie Fisher, che a soli 16 anni già vanta una candidatura ai Golden Globes.

La storia, che porterà Annie a scoprire la sua eroina letteraria Misery Chastain, si è intrecciata per dieci episodi con quella del clan Merrill e soprattutto quella legata alla Marsten House,  che, dopo molte puntate e con un riuscitissimo twist, abbiamo scoperto strettamente connessa ad alcuni degli eventi della prima stagione. Il problema della prima parte di questa annata, almeno fino a “The Laughing Place”, episodio dedicato all’infanzia e adolescenza traumatica di Annie, è proprio che queste due storyline subiscono un’evoluzione molto lenta e troppo marginale a quella principale, mancando di coesione e di mordente soprattutto perché trainate da personaggi che faticano per molto tempo a catturare l’attenzione.

Castle Rock - Stagione 2È proprio quando si svela il legame di tutto con “The Kid” che la storia acquista un senso maggiore, collegandosi alla prima stagione e svelando un disegno fino a quel momento inaspettato. Ed è da lì che la serie incanala un episodio meglio dell’altro, recuperando anche l’esperta regia di Greg Yaitanes (autore del celebrato “The Queen” della prima stagione) per quello che è forse l’episodio migliore della stagione, dedicato alla figura di Reginald “Pop” Merrill e con un Tim Robbins che finalmente dà un senso al coinvolgimento nel progetto di un attore del suo calibro.

Il comparto attori è infatti quello che ha destato forse un po’ più di perplessità, specialmente per il sottoutilizzo di volti noti al pubblico televisivo e da cui sicuramente ci si aspettava un maggiore impatto. Se a Sarah Gadon (Alias Grace), già attrice kinghiana in 11.22.63, è spettato un ruolo breve ma perlomeno a tutto tondo e compiuto, si rimane un po’ con l’amaro in bocca nel vedere interpreti come Chris Mulkey, Alison Wright (The Americans) e Greg Grunberg (Lost, Heroes) ridotti quasi a mere comparse o a ruoli di contorno. Seppure con parti minori, l’anno scorso l’uso di attori di esperienza serviva perlomeno a dare un senso di coralità che invece la scrittura non è riuscita a elevare lungo l’arco di questi dieci episodi.

Dove la serie continua nel suo ottimo lavoro è nell’introspezione dei personaggi, sia quelli già noti ai fan di King che quelli completamente originali e che a tutti gli effetti sembrano comunque quasi usciti dalla penna dello scrittore del Maine. Come l’anno scorso The Kid e Henry erano il binomio intorno a cui ruotava tutto, in questa stagione sono Annie e la “figlia” Joy a rappresentare una dicotomia talmente forte da sfociare in un climax cupo e senza speranza.

Castle Rock - Stagione 2Il dialogo in continua evoluzione tra bene e male, nel tentativo di “ripulire” l’animo dallo “sporco” del mondo, mette in scena quell’eterno scontro interno ai personaggi in cui il microcosmo (comunità o anche solo famiglia), che dovrebbe proteggere dalla malvagità, diventa invece la prigione in cui il male si nutre, cresce ed esplode. Non è un caso che al centro di tutte le vicende di quest’anno ci siano proprio tre famiglie e la loro tragica fine: i Wilkes, i Merrill, e i Lambert nel 1700. Tutti e tre i nuclei familiari, seppur animati dall’intenzione di proteggere, nutrire e coltivare, terminano nell’implosione e nell’autodistruzione nel tentativo di nascondere e non accettere un male a cui invece non si può sfuggire e che andrebbe solo accettato.

In conclusione, pur nella sua imperfezione, siamo lontani dal definire questa stagione come una delusione. Shaw e Thomason conoscono perfettamente l’universo kinghiano, ed è sorprendente come vedere ogni puntata sembri proprio come scorrere i capitoli di un suo libro, come se i due showrunner avessero introiettato completamente il ritmo, lo stile e il climax tipico delle opere di King, tanto nelle sue digressioni quanto nella creazione di sottili psicologie. Se questa stagione fosse un romanzo del re dell’horror, non sarebbe forse uno dei suoi più riusciti, ma risulterebbe comunque così ricco  di spunti da valere, come al solito, un’attenta lettura.

Voto: 7+

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Un commento su “Castle Rock – Stagione 2

  • Hugo Drodemberg

    Farei notare che, come nella prima stagione, verso metà dello svoglimento Castle Rock piazza il suo episodio “di punta”: là il bellissimo “The Queen”, qui “The Laughing Place”, dopo il quale secondo me la serie un po’ svacca (come l’anno scorso). Mi sembra un modo di produrre molto ruffiano, anche se un bel 7 nelle vostre “votazioni” io ce l’ho messo