
Delle prime tre puntate (scritte da Tony Gilroy e dirette da Ariel Kleiman) avevamo parlato ampiamente nella recensione della premiere. In sostanza, il ritorno di Andor non aveva convinto pienamente, complice soprattutto una parte centrale dove gli sviluppi narrativi sembrano portare a poco o a nulla – in particolare, la parte su Yavin 4 -, con la sensazione che si ripetessero dei passaggi già visti nelle fasi conclusive dell’annata precedente. Pensiamo per esempio al fatto che Bix e gli altri rifugiati di Ferrix sono di nuovo costretti alla fuga, o a Mon Mothma che si confronta con quello che, a livello personale, dovrà perdere per seguire la causa della Ribellione, fatto già ampiamente affrontato quando accetta che la figlia si sposi con il primogenito di Davo Sculdun.

Emerge in particolare l’incredibile lavoro fatto su Syril, incaricato di andare sotto copertura su Ghorman, che si cala perfettamente nella parte della spia imperiale. Un po’ come Andor, è completamente dedito alla sua causa, con la grande differenza che è una semplice pedina in un progetto molto più grande di cui non verrà mai a conoscenza. C’è qualcosa di molto tragico nella figura di Syril che, nonostante il suo legame indissolubile con l’Impero, proprio in questo arco mostra più che mai di essere vittima del sistema in cui è cresciuto, e passando sempre più tempo con i Ghor, inizia a rivalutare i suoi sentimenti verso il governo e l’operato di Palpatine.

Essere parte della Ribellione, però, vuol dire dare tutto, e Luthen e Kleya ne sono gli esempi migliori. L’adrenalinico crescendo di “What a Festive Evening”, mostra quanto profonda sia la loro dedizione per la causa e le loro infinite risorse quando c’è da improvvisare – in particolare Kleya; entrambi conoscono benissimo qual è la posta in gioco e cosa comporta la missione – più in generale, quella per sconfiggere l’Impero -, ma è interessante notare come Luthen sembri iniziare a perdere qualche colpo, o quantomeno a sentire la pressione del tutto. È proprio qui che, più che in altre occasioni, Kleya appare come quella in controllo della situazione.

È interessante vedere invece il modo in cui Bix si confronta con i traumi di questi anni, soprattutto ora che è attivamente parte della Ribellione. È difficile pensare ad altre situazioni in cui si racconti in questo modo (in Star Wars) quello che si prova tra una missione e l’altra, in quei momenti di noia in cui non ci sono l’adrenalina o la tensione della missione a tenere lontani i fantasmi del passato. Bix è anche vittima di un Cassian ultra protettivo che non vuole metterla in pericolo, cosa che però capisce di non poter più fare e che porta alla loro missione in coppia dove Bix ottiene la sua vendetta nei confronti di Gorst. È un peccato quindi che questa sia l’unica volta che vediamo Bix in azione nel corso della stagione; avrebbe meritato sicuramente più spazio, ma in una serie con così tanti personaggi memorabili, è inevitabile che qualcuno si ritrovi con meno scene a disposizione.
Proprio come nella passata stagione, invece, è con il penultimo arco narrativo che Andor raggiunge il suo punto più alto. Gli episodi “Who Are You?” e “Welcome to the Rebellion” (scritti da Dan Gilroy, fratello di Tony e già autore della prima stagione), non solo si posizionano senza problemi nell’olimpo di Star Wars, ma sono a mani basse tra le puntate migliori viste sul piccolo schermo negli ultimi anni. Che il massacro di Ghorman fosse alle porte era chiaro da tempo, e né Disney né Tony Gilroy hanno mai nascosto il suo arrivo. Eppure, questo non ha minimamente ridotto il suo l’impatto emotivo.

Anche “Welcome to the Rebellion” ruota attorno a un evento già conosciuto e molto atteso dai fan. La fuga di Mon Mothma era già stata in parte trattata in Star Wars: Rebels (per chi non avesse già visto la puntata, “Secret Cargo”, è un’ottima visione da fare dopo il nono episodio di Andor), ma anche in questo caso tutto viene costruito alla perfezione, mantenendo un altissimo livello di tensione per tutta la sua durata. E quando tutto sembra finalmente essersi calmato, arriva l’ultimo, duro colpo: l’addio di Bix. Indipendentemente da quello che si pensi sul suo utilizzo in questa stagione, resta il fatto che il suo videomessaggio per Andor sia profondamente toccante, un sacrificio enorme fatto per la Ribellione, in cui lei, molto prima di Cassian, comprende cosa si deve fare per vincere. Stona quindi forse un pochino l’aver scelto di chiudere la puntata con il risveglio di K-2SO, un momento sicuramente atteso ma che, collocandosi immediatamente dopo una scena così toccante, risulta leggermente fuori luogo.

Nel complesso, chi forse ne esce peggio a livello di resa, se paragonato con la prima stagione, è Cassian. È sicuramente interessante l’idea di vederlo così restio rispetto ai momenti iniziali di “One Year Later” in cui è in piena modalità missione; il desiderio di tenere al sicuro i propri cari, soprattutto dopo aver perso così tanto per colpa dell’Impero, e di voler abbandonare la Ribellione, è estremamente comprensibile, ed è un ottimo contrasto rispetto al suo percorso di accettazione del destino che lo attende – rafforzato in maniera elegante con l’introduzione del discorso sulla Forza in “Messenger”. Eppure, a conti fatti, l’impatto emotivo non è sempre quello sperato.
Detto ciò, gli ultimi minuti della serie, che partono con il “May the Force be with you, Captain”, di Bail Organa, e continuano con la voce fuori campo del manifesto di Nemik, sono estremamente commoventi, e in un certo senso ci ricordano quello che è davvero al centro di questa storia: tutti i piccoli sacrifici fatti da tantissime persone che forse non verranno mai ricordate, ma che sono state indispensabili per portare poi alla fine dell’Impero. Andor è una storia su come la ribellione sia fatta di tanti gesti e del lavoro di tante persone, perché anche se è stato Luke Skywalker a far saltare in aria la Morte Nera, non ce l’avrebbe mai fatta senza Han, Leia, Obi-Wan, Mon, Jyn Erso, Cassian, Luthen, Kleya e tantissimi altri. E poi c’è quell’immagine finale, di Bix con il figlio che guarda all’orizzonte come fa Luke in Una Nuova Speranza, sperando in un futuro migliore, che farà discutere i fan, ma che nasce da un’altra delle forze che hanno mosso questo racconto, cioè l’amore. È apprezzabile come si sia deciso di non chiudere con un rimando diretto a Rogue One, ma di dare un senso di conclusione al racconto di queste due stagioni chiudendo con un’immagine di speranza.

In conclusione, la seconda stagione di Andor è un susseguirsi di adrenalina e grandi emozioni, una rappresentazione estremamente dettagliata della nascita della Ribellione, che trova in più momenti punti di contatto con gli avvenimenti del mondo contemporaneo. Tony Gilroy e il resto del team hanno realizzato un piccolo miracolo, un progetto che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impossibile per Star Wars. La prossima serie live-action in arrivo è la seconda stagione di Ahsoka, che difficilmente vedrà la luce prima della fine del 2026. Per il resto, il futuro televisivo della saga è parecchio nebuloso, e al momento è difficile pensare che verrà annunciato qualcosa di nuovo a breve; nonostante ciò, per una volta e seguendo le parole di Yoda, dovremmo concentrarci sul presente, e sentirci grati di avere tra le mani qualcosa di unico come Andor.
Voto Stagione: 9
Voto Serie: 9

Appartengo alla primissima generazione dei fan di SW e ricordo benissimo, entrando in un cinema a film iniziato (allora era possibile!) il 24 Ottobre del 1977, quale fu l’imprinting, la prima immagine che vidi: un giovane dai capelli biondi, che fissa con aria rassegnata, uno splendido tramonto di due soli. Da allora fu un susseguirsi di visioni ripetute decine di volte (almeno una ventina in sala del primissimo Guerre Stellari), di attese per i sequel e i prequel, di lunghe attese e file alle prime, di emozioni e anche di troppe delusioni per non riuscire più a ritrovare quelle indescrivibili sensazioni primordiali. Piansi in sala quando vidi Rogue One e ho pianto per la fine di Andor che calza perfettamente a pennello con le mie aspettative, perché seppur poco, in quasi 40 anni sono cresciuto e Andor è lo SW diventato adulto, è il modo di raccontare “a Star Wars story” che più mi rappresenta. L’aderenza al presente c’è sempre stata sin dal primo film (Lucas rappresentò una sorta di Vietnam dove però i cattivi erano i suoi compatrioti) e quindi ben vengano temi come lo sfruttamento degli uomini e delle risorse naturali e le autocrazie che sfociano nelle dittature. Andor è anche pieno zeppo di sfumature, spesso non esplicite, come ad esempio quei pochi secondi dedicati all’ex marito di Mon Mothma sul finale a sottolineare le vite di chi non si ribella e vive assuefatto all’insoddisfazione eterna.
Dalla metà della stagione diventa semplicemente pazzesca!