Andor – Stagione 2 2


Andor - Stagione 2Sono arrivate su Disney+ anche le ultime tre puntate della seconda stagione di Andor, che chiude così il suo cammino iniziato nel 2022 un po’ in sordina ma che, andando avanti, ha trovato sempre più consenso tra pubblico e critica. C’erano dunque grandi aspettative, e se escludiamo una premiere un po’ al di sotto degli standard della serie, si può tranquillamente dire che Andor le abbia rispettate e, in alcuni casi, addirittura superate.

Delle prime tre puntate (scritte da Tony Gilroy e dirette da Ariel Kleiman) avevamo parlato ampiamente nella recensione della premiere. In sostanza, il ritorno di Andor non aveva convinto pienamente, complice soprattutto una parte centrale dove gli sviluppi narrativi sembrano portare a poco o a nulla – in particolare, la parte su Yavin 4 -, con la sensazione che si ripetessero dei passaggi già visti nelle fasi conclusive dell’annata precedente. Pensiamo per esempio al fatto che Bix e gli altri rifugiati di Ferrix sono di nuovo costretti alla fuga, o a Mon Mothma che si confronta con quello che, a livello personale, dovrà perdere per seguire la causa della Ribellione, fatto già ampiamente affrontato quando accetta che la figlia si sposi con il primogenito di Davo Sculdun.

Andor - Stagione 2Nulla di tutto ciò è scritto, diretto, o interpretato male; anzi, ci sono tutti gli elementi che hanno fatto amare Andor così tanto, ma proprio per questo era lecito aspettarsi qualcosa di più. A subirne le conseguenze è, soprattutto, Cassian, reduce da uno splendido arco narrativo che lo aveva portato ad abbracciare pienamente la lotta all’Impero, che è sì protagonista della splendida scena che apre le danze di “One Year Later”, ma che poi resta ostaggio delle circostanze – e del racconto – se non fino ai momenti conclusivi di “Harvest”. Per quanto riguarda l’Impero, Dedra e Syril, invece, Andor mostra tutti i suoi punti di forza, gettando le basi per sviluppi narrativi dalle ripercussioni enormi per il resto della stagione, a partire dall’arco narrativo successivo che inizia con “Ever Been to Ghorman?” e che segna anche il ritorno dello sceneggiatore Beau Willimon – showrunner della versione americana di House of Cards e già autore degli iconici episodi ambientati su Narkina 5. Con questi tre episodi, la serie torna alla forma migliore, offrendo agli spettatori quella tensione e quella enorme cura nella scrittura tipica della prima stagione.

Emerge in particolare l’incredibile lavoro fatto su Syril, incaricato di andare sotto copertura su Ghorman, che si cala perfettamente nella parte della spia imperiale. Un po’ come Andor, è completamente dedito alla sua causa, con la grande differenza che è una semplice pedina in un progetto molto più grande di cui non verrà mai a conoscenza. C’è qualcosa di molto tragico nella figura di Syril che, nonostante il suo legame indissolubile con l’Impero, proprio in questo arco mostra più che mai di essere vittima del sistema in cui è cresciuto, e passando sempre più tempo con i Ghor, inizia a rivalutare i suoi sentimenti verso il governo e l’operato di Palpatine.

Andor - Stagione 2Ha modo di riprendersi anche Andor grazie alla sua missione di ricognizione nei panni dello stilista Varian Skye. È una parte che unisce alla perfezione il tono più classico di Star Wars a quello della serie, senza snaturare l’anima di Andor. Cassian si dimostra un agente più maturo e più cauto, e questo lo porta a un conflitto aperto con Luthen che, come emerso dal suo iconico monologo di “One Way Out”, è pronto a sacrificare tutto per la causa. Se c’è soprattutto un elemento che emerge dal percorso di Andor in questa stagione, è proprio questa sua tendenza ad agire in maniera più prudente, in contrasto con il Cassian più impulsivo del passato, e che è frutto della comprensibilissima paura di perdere le persone che ama – in particolare Bix -, qualcosa con cui si è dovuto confrontare per tutta la sua vita e più recentemente con la perdita di Brasso su Mina-Rau.

Essere parte della Ribellione, però, vuol dire dare tutto, e Luthen e Kleya ne sono gli esempi migliori. L’adrenalinico crescendo di “What a Festive Evening”, mostra quanto profonda sia la loro dedizione per la causa e le loro infinite risorse quando c’è da improvvisare – in particolare Kleya; entrambi conoscono benissimo qual è la posta in gioco e cosa comporta la missione – più in generale, quella per sconfiggere l’Impero -, ma è interessante notare come Luthen sembri iniziare a perdere qualche colpo, o quantomeno a sentire la pressione del tutto. È proprio qui che, più che in altre occasioni, Kleya appare come quella in controllo della situazione.

Andor - Stagione 2Non sfigura nemmeno il colpo ai danni dell’Impero svolto da Val, Cinta e la resistenza di Ghor, che strutturalmente arriva nello stesso punto del furto su Aldhani nella passata stagione. È difficile fare paragoni, dato che per molti “The Eye” è stato il vero momento di svolta della serie, ma quello che accade in “What a Festive Evening” serve soprattutto a mostrare i cambiamenti di alcuni personaggi (Val e Cinta) e a far vedere come le fasi del conflitto stiano accelerando in maniera sempre più evidente. Una cosa che però fa leggermente storcere il naso è la morte di Cinta, anche alla luce del suo toccante ricongiungimento con Val. È uno degli esempi in cui la decisione di far trascorrere un anno tra gli archi narrativi penalizza lo sviluppo dei rapporti tra i personaggi, e lasciare sottointese delle cose dai dialoghi non sempre è sufficiente.

È interessante vedere invece il modo in cui Bix si confronta con i traumi di questi anni, soprattutto ora che è attivamente parte della Ribellione. È difficile pensare ad altre situazioni in cui si racconti in questo modo (in Star Wars) quello che si prova tra una missione e l’altra, in quei momenti di noia in cui non ci sono l’adrenalina o la tensione della missione a tenere lontani i fantasmi del passato. Bix è anche vittima di un Cassian ultra protettivo che non vuole metterla in pericolo, cosa che però capisce di non poter più fare e che porta alla loro missione in coppia dove Bix ottiene la sua vendetta nei confronti di Gorst. È un peccato quindi che questa sia l’unica volta che vediamo Bix in azione nel corso della stagione; avrebbe meritato sicuramente più spazio, ma in una serie con così tanti personaggi memorabili, è inevitabile che qualcuno si ritrovi con meno scene a disposizione.

Proprio come nella passata stagione, invece, è con il penultimo arco narrativo che Andor raggiunge il suo punto più alto. Gli episodi “Who Are You?” e “Welcome to the Rebellion” (scritti da Dan Gilroy, fratello di Tony e già autore della prima stagione), non solo si posizionano senza problemi nell’olimpo di Star Wars, ma sono a mani basse tra le puntate migliori viste sul piccolo schermo negli ultimi anni. Che il massacro di Ghorman fosse alle porte era chiaro da tempo, e né Disney né Tony Gilroy hanno mai nascosto il suo arrivo. Eppure, questo non ha minimamente ridotto il suo l’impatto emotivo.

Andor - Stagione 2“Who Are You?” è l’esempio migliore del perché Andor sia così amata: più che in ogni altro caso in Star Wars, la profondità con cui la cultura dei Ghor è stata esplorata raggiunge dei livelli di dettaglio altissimi, come i set – Luke Hall, lo scenografo, è forse il più stretto collaboratore di Tony Gilroy -, arrivando alla creazione di un vero e proprio inno nazionale, cantato in uno dei momenti più toccanti della serie. È una puntata che, come spesso accade in Andor, è un costante crescendo verso l’esplosione finale, dove tutte le trame confluiscono, e dove si susseguono momenti dal forte impatto emotivo. Abbiamo già parlato di Syril, ed è dunque impossibile non menzionare la sua tragica fine, lasciato da tutti, tradito dall’Impero e da Dedra, solo come mai prima d’ora. E negli ultimi istanti della sua vita, quando incontra la sua nemesi, Cassian non lo riconosce neppure. È l’ultimo, durissimo colpo, che precede la sua fine.

Anche “Welcome to the Rebellion” ruota attorno a un evento già conosciuto e molto atteso dai fan. La fuga di Mon Mothma era già stata in parte trattata in Star Wars: Rebels (per chi non avesse già visto la puntata, “Secret Cargo”, è un’ottima visione da fare dopo il nono episodio di Andor), ma anche in questo caso tutto viene costruito alla perfezione, mantenendo un altissimo livello di tensione per tutta la sua durata. E quando tutto sembra finalmente essersi calmato, arriva l’ultimo, duro colpo: l’addio di Bix. Indipendentemente da quello che si pensi sul suo utilizzo in questa stagione, resta il fatto che il suo videomessaggio per Andor sia profondamente toccante, un sacrificio enorme fatto per la Ribellione, in cui lei, molto prima di Cassian, comprende cosa si deve fare per vincere. Stona quindi forse un pochino l’aver scelto di chiudere la puntata con il risveglio di K-2SO, un momento sicuramente atteso ma che, collocandosi immediatamente dopo una scena così toccante, risulta leggermente fuori luogo.

Andor - Stagione 2Nell’arco finale, scritto dal nuovo arrivato nella writers’ room Tom Bissell e diretto da Alonso Ruizpalacios, ci troviamo a pochissimi giorni dagli eventi di Rogue One, e il senso di urgenza del racconto è più forte che mai. Soprattutto “Make it Stop” e “Who Else Knows?” sono un’altra lezione nella costruzione della tensione in un racconto, senza per questo dimenticare l’importanza dello sviluppo dei personaggi. In questo caso, a farla da padrona è Kleya, una delle figure più interessanti emerse in Andor, al centro anche di alcuni flashback in cui conosciamo la storia del suo rapporto con Luthen, una dinamica estremamente sfaccettata nata da un grande dolore ma anche da un atto di ribellione, in cui è forse proprio Kleya a essere in comando.

Nel complesso, chi forse ne esce peggio a livello di resa, se paragonato con la prima stagione, è Cassian. È sicuramente interessante l’idea di vederlo così restio rispetto ai momenti iniziali di “One Year Later” in cui è in piena modalità missione; il desiderio di tenere al sicuro i propri cari, soprattutto dopo aver perso così tanto per colpa dell’Impero, e di voler abbandonare la Ribellione, è estremamente comprensibile, ed è un ottimo contrasto rispetto al suo percorso di accettazione del destino che lo attende – rafforzato in maniera elegante con l’introduzione del discorso sulla Forza in “Messenger”. Eppure, a conti fatti, l’impatto emotivo non è sempre quello sperato.

Detto ciò, gli ultimi minuti della serie, che partono con il “May the Force be with you, Captain”, di Bail Organa, e continuano con la voce fuori campo del manifesto di Nemik, sono estremamente commoventi, e in un certo senso ci ricordano quello che è davvero al centro di questa storia: tutti i piccoli sacrifici fatti da tantissime persone che forse non verranno mai ricordate, ma che sono state indispensabili per portare poi alla fine dell’Impero. Andor è una storia su come la ribellione sia fatta di tanti gesti e del lavoro di tante persone, perché anche se è stato Luke Skywalker a far saltare in aria la Morte Nera, non ce l’avrebbe mai fatta senza Han, Leia, Obi-Wan, Mon, Jyn Erso, Cassian, Luthen, Kleya e tantissimi altri. E poi c’è quell’immagine finale, di Bix con il figlio che guarda all’orizzonte come fa Luke in Una Nuova Speranza, sperando in un futuro migliore, che farà discutere i fan, ma che nasce da un’altra delle forze che hanno mosso questo racconto, cioè l’amore. È apprezzabile come si sia deciso di non chiudere con un rimando diretto a Rogue One, ma di dare un senso di conclusione al racconto di queste due stagioni chiudendo con un’immagine di speranza.

Andor - Stagione 2Prima di passare al commento finale, non si può non parlare brevemente di Rogue One. A detta di molti, rivederlo dopo le due stagioni di Andor ne cambia drasticamente la percezione. Se si considerano i momenti con Cassian, questo è in parte vero – cosa abbastanza inevitabile dato che, vista la durata del film, era un personaggio non troppo delineato. Per il resto, però, non si può dire che si notino eccessive differenze: i pregi e i difetti del film rimangono, e anzi, forse la cosa che più colpisce è l’enorme quantità di fan service di Rogue One (da un lato giustificabile, trattandosi del primo spin-off), in totale contrasto con quanto visto in Andor.

In conclusione, la seconda stagione di Andor è un susseguirsi di adrenalina e grandi emozioni, una rappresentazione estremamente dettagliata della nascita della Ribellione, che trova in più momenti punti di contatto con gli avvenimenti del mondo contemporaneo. Tony Gilroy e il resto del team hanno realizzato un piccolo miracolo, un progetto che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impossibile per Star Wars. La prossima serie live-action in arrivo è la seconda stagione di Ahsoka, che difficilmente vedrà la luce prima della fine del 2026. Per il resto, il futuro televisivo della saga è parecchio nebuloso, e al momento è difficile pensare che verrà annunciato qualcosa di nuovo a breve; nonostante ciò, per una volta e seguendo le parole di Yoda, dovremmo concentrarci sul presente, e sentirci grati di avere tra le mani qualcosa di unico come Andor.

Voto Stagione: 9
Voto Serie: 9


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2 commenti su “Andor – Stagione 2

  • Boba+Fett

    Appartengo alla primissima generazione dei fan di SW e ricordo benissimo, entrando in un cinema a film iniziato (allora era possibile!) il 24 Ottobre del 1977, quale fu l’imprinting, la prima immagine che vidi: un giovane dai capelli biondi, che fissa con aria rassegnata, uno splendido tramonto di due soli. Da allora fu un susseguirsi di visioni ripetute decine di volte (almeno una ventina in sala del primissimo Guerre Stellari), di attese per i sequel e i prequel, di lunghe attese e file alle prime, di emozioni e anche di troppe delusioni per non riuscire più a ritrovare quelle indescrivibili sensazioni primordiali. Piansi in sala quando vidi Rogue One e ho pianto per la fine di Andor che calza perfettamente a pennello con le mie aspettative, perché seppur poco, in quasi 40 anni sono cresciuto e Andor è lo SW diventato adulto, è il modo di raccontare “a Star Wars story” che più mi rappresenta. L’aderenza al presente c’è sempre stata sin dal primo film (Lucas rappresentò una sorta di Vietnam dove però i cattivi erano i suoi compatrioti) e quindi ben vengano temi come lo sfruttamento degli uomini e delle risorse naturali e le autocrazie che sfociano nelle dittature. Andor è anche pieno zeppo di sfumature, spesso non esplicite, come ad esempio quei pochi secondi dedicati all’ex marito di Mon Mothma sul finale a sottolineare le vite di chi non si ribella e vive assuefatto all’insoddisfazione eterna.