
Nonostante la qualità generale della serie rimanga pressoché inalterata (dalle performance attoriali fino alla regia), è evidente quanto questa quinta annata abbia subìto il peso delle forse troppo grandi aspettative. Si tratta pur sempre di una stagione che deve posizionare tutte le pedine sul campo e nel posto giusto, in attesa della conclusione degli eventi nella stagione finale. Tuttavia, nel tentativo di creare il contesto perfetto per l’ultima stagione – che riuscisse ad integrare i nuovi personaggi sostituendoli a quelli lasciati lo scorso anno –, gli autori non sembrano essere riusciti a creare un prodotto sempre convincente e all’altezza delle annate precedenti.
Prendiamo il caso di “IHOP”, il nono episodio di quest’annata, che potrebbe sembrare all’apparenza il tipico buon episodio di The Americans, con gli ingredienti che hanno reso la serie quello che è: i continui confronti e taciuti dissensi tra Philip ed Elizabeth, la storyline più personale di Oleg, l’atteso ritorno di Martha ed il suo confronto con Gabriel, insieme a tutte quei frammenti narrativi che fanno l’essenza della serie. È evidente però che qualcosa non funziona: la sensazione preponderante è quella di star osservando i protagonisti seduti in disparte, in attesa che tutte le pedine prendano il proprio posto sulla scacchiera per la partita finale. Nonostante The Americans sia uno show che ha fatto dello slow burn e degli episodi preparatori una delle sue caratteristiche vincenti, è evidente come questa quinta annata manchi di quel guizzo in più che la renda più intrigante e che smussi la sensazione di stagnazione della stagione.
I don’t think anybody does it right.


Your life will get better when your Russian improves.
Si parla sempre di relazioni complicate anche nella suggestiva scena condivisa tra Martha e Gabriel: nonostante sia più che gradito il ritorno della donna nell’episodio, anche in questo caso si assiste ad una certa reiterazione di tematiche più o meno approfondite. È sicuramente interessante però assistere alla presa di posizione e di coscienza di Martha, che, stufa di girare attorno alla questione, ammette a se stessa ed allo spettatore il suo ruolo di pedina nel piano ben più grande di cui Gabriel è il più diretto rappresentante.

Un altro elemento che arricchisce la scena di ulteriori sfumature è la circostanza stessa della visita: come testimoniato dal volto sorpreso di Martha, la visita di Gabriel arriva come inaspettata e getta ulteriore ombre sul suo percorso, mai come in questa stagione così ambivalente (basti pensare alle parole rivolte a Philip nel settimo episodio).
Nella visita di Gabriel, e nelle sue paterne parole, è quantomai evidente il tentativo di alleviare, per quanto possibile, la sofferenza di Martha, dimostrando un’empatia ed un indebolimento nei confronti della Causa molto rilevante.
Procedono, seppur ancora lentamente, le storyline di Stan e Oleg: se il percorso del primo durante quest’annata sembra ricalcare gli stilemi delle scorse stagioni, quello di Oleg sta invece raggiungendo degli ottimi risultati, complice il fatto che si conosce ancora poco del personaggio e della location in cui è ambientata la sua storia. Tramite il suo percorso la serie ha modo di descrivere anche un lato diverso della storia, costruendo un punto di vista alternativo ed originale rispetto al passato.
The Americans confeziona un episodio che non presenta particolari difetti né pregi: accanto all’alta qualità che da sempre caratterizza la serie, si avverte sicuramente una stanchezza in fase di scrittura. Evidente è che gli autori non sono riusciti a sfruttare a pieno il vantaggio del rinnovo già annunciato, pianificando le ultime due stagioni senza riuscire a creare una più equa distribuzione delle storyline nelle due annate.
Voto: 7-

la storia di henry avrebbe anche potuto essere interessante, se non fosse che uno si chiede “ma perchè sono contrari che in 5 stagioni non hanno mai avuto un rapporto co’ sto ragazzo?” manco sapevano come andava a scuola….
e anche lo spettatore è un po’ spiazzato: se un personaggio non compare mai, difficile creare empatia
magari vien fuori che lui aveva sempre saputo tutto 😀
non vedo l’ora di capire come va la storyline di Oleg…