
In linea con quanto visto nello scorso episodio, si possono notare dei grandi cambiamenti – anche se in poche scene -, che delineano una netta intenzione nel voler dare un maggiore senso di cupezza che sottolinei l’incombente e tragico epilogo a cui arriveranno le Guerre dei Cloni. Lo si vede subito in apertura, con la morale, modificata per l’occasione; nella versione incompleta, infatti, era “Wars are not won with superior weapons, but with superior strategy”, più in linea con il tono che accompagnava l’arco narrativo, all’epoca ovviamente non pensato per guidarci verso la conclusione della serie. L’attuale e definitivo “The search for truth begins with belief” si ricollega invece perfettamente con chi è indubbiamente il protagonista di questi episodio, Rex, nella sua disperata ricerca per ritrovare il commilitone creduto morto, Echo. “Belief” è ciò che spinge sia lui che tanti altri personaggi di Star Wars – e non solo in The Clone Wars – a seguire il proprio istinto, anche quando tutto sembra perduto, ricollegandosi alla centralissima “hope” che già dal 1977 è uno dei fondamenti della saga.

La nuova scena, oltre a rafforzare il concetto di “belief” della morale di apertura grazie alle parole di Padmé, ci dà qualche informazione in più sulla timeline. Nonostante Anakin sembri non accorgersene – e considerando la sua reazione all’inizio de La Vendetta dei Sith, dovrebbe esserne all’oscuro -, vediamo la senatrice Amidala nei primi mesi di gravidanza, idea rafforzata anche dalla posizione della mano sull’addome, che ci colloca a pochissimi mesi dagli eventi del capitolo conclusivo della trilogia prequel. Non sappiamo ancora se rivedremo Padmé in azione, anche se lo scambio tra lei e Anakin sembra indicare un ruolo sempre più attivo nel tentativo di bloccare lo spargimento di sangue; sarebbe sicuramente un modo per rendere onore a uno dei personaggi più interessanti e meglio riusciti dei prequel a cui è stato rilegato un ruolo ingiustamente marginale in Episodio III.
La conclusione della scena tra Padmé e Anakin ci regala un altro importantissimo momento, uno di quei piccoli scambi di The Clone Wars che aggiungono spessore agli eventi de La Vendetta dei Sith. Scopriamo infatti che anche Obi-Wan sembra essere al corrente della relazione segreta che lega Skywalker alla senatrice. Inizialmente la rivelazione potrebbe anche far sorridere, visto il modo in cui la scena viene presentata, ma in verità è un altro momento che nasconde una forte drammaticità. Non siamo di certo ai livelli dell’addio tra Anakin e Ahsoka alla fine della quinta stagione e del “I know” della Togruta, ma il fatto che maestro e padawan siano reciprocamente a conoscenza dei loro sentimenti – come abbiamo visto in uno degli archi narrativi in cui appariva Satine – e che, nonostante questo, non siano in grado di superare i dogmi dell’accademia Jedi e dire davvero quello che pensano/sanno, è forse uno degli aspetti più strazianti di The Clone Wars.

Il resto della puntata è un susseguirsi di ottime scene d’azione, aiutate dalla splendida animazione di questa stagione, che ci portano all’inevitabile conclusione in cui c’è il ritrovamento di Echo, in uno dei momenti più macabri della serie. Già nella vecchia versione vedere il clone attaccato a i fili della macchina separatista aveva un forte impatto emotivo, ma con la grafica rinnovata e il lavoro fatto sui contrasti tra ombra e luce, con una particolare attenzione sull’espressività degli occhi, il dramma di questi soldati e del peso della guerra è ancora più evidente. “A Distant Echo” prosegue così l’ottimo cammino intrapreso da “The Bad Batch” e ci regala altri venti minuti di grande narrazione e azione nella galassia di Star Wars.
Voto: 7 ½
