
È infatti anche grazie alla performance incredibile dell’attrice statunitense – la cui carriera in rapida ascesa deve molto a questo show – che Euphoria si è inserita nei discorsi degli appassionati di serie TV di qualità, ed è forse per questo che “Andale”, il primo episodio della terza stagione, sceglie di ripartire proprio da Zendaya. La protagonista dello show – il cui voice over accompagna la narrazione della serie – spiega cosa ci siamo persi in questi anni di lunga e travagliata produzione dei nuovi episodi, anche dovuta alla grande notorietà assunta dai suoi attori principali nel frattempo, e in particolare nel time skip di tre anni che separa questa stagione dalla precedente. Il liceo è finito e i personaggi hanno cominciato la loro “vita adulta”: Rue, tuttavia, deve fare i conti con il proprio passato e con le pessime decisioni che ha preso, ritrovandosi a diventare un corriere della droga per la narcotrafficante Laurie al fine di ripagare un enorme debito nei suoi confronti.

Questa nuova ambientazione western, inoltre, si perde in tutte le altre storyline dei personaggi di Euphoria: dalla relazione problematica tra Nate (Jacob Elordi) e Cassie (Sidney Sweeney) che vivono in una lussuosa casa californiana, alle carriere nel mondo dello spettacolo di Lexi, assistente alla produzione di una soap opera, e Maddy, talent manager in ascesa, fino alla vita da sugar baby di Jules a New York. Uno dei più grandi problemi dell’inizio di questa terza stagione di Euphoria è proprio questo: la scelta di allontanare i personaggi da un centro di gravità che li teneva uniti – come era la scuola nelle prime stagioni, che funzionava anche da centro tematico – e dividerli in storie separate che solo occasionalmente si incrociano è già deleterio di per sé; inoltre le diverse linee narrative sono talmente differenti e poco affini l’una all’altra da dare l’impressione di star guardando almeno tre o quattro serie televisive diverse tra loro. Questo spaesamento si traduce nella mancanza di un obiettivo a lungo termine che possa far capire allo spettatore in quale direzione si stia muovendo la serie, rendendo a tratti frustrante la visione dello show.

A rendere ancora più sgradevole la visione di questi primi episodi di Euphoria è la lente attraverso la quale Sam Levinson sceglie, di nuovo, di raccontare e mostrare i personaggi femminili, quasi tutti legati al tema della sessualizzazione del corpo – portando alla mente il fallimento di The Idol – e praticamente nessuno, a parte forse Maddy, davvero capace di prendere decisioni sensate. Rue continua a essere un personaggio che fa solo scelte sbagliate e che riesce ad essere interessante solo grazie a una Zendaya in grado di donare pathos e intensità anche a una scrittura così poco ispirata; Cassie è intrappolata nella gabbia d’oro che si è costruita ed è disposta a vendere la propria immagine su OnlyFans per potersi permettere un capriccio o forse solo per fare un torto a Nate, che vede minata la propria posizione di potere di uomo nella coppia; Jules si è vista ancora fin troppo poco per poter essere giudicata e, proprio per questo, il riavvicinamento con Rue alla fine di “America My Dream” appare forzato e quasi casuale nello sviluppo dei personaggi.

Difficile trovare qualcosa da salvare in questo inizio della terza stagione della serie HBO: sicuramente come si è detto l’interpretazione di Zendaya tiene ancora in piedi la baracca e non si può negare che quella di Priscilla Delgado in “America My Dream” sia stata notevole, ma si tratta di piccole luci in uno sconfortante buio. Continua a essere un prodotto ben confezionato, con un budget considerevole, che però è vittima di una sceneggiatura ridicola e una povertà di idee che lascia pensare che forse non era così necessario produrre questa tranche di episodi. Insomma, ci sono poche speranze per il prosieguo di Euphoria, soprattutto se si parte da queste basi: l’unico conforto è che questa stagione sarà anche l’ultima.
Voto 3×01: 4 ½
Voto 3×02: 5
