
Agatha All Along è lo spinoff di Wandavision, la prima serie Marvel per Disney+ e forse il progetto più interessante tra le molte serie da loro prodotte per il piccolo schermo (escludendo ovviamente le produzioni Netflix). In effetti, sono molti i prodotti usciti sinora che vanno dal dimenticabile (The Falcon and the Winter Soldier, Moon Knight) al brutto (Secret Invasion), e questo per molte ragioni diverse. Se, infatti, fino ad Avengers: Endgame, i film Marvel erano accomunati da un progetto chiaro e ben oliato, non altrettanto può dirsi per queste nuove fasi creative, troppo deboli e poco avvincenti. Le serie TV hanno poi sofferto di un altro grosso problema, ovvero quello di non riuscire davvero a sostenersi in modo indipendente: la stessa Wandavision fa un ottimo lavoro narrativo fino al finale, quando invece le cose vanno tutte per il verso sbagliato, soccombendo alla necessità di preparare personaggi e narrazioni per una fase successiva. In altre parole, la frenesia di stabilire una narrativa più ampia tra serie TV e film ha reso molti di questi prodotti, anche quelli meglio intenzionati, incapaci di divertire (e divertirsi) senza risultare solo funzionali a un quadro più grande (e ormai tra film e serie, il numero di prodotti da conoscere è diventato enorme e insostenibile per il pubblico).

I primi due episodi avevano gettato le basi del racconto di questa stagione; al netto di qualche semplificazione, gli episodi avevano convinto, ma è proprio a partire dai successivi – e soprattutto dalla rivelazione importante del quarto episodio – che la serie ingrana la marcia e diventa qualcosa di diverso. Prima di tutto, Agatha si conferma una villain a tutto campo, capace di provare sentimenti pur mettendo sempre la propria sopravvivenza al primo posto. Come si scoprirà solo negli ultimi episodi, sta completamente al gioco della creazione di Teen/Billy, nella speranza di rubare il potere delle altre streghe (e possibilmente anche del futuro Wiccan). C’è però in lei molto di più, a partire dal dramma che la contraddistingue, ovvero la morte del figlio nonostante i tentativi di evitargli l’incontro con la morte. Attenzione, però: qui non vi è una banalizzazione (o redenzione) di Agatha, la cui natura da villain viene ricondotta a traumi nel proprio passato; la donna, infatti, rubava poteri e uccideva streghe anche quando il figlio era in vita. Agatha fa quello che deve fare per sopravvivere, incluso usare il proprio figlio per convincere le altre a cadere nella propria trappola. La sua ironia non è altro che furbizia e capacità di manipolazione.

La serie è però molto di più di Agatha: è il racconto di Billy Maximoff, il quale ha trovato nel defunto William Kaplan l’ospite perfetto per la propria ‘reincarnazione’. È questo il grande mistero (forse un po’ prevedibile) che accompagna la serie per buona parte della sua narrazione, nonché il collegamento più diretto e forte con Wandavision e Doctor Strange in the Multiverse of Madness. Pur consapevoli che questa parte sia più difficile da apprezzare se non si conoscono i due prodotti in cui Billy ci è già apparso, rimane comunque notevole l’abilità degli autori non solo nello scrivere il personaggio con delicatezza ed eleganza, ma anche nel costruire intorno a questo personaggio gran parte delle rivelazioni finali, incluso il suo straordinario potere di ricreare (un po’ come Wanda) un intero mondo fatto di riferimenti pop all’horror e alle streghe. La consapevolezza d’aver creato la Witches’ Road e di conseguenza l’essere la causa della morte di varie streghe del proprio circolo rende più complesso un personaggio di grandi capacità che altrimenti sarebbe troppo facile ascrivere agli eroi senza macchia. È chiaro che Wiccan – questo il nome che Billy assume nei fumetti, ancora non accaduto nella controparte televisiva – avrà un ruolo da giocare nei Giovani Vendicatori in futuro, ma la chiusura sulla ricerca del fratello Tommy sembra far presagire un ritorno sia del suo personaggio che di quello di Agatha in altri prodotti (forse nella serie da tempo annunciata su Visione?). D’altronde, Joe Locke ha dimostrato di riuscire a fare suo il personaggio con un controllo invidiabile per un attore così giovane in un panorama costellato da grandi interpreti.

Interpretazioni perfette, scrittura ispirata, ed evidente voglia di divertirsi possono spiegare il successo di Agatha All Along, una serie nata come spinoff minore e diventata presto il miglior prodotto Marvel da molto tempo a questa parte.
Voto: 9

…e sì, ben vengano progetti con approcci diversi e di rottura rispetto al recente passato! Non è un caso che le ultimissime cose targate Marvel al cinema e in TV siano stati ottimi successi, come lo splendido Loki e i campioni d’incassi e di sorrisi I Guardiani della Galassia 3 e Deadpool & Wolverine, tutte opere fortemente creative e soprattutto dotate di una forte autoironia. In Agatha All Along si aggiunge anche l’umiltà, se è vero che fra tutte le serie fin qui prodotte è quella costata di meno a dimostrazione che se c’è un’idea forte i grandi budget possono anche non essere necessari. Speriamo si prosegua… Down, down, down the road!