
Il salto è infatti di ben vent’anni: nel cold open di “Go Forward” ci troviamo nel 1981 a Cambridge (Massachusetts) nello studio di uno psichiatra davanti a una ragazza che – come capiremo ben presto – è una scienziata geniale, una mente che non conosce riposo, una giovane donna in pessimi rapporti con una madre che evidentemente non capisce come “telefonare a qualcuno alle 4 del mattino” non sia affatto rispettoso. Per quanto lo shock del salto temporale prenda tutti in contropiede, è impossibile non capire sin da subito (prima ancora di scoprire il suo nome) che quella davanti a noi è Esther, la figlia di Midge, anche perché interpretata da una bravissima Alexandra Socha in grado di veicolare molte delle caratteristiche tipiche di Rachel Brosnahan nei panni della protagonista – la rapidità di pensiero, la sagacia, la capacità di andare a velocità raddoppiata rispetto al resto del mondo.
Non sarà l’unico flashforward: anche il secondo episodio (“It’s a Man, Man, Man, Man World”) e il terzo (“Typos and Torsos”) ci offriranno uno sguardo sul futuro, rispettivamente sulla strepitosa carriera di Midge grazie a un’intervista nel programma “60 Minutes” e sul rapporto con il figlio tramite un loro incontro in Israele, dove Ethan sta studiando per diventare rabbino, nel 1984.

Vista da qui, la scelta di riprendere le fila dal 1961 e contemporaneamente dagli anni ’80 non fa altro che permetterci di arrivare alla fine con una sensazione di “cerchio chiuso”, che, indipendentemente da come andrà e se ci piacerà, non potrà certo essere manchevole di informazioni.
Ci sono altre ragioni per cui questo sistema di anticipazioni funziona.
Nelle precedenti stagioni, in particolare la quarta, spesso gli ingaggi di Midge prevedevano un epilogo fallimentare (dovuto alle sue inesperienze, alle sue ingenuità e talvolta anche al suo punto di vista borghese e distaccato), e questo alla lunga ha portato a un certo scontento. Se siamo qui a vedere “la fantastica signora Maisel”, tenere da conto alcuni insuccessi è più che normale, ma la sensazione è stata più volte – come raccontato nella nostra scorsa recensione stagionale – quella di stare assistendo a motivazioni più extradiegetiche che di valida costruzione del personaggio. Da questo punto di vista, mostrarci grazie ai flashforward un futuro in cui Midge Maisel è diventata una vera star della stand up comedy ci permette di capire che il punto di svolta sta arrivando e che forse – anche se non sappiamo come – ogni momento a cui assistiamo potrebbe essere quello che le permetterà di spiccare il volo. Non certo per non sbagliare mai, anzi – e lo vediamo proprio con le foto dell’esibizione del 1971 al Carnegie Hall – ma per assicurarsi una fama sufficiente a sopravvivere a qualche piccolo intoppo.

Mettere insieme tutti questi tratti poteva portare a mix completamente differenti, ora sbilanciati da una parte, ora dall’altra: quello che ci raccontano questi salti nel futuro evidenzia come la bilancia sia andata pericolosamente giù da un lato, non solo causando vittime tra le persone attorno a lei (i figli, il rapporto con Susie – anche se di questo non sappiamo abbastanza) ma soprattutto danneggiando se stessa. È difficile infatti non vedere in queste tre prolessi una donna corazzatissima davanti al mondo, pronta a sparate al vetriolo contro tutto e tutti, che tuttavia sembra nascondere – e neanche troppo bene – una solitudine pagata come moneta del successo ed esibita come medaglia al valore solo per non mostrare la vulnerabilità che ne consegue.
Gli episodi ora non possono che essere visti attraverso questa lente, alla ricerca del momento in cui qualcosa si trasformerà in Midge e cominceremo a veder prevalere una parte sull’altra.
Nel frattempo nel presente della serie ci sembra la stessa, e per un po’ la cosa ci rassicura: vederla mentre accetta con stupore la bravura di Susie nel metterle insieme un “sitting outfit” perfetto per il suo primo giorno di lavoro come autrice al Gordon Ford Show ci riconduce a un rapporto onesto e sincero, in cui – come dichiarato nella premiere – questa volta Midge darà davvero ascolto alla sua agente e amica. Il confronto con Lenny Bruce, che aveva chiuso la precedente stagione, e la conseguente esperienza pre-morte per ipotermia l’hanno portata a rimettere in ordine le idee, abbandonare i progetti un po’ troppo irrealistici e affidarsi a Susie, che – sempre nei suoi modi rocamboleschi e geniali – riesce a trovarle appunto un lavoro come autrice che possa garantirle un accesso al mondo dello showbusiness. Certo, è difficile scacciare il ricordo del flashforward, in cui una matura Midge Maisel mostra gli abiti che metterà in vendita per beneficenza, tra cui proprio quello di questo episodio, attribuendosene però il merito – “My sitting outfit. I put a lot of thought into this one”. E dunque la visione della serie diventa in qualche modo amara, anche quando dovrebbe farci ridere o sperare in qualcosa di meglio.

Non si tratta semplicemente dell’utilizzo di un dispositivo narrativo, di un guizzo creativo che possa più o meno piacere: raccontarci il futuro di Midge giocando d’anticipo è una mossa intelligente e rischiosa al tempo stesso, con un potenziale incredibile di riuscita o di distruzione in egual misura, che, per i motivi già esposti, ha già cambiato il nostro approccio alla serie.
Il mondo attorno a Midge, infine, continua a muoversi facendo da contorno alle sue vicende, garantendoci in questo caso anche un po’ di sollievo: non sappiamo nulla sul futuro di Joel, Abe, Rose, Shirley e Moishe (non ancora, almeno) e questo ci consente di tornare a una modalità di fruizione familiare. Se l’addio di Mei ci lascia con un po’ di tristezza, le due coppie di genitori ci regalano come sempre momenti di altissima comicità, tra la separazione dei suoceri di Midge e le folli vicende di Abe e Rose. In particolare, la storyline che riguarda Rose è quella che più attecchisce, grazie a un’apparente paranoia che si trasforma invece in minaccia concreta: la realtà delle Matchmaker è davvero un mondo criminale e scoprire attraverso l’arresto di Bernadette che tutti i timori della donna erano fondati fa sorridere e rabbrividire al tempo stesso – oltre a permetterci di rivedere Kelly Bishop in versione delinquente, il che è sempre una grande gioia.

Voto 5×01: 8
Voto 5×02: 8½
Voto 5×03: 8
