
Le prime due stagioni hanno avuto uno schema narrativo piuttosto semplice: tra intoppi, freni, ripensamenti e decisioni affrettate è stata tutta una corsa verso Josh, metafora di un’accettazione suprema. Il finale della scorsa annata vanifica tutto e crea un importante punto di ripristino da cui la serie sembra attingere per rinnovare quasi completamente il proprio schema narrativo. Sarebbe stato facile concentrare i primi episodi di questa nuova stagione su uno stilema narrativo già testato nella sua efficacia: dalla corsa verso Josh sembrava naturale orchestrare il racconto in una corsa contro Josh, come apparentemente hanno cercato di farci credere. Tuttavia, la peculiare costruzione narrativa di questi episodi ci mostra molto più che la semplice attuazione di una vendetta: l’insoddisfazione di Rebecca, il suo non riuscire a essere chiara con Paula, il desiderio di essere davvero cattiva con Josh, che si vanifica nella sua sfuriata in chiesa, sono tutti campanelli d’allarme di un crollo psicologico da cui la donna non riesce a uscire.
Quando il presente torna prepotentemente a ricalcare schemi irrisolti del passato, la sensazione di disorientamento diventa quasi incontrollabile, soprattutto perché si scontra con la paura fortissima di essere come condannati a vivere trascinati dalla costante valanga dei propri sentimenti.
«They’re my friends, they love me, they’ll-they’ll understand»
« These people are not your friends. You’ve never had friends before, so why would you now?».


I’m Team Rebecca, always.

In tutto ciò acquista ancora più evidenza il ridimensionamento del personaggio di Paula; se si pensa alle prime stagioni e a tutte le cose che la donna ha fatto per aiutare Rebecca a conquistare Josh, appare quasi strano che adesso venga esclusa dal lato folle della vendetta, così come è stata tenuta all’oscuro sulla vicenda Robert. Paula è l’emblema della nuova Rebecca, ovvero la crazy ex -girlfrend accettata e benvoluta, colei a cui si potrebbe perdonare e giustificare quasi tutto. Rebecca non riesce più a vedere questa persona e per questo si allontana da Paula, come se si vergognasse delle sue azioni e avesse paura di perdere del tutto lo status conquistato agli occhi dell’amica; ed è per lo stesso motivo che le ha tenuto nascosto Robert e tutta la sofferenza che ne è conseguita.
La reazione di Paula è ambigua, ma il finale del terzo episodio lascia intendere che forse, a West Covina, Rebecca ha trovato davvero una famiglia in grado di farle comprendere che ciò che è successo adesso non deve necessariamente esser visto come il ripetersi incessante di un passato che l’ha marcata per sempre. Forse Rebecca capirà che sarà sempre crazy, ma non più sola, e che al suo fianco ci sarà qualcuno che farà di tutto per impedirle di impazzire davvero.
The moment is me.

Se nella premiere ci si è soffermati sul rapporto di Paula e il marito, in questi due episodi c’è un interessante focus su Heather, Tim e Nathaniel, tanto che ognuno dei tre si ritrova protagonista di un singolo numero musicale. È evidente come in questi due episodi i momenti musicali riguardanti Rebecca si siano ridotti a favore di una contestualizzazione degli altri personaggi, non più visti solo ed esclusivamente attraverso lo sguardo della protagonista.
Il miscuglio dei generi musicali tipico della serie qui acquista una rilevanza ancora maggiore perché viene usato per dare rilievo alle caratteristiche proprie dei vari personaggi e alla particolarità del momento che stanno vivendo. Così abbiamo Josh che fa il verso a Stanley Donen in una parodia di Singing in the rain che potrebbe essere ribattezzata come “Singing in the church” o meglio “Singing with the holy spirit”, proprio a rigore della raffigurazione dello Spirito Santo come un piccolo Casper, che tanto ci dice sulla ingenua vocazione di Josh. Oppure abbiamo Heather, risucchiata da un motivetto motivazionale che canta con disgusto, e Tim che sfoga il suo dolore con una melodia struggente in contrasto con l’ironia della sua scoperta. E per finire, Nathaniel in pieno stile boy band che vaga per lo zoo cercando di non pensare a Rebecca.
Ogni singolo numero riesce a cristallizzare le caratteristiche tipiche di ogni personaggio raccontando in maniera chiara ed eloquente la qualità energetica del loro momento personale.
Crazy Ex-Girlfriend sta mutando pelle, senza però perdere lo smalto che la contraddistingue. Questo esordio di stagione riesce a darci sia quei momenti di esilarante leggerezza, marchio di fabbrica della serie, sia una nuova prospettiva di racconto, leggermente più intimista, ma sempre divertente.
Voto 3×02: 7/8
Voto 3×03: 7/8
