
Affidando le redini del progetto a due autori semisconosciuti, Mickey Down e Konrad Kay, e scegliendo per il cast attori perlopiù esordienti, HBO aveva bisogno di un nome forte per dare una spinta iniziale al prodotto, e ha optato per quello di Lena Dunham. Conosciuta principalmente per aver creato, scritto e interpretato un’altra serie HBO, Girls (una delle nostre serie del decennio), Dunham dirige il primo episodio di Industry, “Induction”, in maniera raffinata ed elegante, riuscendo a navigare tra le diverse storyline senza perdersi e mantenendo un giusto equilibrio tra queste. Come detto, però, il mondo della finanza può risultare ostico per i non addetti ai lavori, e infatti anche a puntata inoltrata spesso si fa fatica a capire di cosa si sta parlando e a interpretare le notizie che arrivano come buone o cattive. Per questo motivo, oltre a una regia di livello, Industry deve necessariamente munirsi di una sceneggiatura altrettanto curata, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, in modo tale da far trasparire e trasmettere le loro emozioni agli spettatori anche quando i dialoghi si fanno più intricati e ricchi di linguaggio tecnico.
In questo senso “Induction” svolge abbastanza bene il suo compito, dando vita a un insieme eterogeneo di neolaureati che devono rivaleggiare per pochi posti di prestigio alla banca d’investimento Pierpoint & Co. Da questa premessa gli autori sviluppano un racconto corale che ha al suo centro le relazioni tra i giovani aspiranti, con al centro di tutto la competizione per farsi notare dai superiori e dai maggiori clienti e per accaparrarsi un posto di lavoro fisso. Industry si prefissa quindi l’incarico di mostrare tutte le sfaccettature del mondo degli affari, in particolare quelle più negative e che lo rendono un ambiente così ostile e pericoloso. Da questo punto di vista, la serie HBO non si distacca di molto dagli altri prodotti del genere, che in un modo o nell’altro fanno sempre emergere questo carattere esageratamente competitivo e stressante del business, dove solo il migliore prevale, dove bisogna essere squalo per arrivare in cima, e quindi non si sente mai, per tutta la durata dell’episodio, un senso di originalità o di innovazione. Questo non impedisce alla puntata di essere godibile, anzi, e gli autori decidono di premere fin da subito sull’acceleratore e insistere proprio su questo aspetto, con il personaggio di Hari, che passa le notti a portarsi avanti col lavoro.

“Induction” risulta quindi essere un buon pilot, curato nella regia e che cerca di avvicinare alla serie non solo gli appassionati di economia e finanza, allargando il proprio target grazie a una struttura corale e ad un cast giovane ed eterogeneo che rende più fluido e godibile l’avvicinamento a un mondo mai facile da comprendere per chi gli è esterno.
Voto: 7-
