
Nonostante tutta questa baraonda, impensabile dopo l’enorme successo di Avengers: Endgame e la grande fiducia che c’era intorno al progetto multi-piattaforma del MCU solo qualche anno fa, la Disney non molla del tutto i suoi piani produttivi per quanto riguarda le serie televisive e rilascia Echo, una miniserie che, a conti fatti, è uno spin-off di Hawkeye visto che la protagonista era uno dei personaggi secondari della serie con Jeremy Renner e Hailee Steinfeld del 2021. La sua presenza nel nuovo universo televisivo Marvel è però anomala, per due motivi: il primo è che si tratta di una miniserie composta da soli cinque episodi usciti tutti insieme e il secondo è che è il primo progetto a uscire sotto la nuova etichetta “Marvel Spotlight” che, a detta di Brad Winderbaum – capo della sezione streaming degli studios – raccoglierà tutte quelle storie più ristrette, con un rating TV-MA, ovvero pensate per un pubblico adulto, e che non prevedono necessariamente la conoscenza pregressa delle altre opere Marvel. Questa scelta è pensata sia per mettere in luce personaggi minori del grande ventaglio di eroi Marvel dei fumetti, sia per cercare di far avvicinare più persone possibili alle serie su Disney+, anche quelli che non hanno seguito tutta la continuity o che, banalmente, non ne sono interessati.

Ma il pilot di Echo è un recap solo per metà: la seconda parte dell’episodio mira a porre invece le basi di quello che vedremo davvero nei capitoli successivi, ovvero il ritorno di Maya a casa, il rapporto con la propria famiglia – quello che ne rimane – e con la propria cultura. Una parte importante della serie è, infatti, legato ad esplorare i costumi e la mitologia dei nativi americani, in particolare della Nazione Chochtaw di cui fa parte Maya, la terza più grande degli Stati Uniti d’America – conta più di duecentomila persone. Da questo punto di vista gli autori hanno fatto un bel lavoro di raccordo nell’unire l’epica delle storie di supereroi con le storie appartenenti alla cultura di una minoranza, dal rapporto con i propri antenati a quello con la natura, fino al senso di isolamento rispetto al resto del mondo che la cittadina di Tamaha trasmette agli spettatori. Certo, non siamo di fronte a uno show che porta in primo piano le criticità e le contraddizioni della vita nella riserva come può essere Reservation Dogs, anche perché non è decisamente il suo obiettivo primario, ma è comunque un tema sentito e integrato nella storia: ha un suo senso nello sviluppo del personaggio – tra poco parliamo anche dei poteri di Maya – e contribuisce a rendere Echo una serie con una propria identità e personalità.

Arriviamo quindi ai poteri di Maya Lopez, per scelta diversi da quelli che le appartengono nelle storie a fumetti – in cui il personaggio ha “solo” l’abilità di copiare in modo fotografico lo stile di combattimento di chiunque guardi – e qui legati al suo passato e ai suoi antenati. Grazie all’ottimo utilizzo dei flashback all’inizio di ogni episodio, ci viene mostrata di volta in volta una delle antenate della protagonista e le caratteristiche/abilità che, attraverso l’ereditarietà del sangue, le portano in dono, dai poteri ancestrali di Chafa alla mira di Tuklo passando per la resistenza fisica e atletica di Lowak. Questo cambiamento rispetto alla storia canonica dei fumetti rende ancora più solido il legame tra la storia del personaggio e le sue origini Chochtaw, qui espresse attraverso il tratto distintivo di ogni eroe Marvel, ovvero i superpoteri: è interessante inoltre il tema del passaggio di testimone tra una generazione e l’altra e, per quanto non proprio originale, quest’idea funziona nel rendere ancora più unica una protagonista, molto sfaccettata e ben caratterizzata.

Del Kingpin che abbiamo conosciuto nelle serie Netflix manca un po’ di spessore e la breve apparizione in Echo non riesce a renderlo né minaccioso né interessante la metà di quanto lo era negli altri show in cui è apparso. Colpa di questa involuzione del personaggio è di certo da imputare a una scrittura che scivola troppo velocemente verso un finale forzato e privo di mordente, che porta il personaggio al centro dell’azione in modo molto conveniente e lo traghetta semplicemente verso una delusione – quella del rifiuto di Maya a tornare a lavorare con lui – che vorrebbe essere la molla che lo spinge alle sue future scelte, come mostrato dalla scena mid-credits.

Nonostante un’evidente altalena qualitativa, dunque, Echo è una miniserie interessante sotto molti punti di vista e sopra la media rispetto alle ultime avventure televisive dei Marvel Studios – che recentemente, tra l’altro, hanno avuto la stessa tendenza a sprecare dei buoni spunti iniziali, si pensi per esempio a Ms. Marvel e Moon Knight. Peccato per una narrazione che dà il suo meglio nella prima parte e cala vistosamente nella seconda, lasciando l’amaro in bocca per quello che avrebbero potuto costruire con un personaggio come Maya; la speranza è che possiamo rivedere quanto prima Echo in nuovi progetti Marvel, magari già in Daredevil: Born Again.
Voto: 7
