
La raccolta di racconti North American Lake Monsters: Stories dello scrittore americano Nathan Ballingrud ha ricevuto lodi da svariati critici e da nomi come l’autore Jeff VanderMeer, nei sette anni che vanno dalla pubblicazione ai giorni nostri. La palese critica sociale e i numerosi personaggi (o mostri) intrecciati al surrealismo sovrannaturale e orrorifico sono valsi alla raccolta una fama tanto longeva da esser recuperata e trasposta da Hulu per una serie antologica presentata come drama anthology horror.
La creatrice, Mary Laws, non è estranea all’orrore più surreale; fra i suoi lavori più famosi figura la sceneggiatura di The Neon Demon e la produzione della serie AMC Preacher; nella prima annata due fra gli episodi più surreali portano la sua firma come sceneggiatrice. Inoltre, è possibile notare sulle scene certe influenze frutto dei precedenti lavori e collaborazioni. Monsterland è peculiare nella sua mitopoiesi, che non va mai troppo a fondo, ma ritrae in veloci pennellate un ineffabile mondo oltre il mondo, nel bene quando riesce nel suo intento e nel male quando cerca di essere troppo diretto.

Fra i numerosi scenari proposti, l’atmosfera è il fiore all’occhiello di Monsterland ed è il frutto dei passati lavori e collaborazioni di Mary Laws, in un’impronta visibile nonostante l’avvicendarsi dei nomi alla regia e alla scrittura. Il tenore alimenta l’idea collante attraverso gli episodi e crea ancor più coesione, ma senza spogliarli della loro particolare identità. Purtroppo, la natura antologica della serie ci dona risultati altalenanti, perché l’evoluzione delle variegate vicende è pur sempre speculare e non è sempre un bene: funziona nel terzo episodio, il forte e attuale “New Orleans, LA”, ma non regge l’anti-climatico finale in “Iron River, MI”, dove l’ambiguità di una scappata nella foresta proibita sfocia in una svolta magica accattivante, ma troppa gratuita per innestarsi bene in un racconto, similmente al pilot, dove delle buone premesse vengono viziate da un forzoso elemento sovrannaturale.

Non esisterebbe Monsterland senza mostri ad abitarla, nelle loro sembianze troppo umane per non essere vere. Altro punto di forza della serie sono i ritratti urbani che popolano gli Stati Uniti d’America, convincenti grazie anche ai nomi coinvolti, sebbene la loro resa sia altrettanto altalenante per la natura erratica delle trame che compongono l’antologia, non sempre al passo con l’atmosfera e le tematiche proposte.
La serie è ambigua sul mostrare o no i giudizi “autoriali” sui suoi personaggi, ma il dinamismo di questi li rende vivi abbastanza da costruire empatia (o ribrezzo) nello spettatore. L’umanità di tutti loro si dispiega nei vari racconti in molte sue sfaccettature, ma poche di queste lasciano spazio alla speranza.
Lo show è tuttavia chiaro sull’affermare che non esistono due mostri uguali a sé stessi.

Ed è altrettanto chiaro sull’impossibilità del rinsavire in alcuni di loro, macchiati di colpe tali da rendere impossibile lo schiudersi di quello spiraglio di umanità e di luce nelle loro storie. Un esempio è la sopracitata Annie, moglie di un famoso medico colpevole di azioni indicibili, ma di cui è sempre stata complice con la sua ostinata omertà. Il “mostro” sarà costretto a rivivere anche da sorda il frastuono della banda musicale che suonava durante il primo dei suoi silenzi, a simboleggiare quanto sia stata insopportabile per le vittime la sua complicità col marito, a partire dal figlio stesso.
Questo peso che tutti gli attanti trascinano con sé, diventa un simbolo nel rapporto fra gli eventi sovrannaturali e i protagonisti. Le apparizioni irreali, dall’orrore al folklore, sono manifestazioni emblematiche di un disagio, di una colpa, di qualsiasi peso gravi sulle spalle di chi non ha mai affrontato il proprio lato oscuro. In questi scorci di vita quotidiana, l’elemento surreale si inserisce spesso con lentezza, fino a realizzarsi in un orrore vero e proprio, come l’inquietante trombettista del terzo episodio o nella manifestazione quasi divina dell’angelo nel finale di stagione. Sebbene, come succitato, non è sempre un percorso azzeccato e con una risoluzione soddisfacente, l’identità di Monsterland come show si cementifica decentemente in queste agnizioni orrorifiche e surreali, quando il gioco vale la candela. In alcuni episodi, il sovrannaturale non riesce a donare l’originalità auspicata, in risoluzioni che appaiono troppo raffazzonate rispetto a quanto questo show è in grado di promettere.
Monsterland è uno show da tenere sottocchio, benché non sempre sia all’altezza delle sue ambizioni, ma le atmosfere e alcune delle vicende più azzeccate rendono questa serie antologica ben più che una mera trasposizione di una raccolta di racconti di successo, assurgendo a spaccato di una vita quotidiana tragica, dove la creatura più inquietante ha senso di esistere.
Voto: 7
