
Questa volta, però, il protagonista ha un altro nome, Nicky, e una vita ben diversa: il personaggio, sempre interpretato da Thomas, è un giovane entomologo australiano, trasferitosi a Los Angeles dopo aver scoperto che il padre, rimasto vedovo del suo secondo matrimonio e con altre due figlie più piccole, ha un cancro in fase terminale. Alla sua morte, avrà infatti il compito di prendersi cura delle due ragazzine: Genevieve, una quattordicenne introversa, e Matilda, la primogenita nello spettro autistico.
Un bel salto rispetto alla vita tranquilla del millennial confuso Josh, ma che mantiene intatto lo spirito della prima serie di Thomas. Entrambi i personaggi interpretati dall’autore sembrano avere, infatti, lo stesso approccio leggero e irriverente (ma non per questo superficiale) nei confronti della vita, e tale caratteristica è condivisa con la serie stessa: Everything’s Gonna Be Okay è delicata ma incisiva, adorabile ma tagliente, e mantiene la consueta fotografia dai toni pastello e l’inconfondibile score di Byrony Marks.

Il cambio di approccio è un elemento importante perché mette al centro i due personaggi femminili, e lo fa dando loro piena dignità nonostante si tratti di adolescenti – la demografica costantemente bistrattata e strumentalizzata nei racconti “degli adulti”. Thomas ha spostato il suo sguardo ironico ma empatico dalla generazione millennial a quella z, o meglio, ha cercato di farle dialogare insieme attraverso un punto di vista inevitabilmente parziale (il suo) i contributi di chi, invece, vive altre esperienze. La scelta delle attrici, in questo senso, è particolarmente significativa.
Ad interpretare la quattordicenne Genevieve troviamo infatti la sedicenne Maeve Press, la più giovane stand up comedian di cui sentirete mai parlare, e nel ruolo di Matilda c’è Kayla Cromer, la prima attrice a dichiararsi apertamente autistica e che potrà, quindi, dare vita al suo personaggio con la giusta e dovuta consapevolezza. Non sappiamo ancora in che modo verranno sviluppati i caratteri di queste due giovani donne all’interno della storia, ma possiamo immaginare, sia da queste scelte di casting sia dalle prime impressioni che le tre puntate fino ad ora distribuite ci hanno lasciato, che Thomas non abbia paura di fare spazio all’altro da sé e soprattutto a dargli il giusto peso. È evidente, infatti, la volontà di andare oltre vuoti proclami di inclusività, trovando un punto di incontro tra uno stile ben definito e la necessità di raccontare una storia non più soltanto personale.

Altri temi vengono poi affrontati, o meglio, integrati nella storia, che segue semplicemente questa nuova situazione a cui tutti i membri della famiglia dovranno adattarsi, navigando nel frattempo nelle difficoltà e le gioie dell’adolescenza o della vita adulta: relazioni, amicizia e quotidiani esercizi di adattamento e crescita.
Una commedia coming of age come è stata Please Like Me, insomma, ma con una sfumatura diversa e un risultato più maturo, forse perché più maturo è lo stesso Thomas.
Voto: 8
