
Come già era stato per AHS: Murder House, questa ricorrenza offre il setting ideale per mimetizzare il piano dell’orrifico nella dimensione quotidiana, confondendolo con il piano della realtà sensibile.
Things are never different.
Il giorno di Halloween risulta quindi il momento narrativo ideale in cui far affluire e confluire tutti i topoi elaborati nella mitologia murphiana che anima questa saga del Freak Show: la coulrofobia (la fobia dei clown), il mostruoso come deformità disturbante, la morte e il doppelgänger. Infatti, oltre a fare la conoscenza della coppia di studiosi formata da Miss Rothschild e il dottor Mansfield, – Emma Roberts e Dennis O’Hare, già noti al pubblico di American Horror Story – fa la sua comparsa anche il Sir Edward Mordrake del titolo: un’enigmatica figura sovrannaturale incarnata dal ricco Lord inglese affetto da un rarissimo caso di fetus in fetu, secondo alcuni, realmente esistito nell’800.
L’evocazione di Edward rappresenta il contatto con qualcosa di temuto, ma allo stesso tempo di affascinante. Dipinto come un estimatore delle arti, dall’animo gentile e romantico, è costretto a convivere con un gemello parassita situato dietro la sua testa, un demone che incarna l’eterno conflitto con il doppio malvagio. Il fascino della contraddizione emerge anche nel dialogo con Ethel, durante il quale Mordrake rimprovera il secondo volto di essere inappropriato e scortese nei confronti della donna.
Il suo ingresso nel mondo dei freak rappresenta un punto di vista esterno all’universo diegetico, ma pur sempre relativo alla mitologia circense, e ci offre l’opportunità di gettare uno sguardo diacronico sulla vita di Ethel; è probabile quindi che in seguito assisteremo a un colloquio simile anche con gli altri membri della compagnia.
Dal racconto di Ethel scaturisce la rievocazione malinconica di una sofferenza celata, che si arricchisce dell’ottima prova recitativa di Kathy Bates (la quale ha voluto conferire un accento insolito al proprio personaggio), producendo un risultato emotivo di forte empatia; un momento di scrittura particolarmente riuscito, poiché attraverso le origini della sua storia cogliamo una sofferenza decisamente umana, del tutto slegata dalla sua natura “abnorme”.
I didn’t choose the gift, Elsa. It chose me.

I hate you, I hate you, I hate you!

La sua personalità infantile, in ogni caso, riaffiora nel confronto con Nora (Patti Labelle): la cameriera, incurante delle parole minacciose del giovane, non lo teme ma, piuttosto, esprime disprezzo. Dandy esce schiacciato dal confronto e, non riuscendo a manifestare con lei il proprio odio, corre a torturare i malcapitati prigionieri di Twisty.
Tutta la saga di AHS ha sempre giocato molto sul ruolo svolto dalla psicologia dei personaggi e dal confronto di questi ultimi con il microcosmo di riferimento (basti pensare alla famiglia Harmon in Murder House, o ai personaggi di Lana e suor Jude in Asylum); il miscelamento di questi ritratti umani inseriti in contesti “difficili” e qualche sequenza autenticamente horror girata “a effetto” sembrano costituire la ricetta di base di American Horror Story.
Ciò che emerge in quest’inizio di stagione conferma una sostanziale continuità con la narrativa impostata nelle precedenti, laddove più che il dettaglio orrifico in sé è la percezione delle immagini più o meno disturbanti o deformate ad animare la tensione emotiva.
Il bilancio di questa prima parte dello speciale di Halloween rimane quindi positivo. Rimaniamo in attesa della seconda parte che sicuramente vedrà lo sviluppo del ruolo di Edward Mordrake e l’approfondimento del background di ulteriori personaggi.
Voto: 8

