
Il murder mystery è un genere che, dopo un periodo di difficoltà e di stanchezza, ha saputo rinnovarsi negli ultimi anni grazie a un nuovo metodo narrativo di successo, più svelto e brillante. Il segreto è sembrato essere l’affidarsi alla commedia, in cui nuovi toni surreali e a volte volutamente parodici hanno accompagnato un racconto che esiste ormai in televisione da tempo immemore. Si pensi, ad esempio, al grosso successo che la saga di Knives Out (sempre di Rian Johnson) ha avuto recentemente, al punto da aver creato un vero e proprio franchise pronto ad espandersi (senza contare più di qualche emule non sempre riuscitissimo).
La formula di Knives Out ritorna, in una forma un po’ diversa ma simile nell’essenza, in questo prodotto televisivo. Gli ingredienti, infatti, sono molto simili: una natura episodica (il legame tra i due film con Benoit Blanc è molto tenue), un protagonista brillante ma molto particolare, un vasto panorama di guest star, e un tono sempre sopra le righe. Già la prima stagione di Poker Face aveva dimostrato che la serie sapeva creare un equilibrio perfetto tra tutti questi elementi, in una miscela interessantissima che ha reso questo prodotto uno di quelli più chiacchierati dello scorso anno televisivo.

Altro fattore di grande importanza è il tono della serie, sempre a metà tra il tragico – si tratta di omicidi, dopotutto – e la commedia, in quello stile che caratterizza un po’ i prodotti recenti di Johnson. C’è molto assurdo nel racconto, ad esempio, delle cinque gemelle e delle loro particolarissime personalità, oppure nello scambio di traditi e traditori tra FBI e mafia. Certo, a volte si esagera e le situazioni diventano paradossali, ma è proprio questo che rende i vari episodi godibilissimi e capaci persino di raccontare qualcosa che un tono più serio renderebbe meno digeribile. D’altronde non c’è da scoprire chi ha commesso il delitto: l’informazione ci viene data sin dall’inizio; questo permette però alla scrittura di divertirsi, di giocare con le aspettative dello spettatore e di divertire divertendosi. Se ci si ferma a pensare, le motivazioni per gli omicidi sono spesso le più semplici e banali: liti di soldi, gelosie, e tradimenti; eppure, la formula non annoia mai perché tutto questo è coniugato con una grande dose di ironia che svela quanto siano patetici molti di questi assassini e quanto anche molto fortunata sia la vita sconclusionata di Charlie. Di questi tre episodi, si percepisce come il terzo ci debba più che altro portare a un certo punto, ovvero liberare Charlie dal ripetere le stesse dinamiche della prima stagione e questo fa sì che sia l’episodio meno riuscito di questo inizio di stagione. Eppure, è facile vedere in questo accidente di percorso cosa renda la serie così efficace: ogni puntata presenta un menu diverso, nuove storie e nuovi personaggi.

L’inizio di questa seconda stagione di Poker Face conferma tutto quello che di bello c’era da dire sulla prima annata e sul perché abbia rappresentato una delle serie migliori del 2024. Ci sono tutti gli elementi per ritenere che anche questa stagione (per fortuna un po’ più lunga della precedente con dodici episodi) avrà molto da offrire allo spettatore: non cambierà la vita a nessuno, ma Poker Face rappresenta il meglio di un vecchio modo di fare televisione che ancora, magicamente, funziona.
Voto 2×01: 8
Voto 2×02: 7½
Voto 2×03: 7
