
“Jezebel” prosegue sulla strada intrapresa dal meraviglioso “A Woman’s Place” e da “The Other Side” – il capitolo più debole fino ad ora; dopo una prima metà di stagione interamente filtrata dagli occhi di Offred/June, gli autori hanno infatti operato una scelta rischiosa ma al tempo stesso necessaria per dare più ampio respiro alla narrazione e favorire così la serializzazione del materiale letterario, concedendo spazio, con risultati altalenanti, alle storie di Serena, Luke e Nick.
I don’t have any choice.

It’s like walking in the past, don’t you think?
Al centro del discorso troviamo di nuovo, naturalmente, il rapporto impari tra l’uomo-soggetto (dotato di potere e libertà d’azione) la donna-oggetto (costretta a interpretare i rigidi ruoli di moglie, ancella e prostituta che le vengono imposti), vero e proprio perno concettuale su cui si fonda il regime di Gilead; “Jezebels” però fa un ulteriore passo avanti, mettendo in scena in maniera quanto mai esplicita non tanto le differenze, quanto i punti di contatto tra il passato e il presente, e quindi, indirettamente, tra la nostra realtà e la distopia. Il rasoio, i trucchi, i vestiti e lo stesso club divengono infatti al contempo simboli di un passato di (maggiore) libertà e un richiamo al controllo operato, prima come ora, sul corpo della donna, sottolineando così un’inquietante continuità tra il “pre” e il “post” Gilead.

I will not be that girl in the box.
L’unico barlume di luce in questo affresco dai toni sempre più cupi e disperati è rappresentato dall’inaspettato incontro con Moira: la gioia e la capacità di scherzare delle due donne nonostante l’incubo in cui sono costrette a vivere rappresentano una vera e propria boccata d’aria fresca per lo spettatore, la quale viene però subito bilanciata dai cambiamenti che il tempo e gli eventi hanno avuto sulla donna. Se in passato era stata Moira a credere fermamente nella possibilità di una fuga e di riacquistare la libertà perduta, ora la vediamo totalmente priva di speranze, ormai incapace di reagire anche di fronte alla notizia che Luke è vivo e rassegnata all’idea di essere una “ragazza intrappolata nella scatola”. Lo stesso non può dirsi invece di June, la quale sembra anzi sempre più determinata a scardinare la sua prigione: il fatto che stia apparentemente ripercorrendo le orme dell’ancella che l’ha preceduta – la relazione con Waterford, la scritta all’interno dell’armadio – gettano un’ombra allarmante sul suo futuro ma, parafrasando le parole che lei stessa rivolge a Nick, la possibilità di tornare a sentirsi una persona, e quindi di avere qualcuno che si ricorderà di lei, forse valgono più di qualsiasi pericolo.
Nel complesso “Jezebels”, pur non rappresentando un’eccellenza all’interno della stagione, porta avanti in maniera coerente ed efficace le tematiche cardine della serie, confermando come The Handmaid’s Tale sia senza ombra di dubbio uno degli show più rilevanti di quest’anno televisivo.
Voto: 7/8
