
Bad Sisters racconta di cinque sorelle, di cui una sposata con un uomo che vuole avere il pieno controllo su di lei e la loro figlia. L’odio delle sorelle verso il cognato arriva a tal punto da portarle a pianificare il suo omicidio e, con la sua morte passata per un incidente, alla vedova spetta l’ingente somma della sua assicurazione sulla vita se non fosse per l’agente assicurativo che, per evitare la bancarotta dell’azienda di famiglia, decide di indagare.
Nel luglio 2016 il titolo di una pagina della testata inglese The Guardian chiedeva: “The Out-Laws: is this the blackest comedy ever?”. A 6 anni di distanza, si può dire che sicuramente non lo è il suo remake, o almeno non per ora. Con la prima scena, la serie irlandese, infatti, decide di presentarsi come tragicomica e grottesca, caratteristica che si protrae nelle sequenze iniziali di presentazione delle protagoniste, ma nell’arco dei primi due episodi “The Prick” e “Explode a Man” – rilasciati entrambi il 19 agosto sulla piattaforma di Apple – l’umorismo risulta discontinuo e senza apparenti pretese, lasciando alla trama lo spazio che merita tanto da non sentire la mancanza di situazioni o battute comiche. Lo svilupparsi della narrazione lascia così trasparire l’anima thriller di una serie travestita con un costume da black comedy che le va un po’ troppo stretto. Perché a prevalere e a risultare più interessante è l’elemento del mistero, che prende una forma sempre più nitida col presentarsi di indizi riguardo la morte di JP (Claes Bang, The Affair, Dracula). Ad alimentare la curiosità c’è una narrazione che si fa beffe di dubbi e convinzioni degli spettatori, facendoli prima arrivare a dare per certo che l’omicidio sia avvenuto per mano delle sorelle della vedova Grace (Anne-Marie Duff, His Dark Materials, Sex Education) come avevano pianificato, ma poi, in particolare con la scena finale della seconda puntata, lasciando presagire (e pregustare) una serie di eventi inaspettati nei rimanenti otto episodi della stagione. In fin dei conti, è questa la componente in grado di dare un po’ di spirito alla trama, coprendo abilmente i vuoti lasciati dalla linea comica.

Degna di nota è anche (soprattutto) l’interpretazione di Claes Bang nel ruolo di John Paul. L’attore danese mostra ancora una volta la sua padronanza di una lingua che non è la sua, pur distinguendosi dal cast di nativi optando per un accento più vicino all’inglese, con una scelta forse dettata da motivi pratici ma in grado di incrementare l’astio del pubblico irlandese verso il suo personaggio. Con tratti che ricordano vagamente l’impacciato Phil di Modern Family, o l’inopportuno Micheal Scott della prima stagione di The Office, negli atteggiamenti di JP non c’è però nulla di ridere: maschilista, manipolatore e irrispettoso, al personaggio è persino dedicato l’emblematico titolo del primo episodio, l’insulto anglosassone “prick”, appunto, usato dalle cognate per riferirsi a lui. E se nei primi 50 minuti il focus è più incentrato sulle protagoniste, il loro odio verso di lui viene giustificato meglio nella seconda puntata, dove si calca la mano con i flashback dei suoi ultimi mesi di vita che, pur risultando a tratti didascalici, non rallentano il ritmo della trama e disegnano un personaggio quasi caricaturale ma che non si discosta molto dal profilo reale del marito/genitore tossico. In Bad Sisters si può dire, dunque, che c’è anche spazio per una critica sociale, il cui merito è in primis quello di far affezionare e immedesimare il pubblico nelle protagoniste e almeno in parte giustificare i loro intenti omicidi.

Voto 1×01: 7
Voto 1×02: 7
