Le Serie del Decennio secondo Seriangolo 17


Le Serie del Decennio secondo SeriangoloDopo aver parlato delle 30 migliori serie del 2019, non poteva mancare un articolo che parlasse delle serie degli anni ’10 che più hanno lasciato il segno all’interno della nostra Redazione. A differenza dell’articolo appena citato, quella che leggerete non sarà una classifica: i 24 show che troverete sono stati infatti scelti considerando la serie del decennio che ciascun redattore di Seriangolo ritiene sia la sua preferita o la più significativa di questi dieci anni appena trascorsi.
Per questo motivo l’elenco che troverete qui sotto seguirà un ordine strettamente alfabetico e in nessun modo di importanza.
Non è stato facile scegliere la propria preferita in un decennio che ha prodotto così tante serie degne di nota! L’unica regola che abbiamo seguito è stata quella di considerare show che avessero negli anni ’10 il 50%+1 delle puntate andate in onda: per questo motivo troverete anche serie iniziate prima del 2010.
Ecco le nostre scelte, fateci sapere le vostre nei commenti!

Better Call Saul (AMC, 2015 – in corso)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

Derivativa, autoironica, tragicomica e dalla drammaticità più mitigata rispetto alla serie madre, Better Call Saul è la perfetta espressione seriale del dramma degli anni Dieci. Il maggiore punto di forza è sempre stato il tipo di rapporto che la serie spin-off è riuscita a instaurare con Breaking Bad senza farne un semplice omaggio, brutta copia o divertissement, ma assumendo fino in fondo la propria natura derivativa per farne un valore. Se con la sua più famosa creatura Vince Gilligan era riuscito a far toccare al dramma seriale uno dei suoi punti più alti, con questa secondogenita l’autore riesce nell’altrettanto ardua impresa di dare piena dignità e spessore al genere spin-off riprendendo ambientazioni, tematiche e personaggi di partenza da altre angolazioni, con altre tempistiche e altri toni. Regia, scrittura e recitazione impeccabili (Bob OdenkirkRhea SeehornMichael McKean, per citarne alcuni) ne fanno un tassello imprescindibile della storia della televisione contemporanea.

Irene De Togni

BoJack Horseman (Netflix, 2014 – in corso)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

Giunta a un passo dal finale, BoJack Horseman, la serie animata Netflix creata da Raphael Bob-Waksberg, può a tutti gli effetti essere considerata come uno degli show più rilevanti del decennio. Partendo da alcuni dei temi più cari al cosiddetto quality drama della Golden Age ­– come la frustrante ricerca della felicità e del proprio posto nel mondo da parte dell’antieroe protagonista –, la serie è stata infatti in grado di aggiornarne e problematizzarne i topoi, fondendoli impeccabilmente con una tagliente satira di Hollywoo(d) e con una rappresentazione sempre più corale di personaggi non canonici e incredibilmente realistici, anche quando hanno le sembianze di animali antropomorfi. Il tutto senza trascurare l’aspetto formale e visivo che, grazie al talento dell’animatrice Lisa Hanawalt, rappresenta anzi uno dei principali punti di forza del prodotto, dando vita a uno show unico nel panorama seriale, animato e non.

Simona Maniello

Breaking Bad (AMC, 2008 – 2013)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

Cosa rimane oggi di Breaking Bad? Sono passati più di sei anni da quando “Ozymandias”“Felina” avevano aperto il decennio lasciando un’impronta indelebile nella storia della televisione, e con una nuova epoca seriale alle porte l’eredità della serie pesa molto più di un semplice ricordo nostalgico. Facendo tesoro della lezione di The Sopranos, Vince Gilligan ha costruito con precisione chirurgica l’ascesa e il declino di Walter White, remissivo professore di chimica divenuto il signore della droga Heisenberg, e con la sua inesorabile discesa verso il Male ha costruito l’archetipo dell’antieroe negativo nella serialità contemporanea, il primo di tanti personaggi oscuri che, per parafrasare Brecht, si sono messi dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati. Oggi come ieri gli sguardi dolenti di Bryan Cranston e Aaron Paul, gli scenari desola(n)ti di una Albuquerque divenuta il Far West contemporaneo, i surreali silenzi squarciati da improvvisi lampi di violenza sono marchiati a fuoco nella nostra memoria di spettatori, e sempre lì rimarranno. Oggi come ieri, lunga vita ad Heisenberg.

Francesco Cacciatore

Broad City (Comedy Central,  2014 – 2019 )

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Per cinque stagioni Abbi e Ilana hanno costruito con il pubblico un rapporto fatto di affetto, empatia e comprensione reciproca che forse non ha eguali nella televisione degli ultimi dieci anni. Se Girls è stata la serie in cui Lena Dunham ha voluto parlare della sua generazione, Broad City, pur non essendo un esplicito manifesto, è stata forse ancora più capace di capire in profondità i millennial. Passate dal web a Comedy Central, le due attrici e autrici hanno costruito una serie multiforme e in grado di dar vita a un ritratto della femminilità contemporanea capace di svincolarsi da ogni stereotipo, di incarnare perfettamente il femminismo di quarta generazione e di restituire una visione del mondo estremamente inclusiva dal punto di vista etnico e di genere. Per chi tutti i giorni si batte contro una società eteronormativa, maschilista, razzista e omolesbotransfobica, Broad City è la serie perfetta.

Attilio Palmieri

Community (NBC, 2009 – 2015)

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Parlare in maniera oggettiva dell’impatto artistico e culturale di una “serie del cuore” è probabilmente impossibile, ma in questo caso il lavoro è facilitato: ciò che l’ha resa tale per tante persone è proprio la capacità di trasformare il genere comedy dall’interno, non soltanto attraverso un lavoro straordinario di analisi metatestuale, ma anche e soprattutto di caratterizzazione dei personaggi e della “comunità” che hanno creato. A fare di Community una delle serie più importanti degli anni ‘10, infatti, non sono gli incredibili concept episode – che pure resteranno nella storia – ma la colla che li teneva insieme: il cuore di Dan Harmon. Questo autore così controverso, dal carattere difficile e dalla penna ineguagliabile, ci ha mostrato che per fare ironia non è necessario essere cinici, anzi, che è proprio il cinismo a rappresentare un limite nel guardare al mondo. Una lezione che ha cambiato la tv, e forse un po’ anche tutte le persone che hanno seguito con passione le avventure dei Greendale Seven.

Francesca Anelli

Doctor Who (BBC, 2005 – in corso)

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Non poteva mancare tra le serie tv più significative dell’ultimo decennio Doctor Who. Il Doctor è uno dei personaggi più iconici della storia della serialità televisiva e negli anni ’10 ha visto ben 4 interpreti succedersi nei suoi panni. Il capodanno 2010 aveva aperto il decennio con la fine gloriosa e toccante del ciclo di David Tennant come protagonista e Russell T Davies come showrunner, che hanno lasciato il posto il primo a Matt Smith e poi a Peter Calpaldi alla guida del TARDIS, e il secondo a Steven Moffat, alla guida della serie per sette anni. Un ciclo durato fino al 2017, tra dialoghi brillanti, paradossi temporali, trovate geniali, fandom polarizzato, ma anche tanti momenti fortissimi ed emozionanti (come lo storico 50° anniversario, il 23 novembre 2013). A raccogliere la pesante eredità di questo ruolo per portarla nel decennio successivo è stata poi Jodie Whittaker, la prima donna ad essere The Doctor dopo quasi 57 anni di storia. Dopo una decade eccezionale e piena di sorprese, non possiamo che augurarci che gli anni ‘20 siano altrettanto fantastici per Doctor Who.

Joy Black

Game of Thrones (HBO, 2011 – 2019)

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Da molti è stata ritenuta l’ultima serie capace di funzionare quale evento sociale collettivo e con uno sforzo produttivo che non ha mai avuto pari per una serie televisiva; ciò che è certo è che Game of Thrones non poteva mancare in un elenco degli show più rappresentativi del decennio. La serie scritta da Benioff e Weiss e tratta dai romanzi di George R. R. Martin può vantare, infatti, scene non dissimili dai grandi eventi sportivi, con decine di fan riuniti per sostenere quella o quell’altra famiglia, quello o quell’altro personaggio. Al netto di ogni giudizio che si possa avere sull’ultima stagione dello show, Game of Thrones è penetrata come nessun’altra serie all’interno della cultura pop mondiale: televisione, cinema, politica, musica, sport, quasi ogni aspetto della società contemporanea è stato travolto dal successo clamoroso della serie HBO, e il lunedì mattina è stato a lungo il regno della discussione e dello spoiler. Quel che è certo è che “l’inverno sta arrivando” non suonerà mai più allo stesso modo.

Mario Sassi

Girls (HBO, 2012 – 2017)

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Nel 2012 il panorama dramedy era ancora un territorio semi-vergine per la sperimentazione televisiva e Girls, lo show creato in quell’anno da Lena Dunham, ha aperto la strada a una nuova generazione di serie tv, svelando le potenzialità del genere e l’esistenza di una fetta consistente di pubblico che aveva bisogno di sentirsi rappresentata. Continuando a infrangere tabù televisivi e a percorrere terreni narrativi inesplorati, Lena Dunham è riuscita a creare una serie di sei stagioni in cui i personaggi protagonisti sono stati in grado di portare a termine una crescita personale coerente con il loro percorso, pur non rinunciando all’ostentazione delle loro eccentricità narcisistiche. Girls è la rappresentazione più fedele di un’era in cui tutti cercano di perseguire degli obiettivi che non credono in realtà di poter raggiungere, e dove la quotidiana autodistruzione della propria autostima è la maniera più efficace per affermare un disagio profondo e radicato.

Davide Cinfrignini

Hannibal (NBC, 2013 – 2015)

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Quando non si attinge a maledizioni o mostri tornati dall’Oltre, l’orrore nasce dalle persone, dalla pulsioni più forti, esacerbandole. Hannibal è una perla rara nella serialità, che fa di tutto questo la sua raison d’êtreWill Graham è un criminologo forense con un raro dono: comprendere gli assassini attraverso la scena del delitto, grazie ad una strana forma di empatia. I superiori, preoccupati per la sua salute mentale, gli assegnano uno psicologo: Hannibal Lecter, interpretato da un memorabile Mads Mikkelsen. La discesa di Will negli inferi della sua coscienza è orchestrata dal volere di Lecter, tessitore paziente di una tragedia. L’estetica curata nei minimi dettagli e il simbolismo sottile abbacinano i sensi fino a far sentire borbottii nello stomaco alla vista delle splendide pietanze gourmet cucinate dal Dottor Lecter. Fino al momento in cui verrà svelata la loro provenienza; fino al comprendere che abbiamo assistito a queste crude vicende attraverso gli occhi di Will Graham. Hannibal è una delle serie più ambiziose di questo decennio, da contemplare trattenendo il fiato.

Massimiliano Barberio

I Love Dick (Amazon, 2016 – 2017)

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Dall’incontro di Jill Soloway con Chris Kraus, autrice di I Love Dick (libro uscito nel 1997 e passato praticamente inosservato, per poi diventare pian piano parte della lista dei must read del femminismo contemporaneo), è nato il manifesto televisivo della female gaze: della sua ricerca, della sua messa in scena, del tentativo di definirla come processo di emancipazione, più che come punto d’arrivo. Un viaggio dell’eroA dissacrato e scomposto, che segue la protagonista Chris (Kathryn Hahn) nel suo fallimento come donna all’interno degli schemi patriarcali e in un risveglio sessuale che rifiuta la passività e sovverte le regole all’inseguimento di Dick (Kevin Bacon), simbolo della mascolinità idolatrata come punto d’arrivo, quindi da abbattere. Un percorso disseminato di tracce visive e uditive che sono lettere d’amore di Chris a Dick ma soprattutto a se stessa, grazie alle quali la donna distrugge l’immagine pubblica di sé per ricostruirsi e raggiungere l’autorealizzazione nell’arte.

Eugenia Fattori

Jane the Virgin (The CW, 2014 – 2019)

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La telenovela, uno dei generi storici della storia della tv, è progressivamente stata spinta ai margini del discorso sulla “qualità” televisiva poiché destinata ad un target di pubblico mirato e poco esigente e perché reitera volontariamente schemi narrativi semplici e riconoscibili. Alla luce di questa idea svilente del genere, i meriti di una serie come Jane The Virgin sono ancora più evidenti: lo show di casa The CW si è abbattuto come un uragano sulla serialità contemporanea, travolgendo pubblico e critica, proprio grazie all’accurata decostruzione e ricostruzione della struttura stessa dei cliché di questo tipo di racconto. La storia d’amore di Jane Gloriana Villanueva – che nasce come adattamento di una serie venezuelana – è non solo il centro nevralgico di un discorso meta-televisivo profondissimo ma anche un modo per raccontare un’America diversa a partire da un punto di vista non privilegiato, riuscendo ad esplorare tematiche tra le più svariate: dall’immigrazione alla genitorialità, dalla malattia alle difficoltà lavorative; un connubio tra tradizione e sperimentazione che ne fanno una delle serie più importanti del decennio appena trascorso.

Davide Tuccella

 Mad Men (AMC, 2007 – 2015)

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Mad Men, che in chiusura si presentava come “The End of an Era”, è stata a tutti gli effetti una serie spartiacque negli anni ’10. Oggi i modi di raccontare sono cambiati e le prospettive si sono moltiplicate, ma questo non sarebbe stato possibile se i protagonisti delle serie a cavallo del nuovo millennio non fossero stati messi prima di tutto in crisi. Matthew Weiner, facendosi le ossa con The Sopranos, arriva dunque a creare Mad Men: la storia di un uomo, il pubblicitario Don Draper – eccezionale per la sua vicenda individuale e al contempo simbolo universale dell’essere umano in crisi identitaria –, viene inserita nella Storia degli anni ’60, epoca di rottura per eccellenza. Le fratture dell’animo raccontate attraverso Don Draper e i suoi comprimari mostrano la disperata ricerca di sé dell’uomo contemporaneo, in un’eterna caduta volta a scovare l’origine del trauma – unica via possibile per ritrovare se stessi.

Federica Barbera

Mr Robot (USA Network, 2015 – 2019)

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In qualità di corpo audiovisivo che ha allo stesso tempo interpretato ed esemplificato il decennio in cui è stato prodotto, Mr. Robot ha sempre riposato nel paradosso di un doppio attraversamento. Da un lato come interpretazione capace di attraversare il proprio referente con un commovente discorso-indovinello sulla frantumazione psicologica e sull’impossibilità conoscitiva degli individui al tempo del capitalismo; dall’altra come esempio di una narrazione per immagini attraversata dalle tendenze della post-modernità, quell’epoca delle ibridazioni e delle incorporazioni (citazionismo visivo non virgolettato) in cui vive e opera oggi l’immaginario. Aprendosi alla liquidità dei punti di vista del contemporaneo e ricucendosi dopo aver compreso in sé l’inconoscibilità della realtà digitale – la sua sovrabbondanza di informazioni e la sua inversamente proporzionale presenza di verità -, la serie creata da Esmail non ha quindi solo lanciato sul proscenio dorato Rami Malek: ha attraversato la complessità degli anni ’10 e a un tempo si è lasciata attraversare da essi.

Leonardo Strano

Parks & Recreation (NBC, 2009 – 2015)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

Tra le serie del decennio appena trascorso non poteva mancare Parks & Recreation, la comedy di casa NBC che tra il 2009 e il 2015 con la sua scrittura intelligente e mai banale non ci ha regalato solo sorrisi ma ci ha fatto affezionare follemente alla fittizia cittadina di Pawnie e ai suoi Leslie, Ron, Ann, Tom, April, Andy, Ben. Dagli stessi autori di The Office US, la serie riprende il modus operandi del cugino maggiore – raccogliendone in un certo senso l’eredità – riuscendo attraverso un mockumentary a rendere interessanti ed esilaranti le vite dei dipendenti del dipartimento per la manutenzione dei parchi pubblici. Lo show, che ha consacrato Amy Poehler e lanciato Chris Pratt, Aziz Ansari e Aubrey Plaza, è rimasto sempre lontano dai canoni classici delle comedy generaliste, offrendo spunti comici e innovativi che l’hanno reso un prodotto unico, divertente, geniale – sicuramente un must-see tra le serie degli ultimi 10 anni.

Michele Minardi 

Patriot (Amazon, 2015 – 2018)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo
Nel decennio appena concluso non  c’è  stato alcunché di assimilabile a Patriot. Di tutti gli show elencati in questo articolo Patriot è molto probabilmente quello che ha lasciato il segno meno evidente nel panorama seriale, ma questo non può sminuire il valore dell’opera. In sole due stagioni si costruiscono, amalgamandosi alla perfezione, una trama complicatissima, un’atmosfera che deve molto al realismo magico, una fotografia nebbiosa, fiabesca, ammaliante e una scrittura eccellente, in grado di dar vita a personaggi brillanti, interpreti di un racconto incentrato sul dolore come unico interlocutore dell’uomo, inevitabile e definitiva costante dell’esistenza terrena. Patriot è un lavoro eccellente, uno dei capolavori degli anni Dieci, una delle migliori espressioni della serialità ibrida, in cui convergono e si amalgamano voci differenti e generi antitetici, innalzando la portata emotiva e coinvolgendo lo spettatore in una narrazione intima e violenta sulla depressione del protagonista e sulle interconnessioni, necessarie ma distruttive, che si intrecciano con le persone che ci circondano.

Davide Dibello

 

Sherlock (BBC, 2010 – in corso)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

Delle innumerevoli trasposizioni dei romanzi di Sir Arthur Conan Doyle, la serie creata nel 2010 per la BBC dall’accoppiata Steven Moffat e Mark Gatiss e che ha definitivamente lanciato Benedict Cumberbatch è senza dubbio tra le più riuscite. Trasmessa in un formato inusuale (tre puntate a stagione della durata di un’ora e mezza l’una), Sherlock si è distinta per le grandi interpretazioni dei suoi attori protagonisti e soprattutto per la magistrale scrittura, che ha saputo regalare alcuni degli episodi meglio riusciti e più memorabili del decennio (compreso lo speciale “The Abominable Bride“). Sebbene la quarta e ultima stagione (non si hanno ancora notizie di una eventuale quinta) non abbia soddisfatto una buona parte degli spettatori, la serie ha mantenuto un livello eccellente per tutta la sua durata, e ha saputo conquistare una larghissima fetta di pubblico nonostante i due o più anni di attesa tra un’annata e l’altra dello show. In definitiva si può tranquillamente affermare che Sherlock sia uno dei prodotti televisivi che sono stati più apprezzati sia dal pubblico che dalla critica negli ultimi dieci anni.

Ricki Fornera

Sons of Anarchy (FX, 2008 – 2014)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo
In onda dal 2008 al 2014,Sons of Anarchy è partita in sordina ed è poi diventata il drama di maggior successo del canale FX. Snobbata dai premi che contano ma amatissima dal pubblico e parte della critica, la serie di Kurt Sutter ha colpito lo spettatore allo stomaco con dei pugni difficilmente dimenticabili. Non perfetto nella sua evoluzione, ma preciso nel dispensare colpi di scena e sviluppo della tensione, lo show si è rivelato molto più di una semplice serie su una gang di motociclisti, ma una vera e propria discesa shakesperiana negli inferi delle più primitive pulsioni umane. Con personaggi giganteschi e attori in stato di grazia, la parabola discendente di Jax Teller contiene infatti in sé allo stesso tempo il fallimento e la nobiltà dell’essere umano. Senza la patina ricercata dei drama eleganti e acchiappa-premi, Sons of Anarchy ha avuto dalla sua parte una visceralità senza filtri che, dai sentimenti in gioco fino alla musica e alla violenza di alcune scene, rappresenta ancora oggi un caso unico nel suo genere.

Diego Scerrati

Stranger Things (Netflix, 2016 – in corso)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

Anche se non è ancora giunta alla sua conclusione, la serie dei Duffer Brothers ha tutte le carte in regola per entrare a pieno titolo fra gli show più memorabili del decennio. Stranger Things ha inizialmente attratto gli spettatori grazie ai rimandi e agli omaggi alla cultura degli anni Ottanta; un richiamo a dir poco irresistibile per i nostalgici di quei tempi. Tuttavia, le avventure dei protagonisti hanno ben presto acquisito una loro autonomia e sono riuscite a spiccare grazie alla cura e all’ottima resa qualitativa delle puntate andate in onda fino ad ora, conquistando anche le nuove generazioni. Le vicende messe in scena intrattengono, divertono, spaventano ed emozionano in un modo che solo uno show ben pensato e curato può fare. Il merito di Stranger Things è dunque quello di aver conquistato ogni generazione, e pertanto sarà sicuramente ricordato con affetto anche dopo la sua conclusione.

Denise Ursita

Succession (HBO, 2018 – in corso)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

HBO si è sempre distinta per l’alta qualità dei suoi prodotti, ma in pochi dopo l’episodio pilota avrebbero scommesso sul successo ottenuto da Succession tra critica e pubblico. In sole due stagioni la creatura di Jesse Armstrong è riuscita a emergere come una delle serie più importanti del decennio, un’impresa quasi impossibile in una decade così competitiva e ricca di capolavori. Fresca vincitrice del Golden Globe e del Critics’ Choice Award per miglior drama, Succession spicca per la scrittura brillante e la capacità di unire le dinamiche familiari tipicamente shakespeariane alla satira pura, forte di un cast azzeccatissimo che dà vita a personaggi indimenticabili come Logan Roy o il beniamino dei fan cousin Greg, e che mette in scena le parole di una delle writers’ room più ispirate del panorama televisivoSuccession entra così nel 2020 con tutte le carte in regole per lasciare un’impronta indelebile anche in questa decade.

Ivan Pavlović

The Americans (FX, 2013 – 2018)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

Gli Anni ’80, la Guerra Fredda, la paura del mondo di cadere vittima di un conflitto che sembra sempre sul punto di esplodere. Questo il background storico-sociale che fa da premessa a una delle serie più intense degli ultimi anni. The Americans riesce a costruire un racconto che mantiene inalterata la sua potenza drammatica fino all’ultimo istante, costruendo un finale di serie tra i più belli del decennio. Per quanto l’impianto storico sia la base tematica su cui si fonda lo show, The Americans è un dramma familiare, che per sei meravigliose stagioni mette in scena conflitti, delusioni, conferme e dubbi che possono far parte delle famiglie di qualsiasi epoca, di qualsiasi nazione. La forza della serie sta proprio nel sapiente alternarsi di generale e particolare, di dramma privato e dovere sociale: mentre il mondo grida il suo terrore per la minaccia di una guerra, all’interno delle coscienze dei singoli personaggi si combattono battaglie tra sentimenti contrastanti.

Francesca Gennuso

The Killing (AMC/Netflix, 2011 – 2014)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

Nel nostro elenco delle migliori serie del decennio appena trascorso non poteva mancare un esponente di uno dei generi telefilmici più apprezzati dal grande pubblico, il crime drama. The Killing, andato in onda dal 2011 al 2014 su AMC e Netflix – che ha regalato ai fan una quarta stagione conclusiva – è il miglior rappresentante del genere investigativo degli anni ’10, perché, grazie alla trama avvincente e soprattutto al racconto tridimensionale dei personaggiin primis della coppia investigativa – è riuscito a rivoluzionare il genere d’appartenenza, ancora più di Forbrydelsen, serie danese su cui si basa. È diventato così l’antesignano di un modo ibrido di raccontare il crime in TV, in cui la scrittura investigativa smette di essere al centro del racconto e diventa l’espediente per affrontare una profonda analisi sui protagonisti. Il dramma psicologico acquista forza e permette ai tre diversi casi delle quattro stagioni andate in onda di essere uno specchio tramite il quale si osservano i personaggi in scena, e noi con loro.

Davide Canti

The Leftovers (HBO, 2014 – 2017)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

Nel mezzo del cammin degli anni ’10 la serialità ha avuto uno scossone, come se all’improvviso, nel mondo, sparisse il 2% della popolazione. Dal 2014 al 2017The Leftovers ha lasciato un segno indelebile nei piccoli schermi e, ammettiamolo, anche nelle nostre teste (prima) e nei nostri cuori (poi). La creatura di Damon Lindelof e Tom Perrotta inizia con un grande WTF e continua sulla stessa linea, parlando di fantascienza, religione, scienza, umanità e filosofia come è difficile trovare in altre serie contemporanee. Questa serie ci ha affascinato, ammaliato, straniato e infine fatti innamorare di una storia strana e di protagonisti ancora più strani, ma che alla fine del viaggio hanno lasciato una traccia profonda nel nostro animo, sia da appassionati di serie tv, sia da semplici appartenenti alla razza umana.
C’è risposta ai misteri che ci mette di fronte l’universo? Si riuscirà mai a spiegare l’inspiegabile? Mentre troviamo una soluzione, a darci qualche dritta ci pensa The Leftovers.

Ste Porta

Transparent (Amazon, 2014 – 2019)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

Prendendo a piene mani dalla sua vita di ebrea e figlia di un padre che in tarda età ha deciso di fare coming-out come transgender, Jill Soloway è riuscita a raccontare l’essenza stessa del concetto di cambiamento. Transparent è infatti la saga familiare dei Pfefferman, una vicenda che parte dall’individuale (la costruzione di tanti io) e che tenta di arrivare all’universale, costruendo una storia di personaggi indolenti, egoisti ed autoreferenziali, disegnando il doloroso e tuttavia necessario viaggio di uscita dal sé per guardare non solo al proprio nucleo familiare, ma anche alla loro storia meno recente, di indagare la propria identità ebraica, fino a ri-creare una nuova famiglia Pfefferman.
Soprattutto per le accuse mosse a Jeffrey Tambor, la serie termina con un lungo speciale, che suggella e ribadisce la grandezza della sua autrice, capace di rimanere coerente con le sue idee e portare a termine un progetto davvero imperdibile.

Sara De Santis

Twin Peaks: The Return (Showtime, 2017)

Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

Tra gli autori dal grande schermo che hanno popolato la televisione nell’ultimo decennio, David Lynch è sicuramente quello che ha lasciato di più il segno. Avendo già saputo vedere le potenzialità del mezzo televisivo 25 anni prima, Lynch è tornato dal ritiro cinematografico per firmare 18 episodi in cui la libertà creativa, su tutti i fronti, era interamente affidata a lui (con Mark Frost tornato alla sceneggiatura). Basta forse sapere questo per capire cosa è stato Twin Peaks: The Return: una volta liberata dai vincoli dei network generalisti degli anni Novanta, la serie si è ingigantita. Lynch ha fatto di questa terza stagione un oggetto in cui il proprio lavoro di una vita è stato riassunto e proiettato più in grande, consegnandoci un capolavoro indecifrabile che vive di sensazioni fortissime e di una complessità mai vista in televisione prima d’ora. Della straordinaria Part 8 e del finale non si sarà mai parlato lontanamente abbastanza.

Pietro Franchi

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17 commenti su “Le Serie del Decennio secondo Seriangolo

  • terst

    Mi rendo conto che i ’10 sono stati un decennio che ha visto un fiorire di serie tv senza precedenti, e stilare una lista delle più importanti, rappresentative è un lavoro difficilissimo. Io stesso se ripenso alle serie che più mi hanno colpito sicuramente me ne dimentico qualcuna. Però ci sono alcune assenze che mi sono saltate subito all’occhio.
    Prima di tutto, Black mirror. Mi sembra impossibile parlare di questo decennio senza menzionare quella che è stata probabilmente la serie più innovativa e rivoluzionaria degli ultimi anni. Fargo, il capolavoro di Noah Hawley che ha saputo trasportare sul piccolo schermo la cinematografia dei fratelli Cohen senza tradirla. Un esperimento – serie tv “ispirata da” che non è né una trasposizione né un seguito – che ha come figli tra gli altri Watchmen e la serie tratta da Parasite di cui si parla proprio in questi giorni. Halt and catch fire, la serie coi personaggi che più ho amato e che hanno vissuto una crescita più realistica in questo decennio, “la più bella serie che nessuno ha visto” secondo me. E poi una menzione ad una delle serie dell’accoppiata Marvel/Netflix è dovuta, o Daredevil o Jessica Jones, entrambe immensamente innovative, ognuna a modo suo. E poi The good place, The Affair, Sense8…

     
    • Davide Tuccella

      Ciao terst! Ovviamente ci sono tantissime assenze, ma allo stesso modo anche quelle qui elencate mancherebbero se non ci fossero. L’idea dell’articolo nasce con l’intento di andare a prendere quelle che per ogni autore sono state più significative, quindi oltre a criteri oggettivi ci sono soprattutto quelli soggettivi e, soprattutto, l’impossibilità di mettere tutte le serie importanti del decennio. Anche perchè è molto difficile andare a dire quale tra due serie ugualmente importanti lo è stata di più, soprattutto se consideriamo la poliedricità della televisione di oggi. Queste sono le “nostre” serie del decennio ma volendo ognuno di noi ne avrebbe tantissime altre da aggiungere alla lista.

       
      • terst

        Ciao Davide, lo capisco benissimo, non è una lista delle serie migliori del decennio ma la lista della unica serie del decennio secondo ogni redattore. Però mi fa davvero strano che nessuno abbia scelto Black Mirror o True Detective, forse le ultime deludenti stagioni di entrambe hanno un po’ fatto dimenticare quello che hanno significato alla loro uscita.

         
        • Davide Tuccella

          Guarda, non posso sapere cosa passi per la testa di tutti i miei colleghi, ma se volessi analizzare queste due assenze importanti potrei suggerire qualche spunto, vediamo se lo trovi realistico o condivisibile.
          Per quanto riguarda Black Mirror penso che essendo una serie antologica e avendo una natura quasi “saggistica” sul rapporto uomo/tencologia potrebbe essere rimasta fuori perchè è effettivamente difficile affezionarcisi, non ha personaggi che ritornano con un evoluzione costante negli anni, e soprattutto non ha neanche avuto un processo produttivo lineare, con il passaggio alla produzione americana che ne ha compromesso la qualità come tu anche hai accennato.
          Per True Detective faccio un ragionamento molto simile, serie antologica, stavolta per stagioni. E’ vero la prima stagione è stato un piccolo terremoto, però a pensarci bene anche in quel caso si parla di una sola stagione azzeccata su tre, laddove la seconda è stata divisiva a dir poco, con una trama talmente ingarbugliata che non riuscivi a capire cosa stesse succedendo (almeno per me era stata una tortura). La terza dicono sia un po’ meglio (io l’ho abbandonata a metà, non mi aveva coinvolto per nulla) ma siamo ben lontano dalla rivisitazione del genere poliziesco che aveva fatto la prima annata.

           
      • Hugo Drodemberg

        Al di là dei gusti personali, mi sembra evidente che non vi siate impegnati davvero nel scegliere queste serie. Se poi qualcuno mi spiega perchè, pur nella vostra molteplicità, serie come Broad City (che adoro eh) o Jane The Virgin siano superiori a Killing Eve True Detective Fargo o Ruck And Morty ve ne sarei grato

         
        • Federica Barbera

          Ciao Hugo, il fatto di avere “gusti personali”, e il fatto che questa non sia affatto una classifica ma la scelta singola della serie più rappresentativa secondo il gusto di ogni singolo redattore, rendono evidente come il concetto di “impegno” non abbia veramente alcun senso (tu ti “impegni” ad avere una serie preferita? Un cantante del cuore? Una squadra che tifi? Non credo, no?), oltre ad essere anche vagamente offensivo, visto quanto impegno vero e concreto mettiamo da quasi 10 anni nel lavoro che facciamo.

          Tuttavia, visto che ci piace il confronto corretto anche quando questo non è esattamente biunivoco, vedrò di spiegarmi meglio. Io, che nello specifico posso parlare solo per me, ho scelto Mad Men. Non avrei scelto Killing Eve (che pure amo), Rick and Morty (che apprezzo moltissimo) True Detective (il cui andamento è stato a mio avviso altalenante come poche altre serie degli anni ’10), e Fargo (stesso discorso) sopra Mad Men nemmeno sotto tortura. Ti dirò di più, per me è stato persino difficile scegliere tra Mad Men e Twin Peaks, ma alla fine ho optato per la prima perché è a tutti gli effetti quella che considero più rappresentativa di questi ultimi dieci anni secondo il MIO giudizio. Che è soggettivo, personale, opinabile, figlio delle mie preferenze e anche del mio pensiero critico. Ognuno di noi ha fatto il medesimo ragionamento per se stesso. Quindi “spiegarti perché” c’è Broad City e non Fargo non è una domanda a cui sia possibile rispondere, perché l’unica risposta valida è deducibile dalla natura dell’articolo: nessuno nella sua scelta ha selezionato Fargo, siamo in 24 e quindi sono state scelte 24 serie (ovviamente alcuni di noi avevano scelto la stessa serie, e quindi ognuno ha proposto delle riserve in caso di doppioni). Fossimo stati in 30, sarebbero state 30 serie, e forse ci sarebbe stato anche Fargo, o Rick and Morty o Killing Eve, o magari Boardwalk Empire oppure Fleabag. Io ad esempio sono dispiaciutissima che non ci sia Fleabag, ma se io stessa non l’ho scelta come più rappresentativa del decennio, posso pretendere che qualcun altro la scelga solo perché mi dispiace che non ci sia? No, perché rispetto il loro pensiero come loro rispettano il mio.

          Dunque, tirando le somme, siamo molto contenti se ci dici quali serie a tuo avviso hanno caratterizzato al meglio gli anni ’10 e per quali ragioni, che sia per preferenze di cuore o perché a tuo avviso sono criticamente rilevanti – e meno male che abbiamo gusti diversi, se no sai che noia?
          Ma pretendere delle risposte quando l’inizio dell’articolo spiega chiaramente che ogni redattore ha compiuto una scelta personale, vuol dire non aver compreso la natura di quello che abbiamo fatto; e, perdonami, ma dirci che non ci siamo “impegnati davvero” vuol dire invece non conoscerci affatto.

           
        • Hugo Drodemberg

          @Federica Barbera …in effetti a rileggermi suono mostruosamente antipatico, ho scritto da schifo e mi scuso. In realtà volevo fare un ragionamento simile a quello di Terst, ma certi giorni dovrei stare lontano dalla tastiera 🙂
          Lo so che vi impegnate, è evidente dall’approfondimento di ogni vostro articolo, il mio era un modo di dire che è risultato sbagliatissimo XD
          PS io avrei scelto Louie

           
  • Fabrizio

    D’accordo su tutto. Alle già citate, un posto nel cuore per me ce l’hanno anche Justified, Black Sails, Banshee e Spartacus.

     
  • Boba Fett

    Senza entrare nel merito delle scelte, peraltro (on mi opinion) stracondivisibili, forse, però un posticino per Atlanta l’avrei trovato.

     
  • Hugo Drodemberg

    Al vostro posto io sarei stato indeciso tra due titoli: Louie e Rick and Morty. Nessuno tra voi che ne abbia scelto uno eh, sarò scemo io. Detto che ho visto tutte le serie citate io ragazzi, davvero, fatico a capirvi. Bello Hannibal, eh, ma confronto a True Detective o Fargo o Killing Eve… mah.
    @Attilio Palmieri, pure tu: davvero ti è piaciuta più Broad City di Atlanta?
    Boh

     
    • Matt Morgan

      Sempre grazie per i vostri articoli/suggerimenti e la passione che ci mettete. Sarebbe interessante sapere quali sono stati i doppioni. Per me comunque l’assenza più grande è Treme. Rick e Morty, così come Atlanta, spero continuino per un altro 50% di puntate 😀

       
  • Michele

    Grazie per Patriot. Enorme errore non mettere Rick e morty. Doctor Who solo se non citate la Whitaker. E Fargo tutta la vita. Per me pure the Umbrella Academy. Ma ovviamente sono gusti personali.

     
  • Federica

    Grazie per aver inserito parks and recreation. Una comedy così divertente, brillante, genuina, tenera e incisiva allo stesso tempo, io non l’ho mai vista. Credo che sia la classica comedy che può piacere a chiunque, come in passato hanno fatto serie come Friends e Scrubs

     
  • Genio in bottiglia

    Una bella sintesi, che come tutte le sintesi non può accontentare tutti. A me basta che ci sia Breaking Bad, comunque)

     
      • Genio in bottiglia

        Pensavo a The Good Place invece di Community, che mi piaceva molto all’inizio, ma che ho trovato essersi un po’ persa. Succession, dopo solo due stagioni, mi ha dato molta soddisfazione. Mr Robot si era persa ma la quarta stagione è stata davvero eccezionale. Avete fatto un gran lavoro, comunque la si pensi.