
Daredevil: Born Again è la tredicesima serie dei Marvel Studios su Disney+ e arriva in scia ad un periodo non fortunatissimo per il progetto di Kevin Feige: il Marvel Cinematic Universe è in una fase di stanca, tra progetti falliti al cinema e un senso di stanchezza generale che pervade i prodotti televisivi che, anche per questo, sono drasticamente diminuiti negli ultimi tempi. In questa fase di riorganizzazione generale, Agatha All Along, ultima serie live action prima di Born Again, è stata capace di farsi notare per la sua originalità e le sue idee, dimostrando le immense potenzialità narrative e visive che questo universo offre se le storie vengono messe nelle mani giuste, come quelle abili di Jac Schaeffer. La serie dedicata alla strega interpretata da Kathryn Hahn è stata però un’eccezione in mezzo a tanti prodotti anonimi o poco ispirati e le possibilità che un sequel di una serie così amata come Daredevil potesse finire in un altro fiasco erano dietro l’angolo, anche e soprattutto per tutti i problemi produttivi che l’hanno anticipato.

I primi due episodi di Daredevil: Born Again sono in sostanza un lungo pilot e hanno la funzione non semplice di collegare il vecchio show alla direzione attuale imposta dai Marvel Studios per la serie – con nuovi personaggi e nuove ambientazioni meno dark rispetto a quelle dello show Netflix – finanche a costruire dei flebili collegamenti con il Marvel Cinematic Universe, per sottolineare comunque la sua appartenenza a un progetto più grande. A dirla così sembra un’operazione fin troppo ambiziosa, ma quello che sorprende, e che si può affermare fin da subito, è che lo show riesce miracolosamente nel suo intento.

Si fa riferimento ovviamente all’ascesa di Wilson Fisk alias Kingpin – di cui riprende le fattezze il bravissimo Vincent D’Onofrio – alla posizione di sindaco di New York, già anticipata nel finale della serie Echo dello scorso anno. Nonostante questa svolta narrativa sia stata presa molto tempo fa, non si possono non notare alcuni riferimenti al panorama politico attuale degli Stati Uniti, ma più in generale alla ribalta dei populismi e delle ideologie della destra radicale nel mondo. Questi collegamenti sono sottolineati dalla scelta molto intelligente di mostrare scene di interviste ai cittadini di New York che spezzano la narrazione principale e che costruiscono il contesto nel quale Fisk acquisisce il consenso per poter essere eletto: le interviste dipingono il boss criminale come un uomo che sa quello che deve essere fatto per “ripulire” le strade, che non ha paura di sporcarsi le mani per arrivare ai propri obiettivi, uno che per quanto non sia un santo è “quello che serve alla città”. Insomma, si tratta della retorica dell’uomo forte al comando, che con il suo carisma riesce a ripulire la propria figura e a farsi seguire, nonostante la sua fedina penale e la sua completa estraneità ai meccanismi classici della politica. Una scena esemplare in questi due episodi di Born Again è quella in cui Fisk e la sua squadra si fermano in auto nel traffico a causa di un cantiere che procede a rilento: il personaggio di D’Onofrio sfrutta questa situazione a suo vantaggio con un intervento in prima persona arringando la folla e mostrandosi come un uomo d’azione.

In definitiva non si può che essere soddisfatti da questi primi due episodi di Daredevil: Born Again; se si è stati fan della serie Netflix si ritroveranno tutti gli elementi che l’hanno caratterizzata, dalla crudezza delle scene di violenza alla rappresentazione di una New York sempre in bilico tra criminalità e giustizia; per chi invece è un neofita delle avventure dell’Uomo senza paura – questo l’appellativo storico del personaggio sulle pagine dei fumetti – in TV troverà un ottimo punto di partenza per godersi uno show supereroistico che si preannuncia ben realizzato, con personaggi carismatici e un ottimo cast. Insomma, un punto per il Marvel Cinematic Universe sul piccolo schermo: in questo caso ha fatto centro, sperando che mantenga questa qualità anche per il resto della stagione.
Voto 1×01: 9
Voto 1×02: 8½
