Euphoria – 3×01/02 Andale & America My Dream


Euphoria – 3x01/02 Andale & America My DreamPoche altre stagioni di serie contemporanee erano attese come la terza di Euphoria: questo perché le prime due annate dello show creato da Sam Levinson sono state particolarmente apprezzate da pubblico e una buona parte della critica per il modo dissoluto e senza inibizioni con cui il creatore della serie ha scelto di portare in scena i drammi e le difficoltà della Gen Z. Per quanto la rappresentazione di Levinson di questo mondo sia stata totalmente scollegata dalla realtà e ricca di scelte discutibili rispetto alla rappresentazione dei corpi dei personaggi femminili, la serie HBO ha saputo far parlare di sé e creare un vero e proprio culto intorno a un prodotto ben confezionato e con una protagonista, la Rue di Zendaya, molto carismatica e accentratrice.

È infatti anche grazie alla performance incredibile dell’attrice statunitense – la cui carriera in rapida ascesa deve molto a questo show – che Euphoria si è inserita nei discorsi degli appassionati di serie TV di qualità, ed è forse per questo che “Andale”, il primo episodio della terza stagione, sceglie di ripartire proprio da Zendaya. La protagonista dello show – il cui voice over accompagna la narrazione della serie – spiega cosa ci siamo persi in questi anni di lunga e travagliata produzione dei nuovi episodi, anche dovuta alla grande notorietà assunta dai suoi attori principali nel frattempo, e in particolare nel time skip di tre anni che separa questa stagione dalla precedente. Il liceo è finito e i personaggi hanno cominciato la loro “vita adulta”: Rue, tuttavia, deve fare i conti con il proprio passato e con le pessime decisioni che ha preso, ritrovandosi a diventare un corriere della droga per la narcotrafficante Laurie al fine di ripagare un enorme debito nei suoi confronti.

Euphoria – 3x01/02 Andale & America My DreamSin dalle prime scene si capisce subito che Levinson sceglie di cambiare totalmente ambientazione e tono per la serie: dal dramma puro si passa a una dark comedy a tinte western, con una palette di colori che non può che richiamare immediatamente le atmosfere di uno degli show più famosi degli ultimi decenni: Breaking Bad. Le similitudini e l’imitazione, un po’ goffa a dir la verità, della serie di Vince Gilligan, però, non si ferma alle sole immagini ma anche ai temi e al modo in cui viene raccontata la storia di Rue, che è immersa in un mondo di criminalità fatto di boss della droga spietati ma allo stesso tempo quasi caricaturali. Questo sottobosco criminale ci viene però mostrato solo attraverso il personaggio di Alamo, il narcotrafficante proprietario di uno strip club che sceglie di prendere Rue sotto la sua ala protettiva interpretato da Adewale Akinnuoye-Agbaje, un boss amante delle belle donne e decisamente permaloso. Il fatto che questo tentativo di gettarsi in un genere diverso da quello del teen drama venga proposto in modo così superficiale rende questo segmento narrativo (con potenzialità interessanti anche se tutt’altro che originale) un’occasione sprecata quasi subito – con l’eccezione di un approcciò un po’ più approfondito nel secondo episodio con la storia di Angel.

Questa nuova ambientazione western, inoltre, si perde in tutte le altre storyline dei personaggi di Euphoria: dalla relazione problematica tra Nate (Jacob Elordi) e Cassie (Sidney Sweeney) che vivono in una lussuosa casa californiana, alle carriere nel mondo dello spettacolo di Lexi, assistente alla produzione di una soap opera, e Maddy, talent manager in ascesa, fino alla vita da sugar baby di Jules a New York. Uno dei più grandi problemi dell’inizio di questa terza stagione di Euphoria è proprio questo: la scelta di allontanare i personaggi da un centro di gravità che li teneva uniti – come era la scuola nelle prime stagioni, che funzionava anche da centro tematico – e dividerli in storie separate che solo occasionalmente si incrociano è già deleterio di per sé; inoltre le diverse linee narrative sono talmente differenti e poco affini l’una all’altra da dare l’impressione di star guardando almeno tre o quattro serie televisive diverse tra loro. Questo spaesamento si traduce nella mancanza di un obiettivo a lungo termine che possa far capire allo spettatore in quale direzione si stia muovendo la serie, rendendo a tratti frustrante la visione dello show.

Euphoria – 3x01/02 Andale & America My DreamEuphoria è sempre stata una serie corale – nel senso che si concentra su un gruppo variegato e non solo su una figura – ma manteneva il proprio focus sul fatto che questi personaggi, così diversi tra loro e ognuno con i propri demoni, erano costretti a relazionarsi tra loro nel medesimo luogo, il liceo. La scuola era così un punto di aggregazione che intrecciava tutte le storyline e non le disperdeva, oltre che a uniformare il modo in cui tutte le maestranze lavoravano alla cura dell’immagine (regia, fotografia, scenografia) e del tono da dare alla serie – un coming of age a tratti malinconico e praticamente senza un briciolo di comicità se non involontaria. Qui siamo di fronte a tutt’altro, il che poteva anche essere un bene nell’ottica di trovare nuovi spunti e dare nuova verve ad un racconto che sembrava già ben che esaurito con la seconda stagione; a conti fatti, però, si rivela come un vero e proprio caos narrativo.

A rendere ancora più sgradevole la visione di questi primi episodi di Euphoria è la lente attraverso la quale Sam Levinson sceglie, di nuovo, di raccontare e mostrare i personaggi femminili, quasi tutti legati al tema della sessualizzazione del corpo – portando alla mente il fallimento di The Idol – e praticamente nessuno, a parte forse Maddy, davvero capace di prendere decisioni sensate. Rue continua a essere un personaggio che fa solo scelte sbagliate e che riesce ad essere interessante solo grazie a una Zendaya in grado di donare pathos e intensità anche a una scrittura così poco ispirata; Cassie è intrappolata nella gabbia d’oro che si è costruita ed è disposta a vendere la propria immagine su OnlyFans per potersi permettere un capriccio o forse solo per fare un torto a Nate, che vede minata la propria posizione di potere di uomo nella coppia; Jules si è vista ancora fin troppo poco per poter essere giudicata e, proprio per questo, il riavvicinamento con Rue alla fine di “America My Dream” appare forzato e quasi casuale nello sviluppo dei personaggi.

Euphoria – 3x01/02 Andale & America My DreamSi diceva che Maddy è l’unico tra i vari personaggi ad aver davvero fatto dei passi in avanti e aver imparato dagli errori del passato, anche se, rivedendo se stessa in una Cassie succube della relazione con Nate, viene assalita da un desiderio di vendetta che le si presenta su un piatto d’argento. Non c’è nulla di originale in questo plot, ma sembra davvero l’unico che possa davvero movimentare le cose negli episodi a venire: per esempio non c’è nulla di interessante nella storia di Nate e nel suo tentativo impacciato di giocare a fare l’imprenditore nell’azienda ereditata dal padre – impersonato da Eric Dane, qui alla sua ultima interpretazione prima della sua prematura scomparsa lo scorso febbraio – o nella possibile escalation dello scontro tra Alamo e Laurie che, per il momento, si traduce in un dispetto che coinvolge un maiale.

Difficile trovare qualcosa da salvare in questo inizio della terza stagione della serie HBO: sicuramente come si è detto l’interpretazione di Zendaya tiene ancora in piedi la baracca e non si può negare che quella di Priscilla Delgado in “America My Dream” sia stata notevole, ma si tratta di piccole luci in uno sconfortante buio. Continua a essere un prodotto ben confezionato, con un budget considerevole, che però è vittima di una sceneggiatura ridicola e una povertà di idee che lascia pensare che forse non era così necessario produrre questa tranche di episodi. Insomma, ci sono poche speranze per il prosieguo di Euphoria, soprattutto se si parte da queste basi: l’unico conforto è che questa stagione sarà anche l’ultima.

Voto 3×01: 4 ½
Voto 3×02: 5


Informazioni su Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

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