
Gli ultimi episodi della prima stagione, infatti, avevano spalancato alla serie TV le porte della fantascienza, creando un incredibile colpo di scena in cui si scopre che Sugar, in realtà, è un alieno, così come la maggior parte dei suoi amici, e che, essendo stati scoperti e minacciati da alcuni esseri umani, sono costretti a ritornare nel loro pianeta natio. Riprendendo le fila del finale, dunque, la sequenza iniziale di “Home Away From Home” conferma attraverso un voice over la decisione del detective di restare sulla Terra, ma non si tratta di una scelta totalmente altruista o legata all’amore che Sugar ha sviluppato per il pianeta e i suoi abitanti in quanto è spinto anche dal desiderio di scoprire finalmente cosa è successo a sua sorella.
Nonostante l’enfasi posta su quest’intreccio, in realtà quest’ultimo va a trovare una risoluzione estremamente rapida nelle prime scene della puntata, ribaltando completamente l’idea preimpostata di come si sarebbe svolta questa nuova annata. Se da un lato l’abbandonare il filo conduttore fra le due stagioni fornisce un importante primo scossone alla storia, attirando subito l’attenzione degli spettatori e dando al contempo alla sceneggiatura ulteriore spazio per sorprendere nel corso degli episodi successivi, dall’altro può risultare un’arma a doppio taglio.

Tornano gli abiti eleganti e le spettacolari inquadrature delle città – sia di giorno che di notte – che donano uno scorcio di una Los Angeles che racchiude in sé un’anima duale; da un lato si vedono sole, mare e lo sfarzo dell’hotel del protagonista, dall’altro vi è il lato oscuro di ogni città fatto di criminalità e abusi di sostanze.
Ad accompagnare il detective nella sua investigazione vi sono sempre i classici film noir, che permettono al protagonista di studiare e conoscere il comportamento umano e di instaurare momenti di scambio con gli altri – per esempio quando si complimenta con una guardia di un ospedale proprio perché il suo nome gli ricorda il protagonista di Casablanca.
Si ritorna, quindi, alle atmosfere che hanno reso celebre la prima stagione sebbene a seguito di un plot twist come quello visto nel finale ci si sarebbe aspettato una maggiore enfasi sulla natura aliena del protagonista e sulle sue capacità; questa premiere decide invece di ritornare sui suoi passi e continuare la storia di Sugar come se fosse un classico detective. Bisognerà valutare se, nel corso dei successivi episodi, il passato di Sugar troverà il modo di tornare ad essere al centro della storia o se si manterrà sempre come una caratteristica marginale, una scelta che potrebbe limitare il potenziale creativo dello show.
Come anticipato, ad essere il centro nevralgico della serie e la componente meglio riuscita è proprio il protagonista. John Sugar, infatti, continua ad essere il fulcro della narrazione grazie ad un Colin Farrell che in questa seconda annata si conferma la scelta giusta per dare vita ad un personaggio così complesso. Se nella prima stagione è riuscito a dare forma ad un detective diverso dal comune – forte, con numerose abilità ma allo stesso tempo gentile e aperto nei confronti delle persone -, nella seconda vediamo una sua prima evoluzione. La stoicità e nonchalance lasciano spazio a delle crepe nel volto del protagonista, che per la prima volta deve affrontare la più assoluta solitudine. Nelle interazioni con i propri clienti e anche con qualche avventrice dell’hotel si percepisce una vulnerabilità finora mai intravista e che, se sviluppata nel corso della stagione, potrebbe fornire un interessante punto di vista, soprattutto alla trama sci-fi, utilizzata, quindi, come veicolo per analizzare le più profonde emozioni umane ma da un punto di vista diverso, di un’entità completamente estranea a queste sensazioni.

Un’altra costante fra la prima stagione e il primo episodio della seconda è la cinematografia: che sia una vista dall’alto di Los Angeles, un primo piano di Sugar nella sua auto o un’inquadratura di notte fuori da un locale in Koreatown, la fotografia dona un tocco di magia ad ogni ambientazione, rendendo la visione dell’episodio alla stregua di un’opera d’arte da ammirare. Ogni inquadratura è studiata con l’obiettivo di creare un prodotto visivamente eccezionale e per nulla scontato, portando avanti quella passione per la settima arte che già si percepiva nella prima annata.
La seconda stagione di Sugar è inaugurata da una premiere che riprende le caratteristiche che hanno reso interessante la serie tv, dalla tecnica ai rimandi al genere noir, facendo ancora più leva sul personaggio di John Sugar, grazie soprattutto all’ottima interpretazione di Farrell, regalando un primo episodio che riesce a porre le basi per un caso investigativo interessante ma che al momento non sembra riuscire a fare quello scatto in più che ci si aspetterebbe dopo le rivelazioni della prima stagione. Ma come già successo due anni fa, Sugar è una storia che si sviluppa lentamente e che conserva il meglio per i successivi episodi: bisognerà dunque seguire le nuove avventure del detective per poterne scoprire i segreti ed esserne, eventualmente, sorpresi.
Voto 2×01: 7
