
The Mandalorian, come è stato già più volte fatto notare, riprende codici e meccanismi narrativi tipici del western, mischiandoli intelligentemente con elementi più moderni e accattivanti anche per gli spettatori più giovani. Questo risulta ben chiaro sin dal primo episodio di questa seconda stagione, ambientato sul noto pianeta Tatooine, la cui superficie desertica e scarsamente popolata non può che ricordare le ambientazioni del vecchio west degli Stati Uniti idealizzato dai film del genere. I due episodi successivi, il secondo e il terzo, cambiano rotta e propongono scenari molto diversi: “The Passenger” porta la Razor Crest ad atterrare d’emergenza su un pianeta ghiacciato – che dovrebbe essere Maldo Kreis, lo stesso visto nel pilot della serie, come ha scoperto un fan su Reddit – mentre “The Heiress” porta i protagonisti su Trask, in particolare nel porto popolato principalmente da due specie, i Mon Calamari e i Quarren, già noti ai fan della saga – da Il Ritorno dello Jedi alla serie animata The Clone Wars.

Il secondo episodio è diretto da Peyton Reed (Yes Man, Ant-man) e affianca la storia di un insolito passeggero della Razor Crest a quella del Mandaloriano: la sottotrama legata alle uova che la Frog Lady deve portare al più presto a far fecondare dal marito aggiunge quel che basta per evitare che l’episodio cada nella trappola della ripetitività di cui si faceva cenno. Come si diceva, inoltre, la variazione di ambientazioni e il collegamento con l’episodio “The Prisoner” della prima stagione contribuiscono a rendere interessante un segmento narrativo che sarebbe potuto risultare quasi superfluo. Non c’è dubbio che lo show conti molto sulla potenzialità narrativa ed immaginifica dell’universo in cui è ambientata, e questo è certamente un punto di forza: la galassia di Star Wars è ben rappresentata come un luogo vivo e pulsante, niente avviene senza conseguenze ed ogni personaggio ha la propria importanza nell’ecosistema dell’universo.

Il terzo episodio è probabilmente il più importante di questo inizio di stagione: le vicende dei protagonisti, infatti, si inseriscono nella storia che era stata raccontata nelle serie animate – le già citate Clone Wars e Rebels – con dei riferimenti diretti e, per la prima volta, assistiamo alla trasposizione in live action di un personaggio apparso solo e unicamente nelle serie di Dave Filoni. Si tratta di Bo Katan, interpretata da Katee Sackhoff (Battlestar Galactica, Longmire) che già doppiava il personaggio in Clone Wars, l’erede del titolo: la sua storia e i suoi scopi sono brevemente spiegati nell’episodio, certificando il legame con la Darksaber e creando un collegamento con il discusso finale della prima stagione che era rimasto finora in sospeso. L’arrivo dei tre mandaloriani è ben gestito e tutte le scene d’azione che li riguardano sono ben orchestrate da Bryce Dallas Howard (attrice nella saga Jurassic World), regista di “The Heiress” e già vista dietro la macchina da presa nello show nell’episodio “Sanctuary” della prima stagione.

La seconda stagione di The Mandalorian promette dunque tanta carne al fuoco per i prossimi episodi, ma ancora non riesce a scollarsi di dosso la sensazione di ripetitività che guida le avventure del Mandaloriano e del Bambino. Anche il rapporto tra i due protagonisti non sembra fare passi avanti significativi in questi due episodi: si configura sempre di più come una relazione di genitorialità, con il piccolo che combina dei guai in contraddizione con gli ammonimenti del padre, ma non c’è un vero focus su questo aspetto. Se c’è una cosa che emerge però chiaramente da “The Passenger” e “The Heiress” è il fatto che lo show in questa stagione punterà tantissimo sulla mitologia interna della saga, un po’ per inserire coerentemente la storia nel canon di Star Wars e fare così felici i fan e, in secondo luogo, per nobilitare il progetto di Disney+ e creare ogni settimana un evento imperdibile per tutti gli appassionati – e non solo.
Voto 2×02: 7
Voto 2×03: 6 ½
