
Anna rispecchia a tutti gli effetti Niccolò Ammaniti, suo regista e sceneggiatore ma soprattutto autore del romanzo omonimo, su cui è basata la serie. La sua impronta si riconosce perfettamente già nel pilot: è una storia dura, cruda, che racconta la solitudine dei protagonisti e la loro vita libera ma piena di privazioni. Ammaniti ha il coraggio necessario per rappresentare una società governata dal male, dura e sregolata, plasmata dai suoi piccoli ma a tratti inquietanti abitanti. La Rossa ha portato alla creazione di una società anarchica, guidata dalla legge del più forte, in cui la vita è una continua lotta per la sopravvivenza. La sola certezza dei bambini è che crescere li porterà alla morte prematura.
Ammaniti, che torna alla serialità dopo Il Miracolo, mantiene il suo stile mettendo in scena un racconto di solitudine, che si individua in molti personaggi; infatti per scelta, necessità o semplicemente carattere, la maggior parte dei bambini affronta il mondo della Rossa da solo, fisicamente o spiritualmente. Molti protagonisti sono privi di riferimenti e conducono una vita indipendente, unici artefici del proprio destino.

Vediamo una piccola Anna, già bambina dal carattere forte, diventare a poco a poco immagine della resilienza. Anna – come tutti gli altri bambini – deve crescere troppo presto, caricata anche della responsabilità di badare al fratellino dopo la promessa fatta alla madre. Nella giovanissima protagonista – interpretata dalle impeccabili Viviana Mocciaro (Anna bambina) e Giulia Dragotto (Anna nel presente) – vediamo un carattere testardo e coraggioso, trasmesso proprio dalla madre Maria Grazia, presente per necessità di narrazione solo nei flashback. La madre di Anna e Astor è raffigurata come una donna tenace, a tratti poco affettuosa ma molto pragmatica e consapevole, tanto da comprendere la necessità di utilizzare il suo ultimo periodo di vita per lasciare ai figli insegnamenti utili per la sopravvivenza, raccolti nel “Libro delle cose importanti”.
Anna si aggrappa costantemente alla figura e al ricordo della madre, anche dopo la sua morte: immagina di parlarle quando è in difficoltà e finge di sapere cosa le direbbe, dandosi da sola consigli e suggerendosi soluzioni nei momenti di maggiore smarrimento. La protagonista crea nella sua mente quella guida che solo un genitore può essere e che nessuno nel mondo della Rossa ha più.

Un lato apparentemente negativo della serie è la lentezza, tratto che però trasmette l’idea di un tempo dilatato. La lentezza è motivata anche dalla volontà di soffermarsi su alcuni passaggi dal forte valore simbolico: questo avviene ad esempio nella scena in cui una piccola Angelica si rialza senza vergogna dopo essere stata umiliata nella sua stessa casa. La scelta di una narrazione lenta permette anche di esaltare alcune scene cruciali, come quelle precedenti e contestuali alla morte della regina dei Blu.
Movimenti lenti e gesti ripetuti – come rituali – accompagnati dall’uso di suoni d’impatto hanno reso possibile la realizzazione di scene forti, volutamente esaltate nella loro interezza. Si tratta di scene in cui ogni istante è prezioso al fine di trasmettere le emozioni e gli stati d’animo dei protagonisti. È così nel caso della meravigliosa quanto macabra scena in cui Katia e Anna uniscono la loro disperazione per liberarsi dalla crudele Angelica.
A questo proposito, in una serie che raffigura il mondo dei bambini spicca l’interessante figura della appena menzionata Katia, la Picciridduna. Una personalità senz’altro complessa e ricca di potenziale, che incuriosisce e per cui si prova perfino tenerezza. È l’unica adulta in una terra di bambini, ma anziché dominarli ne è completamente succube; questo avviene in parte per via del carattere debole, ma soprattutto per l’incapacità di comprendersi e per la perdita dell’appoggio dei genitori. Lascia un po’ dubbiosi il perché sia viva: certo, nella serie si specifica che è viva per la sua natura ermafrodita, ma perché questo tratto la rende inattaccabile dalla Rossa? È così per tutti gli ermafroditi e quindi in fondo Katia non è l’unica adulta rimasta? Sarebbe stato interessante approfondire la motivazione della sua sopravvivenza, anche se nel complesso il suo personaggio non è stato affatto lasciato al caso.

Nel complesso Anna è una serie atipica – soprattutto se si considera il panorama italiano – ma realizzata in maniera eccellente. Lo show combina le ottime capacità di interpretazione dei giovani attori con lo studio accurato di luci e suoni, e il lavoro impeccabile di costumisti e truccatori. Non va dimenticato anche il grandissimo sforzo nella creazione delle atmosfere e di tutti quegli aspetti scenografici che hanno contribuito a creare un valore aggiunto.
Il finale riempie di speranza ma apre all’ignoto (e anche per questo lascia aperta la possibilità di una seconda stagione). Anna e Astor sono giunti a un’apparente salvezza: saranno comunque irrimediabilmente destinati a una morte prematura? Gli adulti della nave sono gli unici rimasti in vita oltre alla Picciridduna? Il futuro del mondo è la scomparsa dell’umanità?
Molte domande attanagliano la mente dei fan della serie, che si è sicuramente dimostrata in linea con lo stile tutt’altro che banale del suo autore: Anna tratta temi forti come la solitudine, la crudeltà e il delirio utilizzando l’originale punto di vista dei bambini, con una narrazione ricca di emozioni intense, in grado di mantenere sempre alta l’attenzione. Non resta che aspettare qualche tempo per scoprire se Ammaniti deciderà di ampliare ulteriormente la storia di Anna, regalando un’attesissima seconda stagione.
Voto: 8½

Bellissima recensione…miniserie(o serie ?…vedremo)spiazzante,tremenda,splendida e tutto sommato quasi ignorata dal pubblico…se fosse stata targata-Usa(come ha giustamente osservato un “Seriangolino”)molti avrebbero,estasiati gridato al miracolo,ad una produzione epocale…
Io ho un modo infallibile per capire se un prodotto seriale o un film mi è veramente piaciuto. Aspetto un po di giorni dalla visione e verifico quali e se permangono ancora delle sensazioni in me. Che dire, dopo oltre una settimana dalla visione di Anna le intense sensazioni di turbamento e meraviglia sono ancora ben percepite. Non ho nessuna remora a definire questa serie un capolavoro, un connubio perfetto di orrore e pura poesia. Difficile essere allo stesso tempo un ottimo scrittore ed uno straordinario regista ed Ammaniti ci è riuscito. Un plauso ad i giovani attori, tutti molto bravi con alcune straordinarie eccellenze. Personalmente sono stato folgorato dalla bravura di Alessandro Pecorella, il bambino che interpreta del giovane Astor, fratellino di Anna. Ma non si può non menzionare anche la malefica Angelica, interpretata dalla straordinaria giovane Clara Tramontano e la madre di Anna (Elena Lietti).
Serie molto bella, Ammaniti ha fatto un bel gioiellino. comunque non penso che ci sarà una seconda parte, il senso della serie è nella testa dei bambini e non degli adulti quindi il futuro non è contemplato oltre la pubertà (compreso il finale).