La prima stagione della serie fantasy di Netflix Shadow & Bone era stata una piacevole sorpresa: nonostante il genere corra sempre il rischio di essere banalizzato, ancor più poi quando mira a un pubblico young adult, in questo caso era riuscito a crearsi un proprio percorso narrativo di successo, un po’ perché diverso da molte altre cose già viste, un po’ perché ha alle spalle dei solidi libri e un forte seguito.
Non che gli autori non abbiano preso decisioni importanti e rischiose: la prima di queste è stata la volontà di mescolare l’ordinamento dei libri d’origine, unendo saghe diverse che si sviluppano più o meno in contemporanea, e arricchendo così il racconto. Questa decisione ha permesso di muovere la narrazione in direzioni e persino sottogeneri più variegati, anche se talvolta (ma questo era un problema anche della prima stagione) sembra di essere alle prese con due serie diverse che di tanto in tanto si incrociano.
Questa seconda stagione riprende da dove si era interrotta la precedente, ovvero con l’apparente sconfitta del Generale Kirigan e la fuga di Alina alla ricerca di un metodo per distruggere una volta per tutte la Faglia (Fold). Il primo episodio della stagione fa esattamente ciò che deve fare: rimette i vari personaggi in pista, cambiando un po’ le carte in tavola e introduce nuove storyline e soprattutto nuovi personaggi.
Non sorprenderà nessuno vedere la conferma del ritorno di Aleksander, il quale non solo non è morto nel Fold, ma ha acquisito persino ulteriori poteri e alleati. Il ritorno del villain principale della serie è una scelta tutto sommato prevedibile, soprattutto perché il personaggio interpretato da Ben Barnes ha decisamente ancora molto da dire; adesso, però, che le sue intenzioni sono più dichiarate che nella prima stagione, bisognerà capire se gli autori riusciranno a evitare la trappola dello stereotipo dei villain fantasy, troppo spesso privi di adeguate sfumature e piuttosto piatti.

Questa è, tutto sommato, una scelta necessaria per evitare che si ripetano senza creatività situazioni già viste nella prima stagione. Il desiderio di cambiamento vede coinvolti anche i Corvi, i quali tornano a Ketterdam solo per ritrovare tutto cambiato e la loro situazione in grande precarietà; a loro si aggiungono Nina, che nella prima annata aveva avuto un ruolo abbastanza indipendente, e Wylan, un giovane (e spaurito) alchimista. L’espansione del mondo narrativo – ora resa evidente dall’uso delle mappe per muoversi da un luogo all’altro, sullo stile di Game of Thrones – permette l’ingresso di nuove situazioni, nuove tradizioni, e nuovi personaggi. Per ora, in verità, abbiamo ancora visto molto poco del mondo oltre quello che conoscevamo in passato, se non un accenno a un territorio in cui la magia è considerata con meno sospetto.

Oltre ai vari nuovi ingressi (ce ne sono tanti in questo primo episodio e non tutti sembrano particolarmente memorabili – almeno per ora), quello colpisce è la ricchezza delle storyline che li vede coinvolti. I livelli narrativi sono ora tre: Alina, i Corvi, e il Darkling, in modo non dissimile alla prima stagione, ma con più personaggi a popolare queste situazioni. Sarà quindi una sfida non da poco riuscire a tenere i fili delle diverse storyline e nel frattempo far sì che i vari personaggi abbiano sufficiente spazio per respirare e non essere solo comparse.
Si tratta del primo di otto episodi ed è chiaro che gli autori abbiano messo molta carne al fuoco. Da un lato c’è la speranza che questa ricchezza non soffochi il racconto in troppe dispersioni laterali, dall’altro però si vede la volontà e la necessità di espandere l’universo della serie così da rendere la struttura narrativa più forte. Per ora la serie sembra ricordarsi delle ragioni del successo della prima stagione e questo è un ottimo inizio.
Voto: 7

