
Prima di analizzare il season finale, vale però la pena ripercorrere gli episodi di questa annata finale dello show – composta da sole dieci puntate trasmesse settimanalmente a coppie.
La premiere e il secondo episodio, di cui abbiamo già parlato, mettono perfettamente in luce i pregi principali della serie, ovvero la capacità di affrontare temi complessi e attuali con grande attenzione e sensibilità – in questo caso la violenza e l’abuso di potere da parte della polizia – e quella di dar vita a personaggi e relazioni marginali dal punto di vista della rappresentazione audiovisiva – ad esempio il Capitano Holt e il suo rapporto con Kevin –, il tutto senza perdere mai di vista l’ossatura comedy dello show.
Gli episodi centrali mantengono, tra alti e bassi, un buon livello qualitativo, mostrando però alcuni segni di stanchezza dal punto di vista della scrittura. Episodi come “Blue Flu” e “The Set Up” portano avanti in maniera abbastanza convincente la riflessione sui problemi strutturali della polizia, non solo tramite l’utilizzo del personaggio di O’Sullivan (John C. McGinley) in qualità di villain, ma anche e soprattutto mettendo Jake nella posizione di dover rispondere delle sue azioni – scontando ben cinque mesi di sospensione. Al tempo stesso, il progetto di riforma che coinvolge Amy e Holt riesce a infondere un barlume di speranza e ottimismo nel futuro della polizia newyorkese, forse un po’ ingenuo ma coerente con quella che è pur sempre una comedy.

Non mancano poi gli episodi “speciali”, che vanno a ripescare a piene mani dalla mitologia della serie, con risultati alterni: “PB & J”, forse la puntata meno riuscita, reintroduce per l’ultima volta il personaggio di Trudy Judy (Nicole Byer), mentre “Game of Boyles” ci riporta dalla famiglia Boyle, coniugando la parodia di Knives-Out con l’approfondimento del personaggio di Charles – senza dimenticare il bacio sotto la pioggia di Holt e Kevin.
Anche il complicato rapporto tra i due riceve ampio spazio, regalandoci alcuni tra i momenti più divertenti e commoventi di questa breve stagione e culminando in “Renewal” in cui, dopo una serie di equivoci e imprevisti, i due finalmente riescono a trovare un equilibrio tra vita privata e sfera lavorativa.
Arriviamo così al doppio finale, “The Last Day”. Come spesso accade in questi casi, l’episodio cerca di mettere insieme varie esigenze – dare una degna conclusione agli archi narrativi di ciascun protagonista, riportare in scena guest star e vecchi personaggi (in primis Gina), riproporre per un’ultima volta l’heist, che ha dato vita ad alcuni dei migliori episodi della serie – finendo però col perdere di coesione ed efficacia. Per quanto riguarda l’heist, l’impressione infatti è che gli autori cerchino in tutti i modi di ripetere i fasti del passato, portando le situazioni all’estremo ma senza riuscire, all’ennesima iterazione dello stesso concept, a eguagliarsi.

Nel complesso, Brooklyn Nine-Nine conclude il suo percorso con una stagione altalenante, ma non priva di pregi. La scelta di includere nel racconto i discorsi sull’abuso di potere e sulla violenza della polizia è stata senza dubbio apprezzabile e coraggiosa, ma al tempo stesso quasi impossibile da gestire con il giusto livello di approfondimento in una workplace comedy. Anche l’aspetto prettamente comico ha mostrato qualche segno di cedimento, soprattutto nei casi in cui gli autori hanno scelto consapevolmente di puntare sull’effetto nostalgia e sui tormentoni già noti e amati della serie – Judy, l’heist – senza però riuscire davvero a rinnovarli. Resta però intaccata la cura nella scrittura dei personaggi, il primo e più grande punto di forza di una comedy e quello che, nonostante tutto, ci farà sentire la mancanza di questo show.
Voto stagione: 7
Voto serie: 8
