
La prima stagione si era conclusa con un finale impeccabile: dopo aver seguito la progressiva presa di coscienza degli innies circa la brutalità della situazione che si trovano a vivere, il gruppo ha infatti messo in atto un piano volto, da un lato, a conoscere la vita dei loro corrispettivi fuori dalla Lumon (i cosiddetti outies) e, dall’altro, a denunciare ciò che succede all’interno degli uffici della società per cui lavorano, riuscendoci almeno in parte.
Questa premiere ha quindi inevitabilmente il compito di mettere in scena le conseguenze di questa ribellione: gli autori però, anche in questo caso, giocano con le nostre aspettative, mostrandoci fin dall’inizio uno scenario ben diverso da quello che ci si sarebbe potuti immaginare. La puntata infatti non riprende il filo del racconto subito dopo gli eventi del finale, bensì, almeno apparentemente, dopo cinque mesi, in quello che è il primo giorno di lavoro di Mark dopo la ribellione.
In questo senso, è interessante notare come la puntata sia interamente ambientata all’interno degli uffici della Lumon, sovrapponendo così di fatto il punto di vista dello spettatore con quello, estremamente parziale e manipolabile, degli innies. Appare infatti chiaro fin da subito come il racconto di Milchick, il nuovo responsabile del severed floor dopo il licenziamento di Ms. Cobel, sia frutto di una strategia della Lumon per manipolare Mark al fine di ristabilire una sorta di status quo. Secondo Milchick la ribellione degli innies è stata celebrata dalla società e ha portato a un’ondata di cambiamento all’interno della Lumon: ne sarebbero una prova il giornale in cui vediamo Mark e gli altri malamente photoshoppati su una celebre foto di Kennedy, oltre all’esilarante, quanto inquietante, filmato in stop-motion in cui vengono ripercorse le gesta dei ribelli ed esposti i nuovi (inutili) benefit previsti per i dipendenti.

Tutto questo lascia intendere che il lavoro portato avanti da Mark e dal suo gruppo di lavoro sia fondamentale per la Lumon e che per questo motivo la società sia disposta a rivedere i suoi piani pur di proseguire con il misterioso progetto che sta portando avanti. In questo senso, la scena con cui si conclude l’episodio è particolarmente significativa: vediamo infatti per un attimo comparire sullo schermo del computer di Mark un’immagine di sua moglie Gemma, creduta morta e nota agli innies come Ms. Casey: non è da escludere che la donna faccia parte di una serie di esperimenti aventi come fine qualcosa come la resurrezione, in senso lato, del mitico fondatore della Lumon Kier Eagan; in ogni caso, è ormai chiaro come il lavoro di MDR sia connesso in qualche modo a lei.
La seconda parte dell’episodio, quella che vede l’originario team di MDR finalmente riunito, esplora le reazioni dei personaggi a quello che hanno assistito e scoperto nel mondo esterno: Mark è più che mai determinato a trovare Gemma/Ms. Casey; Irving è devastato dalla scoperta di non potersi ricongiungere con Burt, confermando nel mentre anche l’esistenza di una sorta di permeabilità tra le due coscienze scisse (l’outie dipinge il corridoio con l’ascensore preso da Ms. Casey; l’innie ha visioni della pittura nera usata dalla sua altra metà); Helly, infine, decide di mentire ai suoi compagni, non rivelando la sua terribile scoperta, ovvero di essere l’erede della famiglia Eagan.
Nel complesso, “Hello, Ms. Cobel” rappresenta un ottimo ritorno per la serie di Erickson: l’episodio mantiene infatti alta la tensione e la curiosità, rimandando la scoperta delle vere conseguenze della ribellione degli innies nel mondo esterno alle prossime puntate, avvolgendo tutto ciò a cui assistiamo in una fitta coltre di mistero. Ci troviamo davvero cinque mesi dopo gli eventi dello scorso finale e nello stesso branch della Lumon? Perché Irving, Helly e Dylan tornano in ufficio solo in un secondo momento? E in che modo il lavoro svolto dal gruppo di MDR si collega all’apparente resurrezione della moglie di Mark? Queste sono solo alcune delle domande con cui ci lascia questa premiere, che al tempo stesso ha però il merito non solo di reintrodurci in maniera efficacissima alle peculiari atmosfere della serie – pensiamo ad esempio al surreale video “Lumon is listening” –, ma anche quello di presentare nuovi personaggi – uno su tutti, la manager bambina Miss Huang – e, infine, quello di portare avanti la sua acutissima critica al sistema capitalista delle multinazionali, mostrandoci le ridicole e false reazioni con cui rispondono quando il loro vero volto viene pubblicamente esposto.
Voto: 8

Un episodio insulso e inutile, che vanifica la grandiosità del precedente finale. Per fortuna l’episodio 2 invece è impeccabile, scritto e girato magistralmente e riprende esattamente da dove eravamo rimasti, narrativamente ed emotivamente. Saltate questo e andate direttamente a quello, non perderete niente.
Direi proprio di no, è ottimo questo episodio come quello successivo… Oltretutto si perderebbero cose importanti saltando l’episodio, così come le fantastiche peculiarità tecniche e di atmosfere della serie… Poi perché saltare un episodio in primo luogo? Guardare una serie dovrebbe essere un piacere, se inizi a pensarlo è diventato un obbligo