
Uno degli aspetti più riusciti di Rebels, l’altra grande serie animata dedicata a Star Wars, è stata la capacità di rendere il racconto di personaggi fino a quel momento sconosciuti essenziale per gli eventi che hanno caratterizzato la trilogia originale, cosa che in Resistance invece non è pervenuta. Le azioni dei membri della Ghost hanno causato conseguenze catastrofiche nei confronti dell’Impero, in primis mandando a monte il piano di Thrawn di realizzare dei nuovi TIE Fighter che avrebbero indubbiamente avuto un vantaggio enorme sugli X-Wing dei Ribelli. Seguendo questo ragionamento narrativo, l’ultima stagione di The Clone Wars cerca di dare un nuovo peso agli eventi, in particolare per quanto riguarda Maul, portandoci a ricontestualizzare le sue azioni.
L’assedio di Mandalore è stato concepito per tendere una trappola a Obi-Wan e Anakin, con l’obiettivo di eliminare quest’ultimo, visto da Maul – grazie a una serie di visioni – come distruttore dell’equilibrio nella galassia, e quindi mandare a monte il piano del suo vecchio maestro, Darth Sidious. Un totale distacco della profezia Jedi che in Skywalker vedeva il Prescelto e che, sapendo già quello che sta per accadere, consente di dare ancora più spessore al personaggio di Maul. Se L’Ascesa di Skywalker ha fatto storcere il naso a molti fan per il modo in cui era stato riportato in vita Palpatine, The Clone Wars è invece la dimostrazione che una scelta narrativa apparentemente controversa può risultare totalmente azzeccata.

Conosciamo il destino di buona parte delle figure in gioco nella galassia di Star Wars, eppure nonostante questo The Clone Wars riesce comunque a trasmettere perfettamente quello che provano i personaggi ignari degli eventi ormai prossimi. Si tratta di un’operazione per niente semplice, l’ennesima dimostrazione che le menti che lavorano a questa serie animata hanno profondamente a cuore Star Wars e tutto quello che lo riguarda. Nulla viene fatto a caso, ogni piccolo istante ha una sua importanza nell’arco della saga e si incastra perfettamente con quello che lo ha preceduto o che lo segue. Il tutto risulta ancora più incredibile se si pensa che una pellicola come L’Ascesa di Skywalker, che doveva chiudere questo racconto partito più di quarant’anni fa, abbia spesso dato l’impressione di non avere ben chiaro il canone di Star Wars – o comunque di non avergli dato importanza.
Sul fronte degli easter egg, anche “The Phantom Apprentice” non si lascia sfuggire l’occasione di regalare qualche chicca per i fan. Fa una breve apparizione in forma olografica – un po’ come è successo con Kanan nel precedente episodio – Dryden Vos, il personaggio visto per la prima volta in Solo: A Star Wars Story nel ruolo di leader della Crimson Dawn, mentre il metodo con cui Maul ottiene informazioni dal clone Jesse su Ahsoka è lo stesso usato da Kylo Ren nel corso della trilogia sequel. Restando in tema Maul, il tanto atteso recap degli eventi tra la quinta stagione e suo il ritorno è finalmente arrivato. Non si può di certo definire un riassunto dettagliatissimo, ma alla fine una semplice frase in cui comprendiamo il ruolo essenziale avuto da Gar Saxon e Rook Kast nella liberazione del Zabrak è più che sufficiente, e può servire da stimolo a prendere in mano Son of Dathomir per ottenere qualche informazione in più.

“The Phantom Apprentice” è dunque un altro ottimo episodio di The Clone Wars, in grado di regalare allo spettatore tutti gli ingredienti che hanno reso Star Wars uno dei più grandi fenomeni culturali della storia, dando spazio ai due personaggi che più di tutti sono emersi nel corso della serie, Darth Maul e Ahsoka, e portandoli l’uno di fronte all’altra in uno scontro che gli appassionati della serie ricorderanno a lungo.
Voto: 8 ½
